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Monday, May 15, 2006 - ore 09:07
La seconda epigrafe viene da lontano
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Andò proprio così. E quando sarò arrivato alla trentesima puntata di questo libro mi riuscirà più facile spiegarvi come sia importante questo aneddoto. Sarà fra mesi, immagino, ma allora non avrete difficoltà a capire questa frase: era anche una questione di come andavano vestiti. Promesso.
Comunque. Non era questo che volevo dire. Ero alla seconda epigrafe. Dunque, apparve la Nona di Beethoven ed è curioso capire coma la presero. La gente, i critici, tutti. Era esattamente uno di quei momenti in cui alcuni umani si scoprono le branchie dietro alle orecchie e iniziano timidamente a pensare che loro starebbero molto meglio in acqua. Erano sulla soglia di una mutazione micidiale (labbiamo poi chiamata: romanticismo. Non ne siamo ancora usciti adesso). Quindi è molto importante andare a vedere cosa dissero e pensarono in quel momento. E allora ecco cosa scrisse un critico londinese, lanno dopo, quando potè finalmente leggere e sentire la Nona. Ci tengo a dire che non era un fesso, e scriveva per una rivista autorevole che si chiamava The Quarterly Musical Magazine and Review. E questo fu ciò che scrisse, e che io metto qui, come seconda epigrafe:
"Eleganza, purezza e misura, che erano i principi della nostra arte, si sono gradualmente arresi al nuovo stile, frivolo e affettato, che questi tempi, dal talento superficiale, hanno adottato. Cervelli che, per educazione e abitudine, non riescono a pensare a qualcosa daltro che i vestiti, la moda, il gossip, la lettura di romanzi e la dissipazione morale, fanno fatica a provare i piaceri, più elaborati e meno febbrili, della scienza e dellarte. Beethoven scrive per quei cervelli, e in questo pare che abbia un certo successo, se devo credere agli elogi che, da ogni parte, sento fiorire per questo suo ultimo lavoro".
Voilà.
Quel che mi fa sorridere è che la Nona, ai giorni nostri, è esattamente uno dei baluardi più alti e rocciosi di quella cittadella che sta per essere assaltata dai barbari. Quella musica è diventata bandiera, inno, fortificazione suprema. È la nostra civiltà. Beh, ho una notizia da dare. Cè stato un tempo in cui la Nona era la bandiera dei barbari! Lei e i lettori di romanzi: tutti barbari! Quando li vedevano arrivare allorizzonte, correvano a nascondere le figlie e i gioielli! Sono colpi. (Così, per inciso: come si è arrivati a pensare che quelli che NON leggono romanzi sono i barbari?)
A proposito di Nona, sentite questa. Perché i cd sono grandi così e contengono quella certa quantità di minuti di musica? In fondo, quando li hanno inventati potevano farli un po più grandi, o un po più piccoli, perché proprio quella misura lì? Risposta: alla Philips, nel 1982, quando si trattò di decidere, pensarono questa: ci deve stare dentro lintera Nona Sinfonia di Beethoven. Ai tempi ci voleva un supporto di 12 cm per fare una cosa del genere. Così nacque il cd. Ancora adesso un disco di Madonna, per dire, si allinea alla durata di quella Sinfonia.
Curioso, no? Ma è vero? Non lo so. Lho letto su una rivista francese che si intitola Lecho des savanes, e una pagina su tre ci trovi donne nude e fumetti. Quando sei in treno, in mezzo ala gente, leggerla è tutta una fatica, soprattutto se sei cresciuto da cattolico. Nel suo campo è comunque una rivista autorevole, per quanto mi sfugga, in effetti, quale sia il suo campo. In ogni caso il punto che mi interessa è: laneddoto della Philips, anche se non è vero, dice una cosa perfettamente vera, cioè il carattere totemico assoluto della Nona. E lo dice con una sintesi che è non ho mai trovato in decine di libri senza donne nude. Questo mi piace, e centra con questo libro. Cosè questa nuova forma di verità, probabilmente immaginaria ma così esatta da rendere inutile qualsiasi verifica? E perché proprio là, in mezzo a tette e culi? È una cosa a cui intendo dedicare il quarto capitolo di questo libro. Mi resta da capire bene di cosa parleranno i primi tre.
Tranquilli. Faccio finta. Un piano ce lho. Ad esempio so che andrò a scrivere lultimo capitolo del libro sulla Grande Muraglia cinese.
Va be. Passiamo alla terza epigrafe.
(2- continua)
ibarbari@repubblica.it (13 maggio 2006)
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