Il 12 maggio del 1981 debuttava in seconda serata su RaiDue una rubrica musicale,
Mister Fantasy, che prende il nome da un successo dei Traffic di Steve Winwood e che, negli anni, è diventata una trasmissione di culto. E’ stato il primo programma (con tante immagini, una grafica elettronica curata da
Mario Convertino, e pochissime interviste...) basato sui videoclip, ed è arrivato con tre mesi di anticipo rispetto all’inizio ufficiale della programmazione di MTV negli Stati Uniti. Co-autore e conduttore del programma era
Carlo Massarini, un esperto di musica e di nuove tecnologie, affiancato dal critico del "Corriere della Sera"
Mario Luzzatto Fegiz, tuttora una firma prestigiosa; nel corso della prima edizione, c’è stato spazio anche per una rubrica dedicata al revival, intitolata "Ye Ye" e curata da
Ivan Cattaneo, che proprio nel 1981 aveva avuto l’intuizione di riproporre vecchi successi degli anni Sessanta utilizzando sonorità più moderne, tra punk ed elettronica (geniale la sua cover in chiave "ska" di ’Una zebra a pois’ di Mina). Pensato per il pubblico giovane, Mister Fantasy è durato fino al 1984 - la chiusura è stata causata fondamentalmente da dissidi interni con Paolo Giaccio, che voleva attirare un pubblico più adulto.
Mister Fantasy e i primi video in televisione Il videoclip era presentato brevemente, e giovani registi venivano invitati a fare esperienza e produrre video a basso budget:
Sergio Caputo, nonostante l’incredulità della sua casa discografica, lanciò grazie alla trasmissione il suo album Un sabato italiano, debutto in bilico tra pop, jazz e swing (un incontro tra Fred Buscaglione e
Joe Jackson, altro artista spesso considerato, e non a torto, da Massarini). Anche i Krisma, i
Matia Bazar post-moderni (con Mauro Sabbione alle tastiere), Garbo, Roberto Ciotti, Flavio Giurato, Scialpi, la meteora Diana Est e persino Giuni Russo, presentata da Caterina Caselli - al tempo era la sua discografica - hanno preso parte della vetrina televisiva; ma non c’erano solo videoclip di casa nostra. Erano gli anni del new romantic, e non possono mancare all’appello i
Duran Duran di "Rio", oppure i Culture Club di Boy George, ma le scelte potevano essere anche meno ovvie: la trasmissione lanciò degli ancora sconosciuti Depeche Mode ai tempi del loro secondo album, "A Broken Frame", ma anche gli
Ultravox, i Talking Heads e i
Clash - in particolare "Rock The Casbah". Artisti dalla lunga carriera, come David Bowie, Elton John, Marianne Faithfull (che nel 1981 lancia un buon album, "Dangerous Acquaintances", con la complicità di Winwood), ma anche vere e proprie meteore. Se da una parte la presentazione, seppur succinta, dell’artista e dei video era necessaria, vista la
quantità modesta di materiale da trasmettere, dall’altra introduceva in modo più completo l’artista al pubblico (cosa che non avviene con l’attuale flusso continuo delle emittenti tematiche). Secondo
Sergio Cossu, ex Matia Bazar, oggigiorno non conta più il gusto personale del presentatore: "Carlo Massarini, prima alla radio e successivamente in TV, metteva su cose che piacevano a lui; gli artisti non gli erano imposti da nessuno, mentre forse a Giorgia Surina di MTV non interessa nulla dell’artista di cui sta presentando il video: davanti a sè ha una scaletta e si limita a presentarlo". Inoltre, aggiunge, "ai quei tempi usciva un numero umano di dischi:
oggi ne esce un
numero disumano!"
Videoclip d’autore: Bertè meets Warhol"Movie", canzone tratta dall’album Made In Italy di Loredana Bertè, fu adottata come sigla del programma Mister Fantasy. Non si tratta solo di uno dei primi videoclip italiani mai realizzati, ma può vantarsi una firma eccellente: quella di
Andy Warhol. Il video, datato 1981, venne girato da Warhol a New York negli studi della mitica Factory, ed è stato premiato durante l’edizione 2004 del Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza; la cantante, grazie al chroma key, canta nel video sullo sfondo delle strade e dei palazzi della Grande Mela, immagini girate da Warhol il giorno prima. La Bertè vi era arrivata nel 1978 al fine di imparare l’inglese, ma il suo progetto di restarvi sei mesi si trasformò in una permanenza di un anno e mezzo (alle lezioni di inglese si sostituirono presto le visite ai teatri e ai locali della città, gli incontri con gli artisti e soprattutto quello con Andy). "Quel videoclip è il risultato di un anno e mezzo di amicizia vera", ricorda Loredana Bertè, "incontrai Warhol nel negozio newyorchese di Fiorucci e ci intendemmo subito; Andy ascoltò
Movie un giorno in cui venne a trovarmi nello studio di registrazione. Gli piacque molto, quindi volle conoscere la
traduzione del testo - non faceva mai
nulla a caso. Il giorno prima del video se ne andò in giro per New York a realizzare le immagini che si vedono sullo sfondo. Quando fu il momento di girare il video, utilizzò la tecnica del chroma key, mi fece salire su un grosso barattolo che coprì con un telo azzurro e quando vidi il girato ebbi la sorpresa di ritrovarmi in mezzo alla città". Potrei tornare a parlare di Loredana Bertè , in occasione dell’imminente doppio CD antologico
TuttoBertè (Warner Strategic) che per la prima volta riunisce gran parte dei successi incisi per la CGD e la CBS/Sony Music Entertainment, rimasterizzati in digitale al Nautilus Studio.