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Monday, May 15, 2006 - ore 17:28
Chi ha rubato il nostro giocattolo?
(categoria: " Vita Quotidiana ")

"Mi hanno rubato l’anima". A te caro Luciano? E al calcio? A lui l’anima chi l’ha rubata? Perchè è evidente: il gioco del pallone è diventato un cartone vuoto; una macchina tritatutto dove il sudore e la gioia, i tiri alla "vivailparroco" e il fairplay sono una semplice patina sopra uno schiacciasassi miliardario quotato in borsa. Lo dicono tutti. E’ un calcio vuoto, perchè ha perso la sua vera anima: la speranza legata all’imprevedibilità. Ma chi l’ha presa questa anima? Ascolto un po’ in giro... vaglio varie ipotesi.

Non sono stati quei tifosi juventini (e spero che siano la maggioranza) travolti loro malgrado dal Moggi-gate. Quei tifosi onesti con una fede tradita, con un sogno sporcato. I bambini ingenui, cresciuti con le regole artificiali ma ferree della playstation che andavano a scuola fieri della loro sciarpa bianconera e ora se ne vergognano. Quei tifosi che sospettavano ma non volevano credere, perchè la fede è anche chiudere gli occhi. I tifosi buoni che oggi hanno il grande coraggio di vergognarsi ma che, al loro tempo, non si sono vergognati di gioire e festeggiare anche con la pulce nell’orecchio. No: non sono stati loro. Sono solo vittime di una fede.
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A sentire in giro, non sono nemmeno stati i tifosi imbecilli della vecchia signora. Quelli che a Bari lasciano spazio nello zainetto per striscioni del tipo "Il fine giustifica i mezzi: grazie triade" o "Luciano siamo tutti con te". Quelli che hanno anche il coraggio di urlare "Paparesta pezzo di m..." all’arbitro "colpevole" di aver riferito del sequestro di persona del "Lucianone". No: non sono stati loro, che non si fermano nemmeno per un secondo a pensare se tutto questo ha un senso, se davvero ha un significato vincere così, quando del Piero segna e viene ad esultare sotto la curva. Non sono stati loro a rubare l’anima la calcio: loro volevano solo vincere, ad ogni costo. E vince sempre il più forte; anche a costo della dignità.

E, si badi bene, non sono stati nemmeno i tifosi di tutte le altre squadre: quelli che oggi "rivogliono i propri scudetti rubati" o imputano i propri insuccessi solo alla "piovra" moggianiana. Quelli che urlano vergogna ad un sistema di cui non si accorgono di essere parte integrante, e forse pure colpevoli anche loro della rovina del calcio. No: loro non c’entrano. Sono le vere vittime del sistema, e come tali sono talmente docili e piccoli che le loro colpe non hanno potuto mai - nè possono ora - pesare davvero.

Non sono stati gli arbitri: vittime sacrificali e carne da macello di ogni domenica, insultati in ogni dove e alle strette con una piovra di controlli e di truffe troppo forte per essere spezzata da loro, semplici operai "cornuti" del calcio.

Non sono nemmeno stati i giornalisti: loro hanno solo raccontato i fatti. Loro non fanno processi in piazza, si limitano a raccontare, a fare il loro mestiere. Non creano sulla loro scrivania dei casi, nè fanno sensazionalismo su uno sport che, in fondo, solo uno sport è. Loro dicono solo ciò che si vuole sentire, e sentono solo quello che si dice. Creatori di un mostro spettacolare fatto di polemiche, colpi bassi, trionfi e cadute, non sono stati loro a far gonfiare e poi scoppiare l’anima al calcio.


Non sono stati i giocatori della Juventus: loro hanno fatto il loro dovere, e non sapevano niente di quello che accadeva alle loro spalle, anche se si sono rifiutati di giocare nelle squadre da cui sono stati prelevati dalla Juve per favorire lo scambio; anche se erano sotto la protezione della Gea e gli avevano detto che "era il solo modo di entrare in nazionale"; anche se scommettevano sulle proprie partite che sapevano benissimo avere una certa "tendenza" alla vittoria. No: loro non ne sapevano niente e hanno solo fatto il loro dovere. Hanno dimostrato di essere più forti sul campo, punto. Onore e gloria a loro: non sono stati loro a rubare l’anima al calcio.

Nè sono stati i giocatori e i presidenti di altre squadre: vittime designate di un potere troppo forte contro cui ribellarsi. Se volevano sopravvivere, dovevano per forza inchinarsi e baciare l’anello del potere: si può bisimarli se sono scesi a patto con l’onestà per avere un posticino alla tavola dei potenti e non restare, come i cani, sotto il tavolo ad aspettare le briciole?


E non sono stati nemmeno i vertici della Figc: Carraro che, da bravo presidente, non sapeva assolutamente nulla di un intrigo così vasto e palese in casa sua. Lui: solo vittima di un sistema troppo forte per essere contrastato anche dal presidente in carica. E non è stato nemmeno Marcello Lippi: selezionatore della nazionale traviato da "consigli" ben accetti della cupola, all’insaputa del "metodo Gea" del figlio di Moggi. No: non è stato lui. Lui è solo un selezionatore, un ct. E non è colpa sua se, nel caso in cui l’Italia vincesse i prossimi mondiali, molti (come me) forse non riusciranno pienamente ad esultare perchè si rendernano conto che, così, il "sistema-Moggi" avrebbe vinto un’altra volta (sperando che sia l’ultima).


Cosa rimane? Ah sì... la politica, il "vizietto" italiano della corruzione e della "via più facile". Ma no! Non può nemmeno essere colpa del sistema-Italia, dove l’illecito fa curriculum e dove ti insegnano persino a scuola che, se non ti fai passare qualche carta da sotto il mazzo, non puoi vincere. L’Italia senza vergogna, dove dovunque ci si gira basta grattare un pochino la superficie per scoprire che da tangentopoli non siamo davvero mai usciti (nè, forse, entrati); l’Italia dove tutti sanno ma nessuno parla, perchè tanto "non c’è niente da fare", l’Italia dell’omertà a colazione coi biscotti; non può essere colpa sua. Essa è solo schiava dell’arrogante imperialismo del mercato, solo vittima di quell’orribile sistema consumistico-capitalistico che è il vero orrore del mondo, dove bisogna guadagnare se si vuole sopravvivere o contare qualcosa.

Allora, signori miei, di chi è la colpa? Chi ha rubato il nostro giocattolo? Ah già scusate. E’ stato Luciano Moggi: tutta e solo colpa sua. E che però - povero Luciano! - faceva una cosa che fanno tutti, "solo era il più bravo". E anche Pairetto, Bergamo e Giraudo: come li si può davvero biasimare se hanno sbagliato in un sisterma dove sbagliano tutti, e per cui - poveretti! - dovranno pagare per le colpe di quei tutti?
Ripartire dopo "piedi-puliti"? Ridarci il nostro giocattolo, l’illussione di un pezzetto domenicale di puro gioco e divertimento in una settimana, in un mondo, di passioni sporche e traumatiche? Crederci ancora? Ripartire? E da dove, se tutti siamo colpevoli e tutti innocenti?
Che vergogna...
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