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Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:
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più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
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1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...
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lunedì 15 maggio 2006 - ore 13:09
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una mano si muove lentamente in aria, accompagna la musica, sembra quasi che sia proprio quel movimento ben calibrato a musicare il resto della sala.
Silent.
Sguardo felino, quello da scansione automatica di tutte le inflessioni, che neanche i tuoi migliori amici saprebbero mai delineare. Non gli è mai bastato guardare. Gli è sempre piaciuto andare oltre gli altarini di trucco e fondotinta. Dietro la linea nera degli occhi disegnati. Scardinare le mosse e le posizioni. Per cui era scomodo avere a che fare con lui. In qualsiasi festa finiva sempre a fare fin da subito un’intima conoscenza con i tristi gorilla garanti della bella epoqué delle ipocrisie mediocri.
Quella sera non aveva molta voglia di provocarsi, per cui sul divano più comodo dei trapianti dei pensieri altrui iniziò a parlarsi di loro, a raccontarsi di chi lo circondava, a costruire le storie di altri. Di personaggi in cerca d’autore ce n’erano tanti, il primo che bussò alla sua curiosità era proprio davanti ai suoi occhi intento a riempire il vuoto angosciante di un doversi divertire con un cocktail in mano. Da sorseggiare piano. Nelle situazioni di nulla mistificatorio anche un gin lemon allunga momentaneamente la vita. In piedi cercava di seguire la musica con dei gesti studiati di bilanciamento piedi, testa, movimento cannuccia e sorseggiamento alternato. Chissà da quanto era collaudata quella sequenza di movimenti…un film sulla danza, sul ballo…bisognerebbe farne un altro sulla tappezzeria delle sale da ballo…il mondo è tutto fermo là. L’ancestrale divisione tra portatori di ego spaventoso in pista e cercatori di autostima sulle pareti, gli uomini Flash Dance e quelli spericolati, scalatori delle pareti, meglio di un qualsiasi uomo ragno.
Fammi posto, per favore-
Così aveva esordito Lei. Si era avvicinata e mi aveva prelevato dalle mie speculazioni da filo snob, ributtandomi sulla realtà degli uomini ragno. Non l’avevo notata prima. Mi sposto.
-Facci posto, per favore-
Al che incomincio ad alterarmi a mettere alla prova la mia proverbiale ed innata voglia di litigare. Mi sta provocando, penso. Mi sto innervosendo. Sto per urlarle.
Non riesco a capire. Le ho fatto posto. Lei è sola.
-Ma se ti ho già fatto abbastanza spazio, cosa vuoi?-
-Facci posto, per favore-
Sto per alzarmi indeciso se per mandarla a quel paese, o se per insultarla fino a farle cadere qualsiasi intenzione di espropriazione illecita. Gli occhi mi si posano sul davanzale dei suoi.
Mi sposto, le lascio i suoi due posti. Mi sorride.
Più tardi mi spiegherò l’assurdità di quello sguardo. Di quella richiesta. Di quel gesto.
Quando sei in un posto, qualunque sia, ti porti inevitabilmente le immagini degli altri, quelli che hai interiorizzato perfettamente. Puoi essere solo come me, dentro e fuori. E potresti essere come lei con gli amici fuori, e la sua compagnia preferita dentro, affianco. Bisognava lasciarle lo spazio, per lei e la persona che più in quel momento le mancava.
Sorridimi sulla pelle. Sulla maglietta delle sue emozioni c’era scritto. Perché chi le stava accanto potesse leggerla meglio.
“Lo spiraglio dell’alba
respira con la tua bocca
in fondo alle vie vuote”
Non dimenticherò mai la storia di quella lieve allegria malinconica e della sua dolce compagnia nell’assenza.
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