(questo BLOG è stato visitato 64135 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Wednesday, May 17, 2006 - ore 09:15
Parolismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Basta omettere una piccolissima particella, un piccolo fonema da una frase, ed ecco che il mondo cambia forma e colore. Basta togliere un possessivo, un aggettivo tipo “mia”, e far immaginare, lasciar supporre un “nostra”. E il gioco è fatto. Le straordinarie potenzialità della lingua italiana…
Cambieremo casa, forse nel giro di qualche mese. Così ci allontaneremo dal centro di Treviso di altri 400 metri, come la prima volta che ci siamo trasferiti, senza però attenzione lasciare il meraviglioso borgo di Fontane, e accostandoci invece (di per l’appunto 400 importantissimi metri) alla piazza centrale.
Così ieri mattina, alle ore 8.30, ero già in macchina per cercare un negozio di
lumi e lampade, perché l’elettricista, parlando con mia madre il giorno precedente, ci aveva consigliato di aggiungere un faretto, una piccola luce aggiuntiva nel bagno della mansarda al piano di sopra - quello che diventerà e lo dico con orgoglio il mio bagno. Insomma, il faretto è mio e mi tocca andare a comprarlo, mentre mia madre gratta via stucco dai battiscopa e pittura dalle vetrate delle finestre.
Parto con la macchina scassata e momentaneamente priva di aria condizionata (sono problemi di gestione che su una macchina di quasi 10 anni si ripropongono a intervalli regolari). Come la faccio lunga. Insomma, vado in questo negozio di lampade.
Salve, vorrei un faretto da mettere in bagno. Inizia sempre così, perché se non in negozi proprio i lampade, in un sacco di altri negozi mi sono presentata così, col saluto cortese e una richiesta educata. Ma è dopo che la storia ha preso una piega diversa.
Un attimo, le mando la collega. Capperi, penso, mi danno del lei. Devo essere stata molto autoritaria, e devo essere molto donna oggi, perché la settimana scorsa un tizio mi ha dato 18 anni. Arriva la collega, mi sorride, mi viene incontro e mi chiede:
buongiorno signora, posso aiutarla? Non è servito farmi uno schema mentale per non perdere il controllo della situazione, non era necessario prendere tempo per ponderare uno stratagemma difensivo e d’attacco che mi permettesse di immedesimarmi nella parte, né d’altronde mi sarei mai permessa di contraddire la commessa del negozio. Cogliere l’attimo, quello andava fatto, solamente non contraddire quella povera donna, sai poi l’umiliazione, il dolore, gli psicofarmaci. Mi sono semplicemente atteggiata da
signora. Parlando in modo forbito, con toni aulici e grandissimo autocontrollo, come se cercare lampadari per una nuova abitazione fosse stato il mio hobby nei 15 anni precedenti al nostro incontro.
Darei la vita per un’aplique era il mio motto. Ho optato anche per un atteggiamento diverso nei modi di fare, e quindi niente mani in tasca e chiavi della macchina che ciondolano nervosamente avanti e indietro dall’indice destro. Ma compostezza, savoir-faire ed eleganza, una vera signora. Tutto questo è stato deciso dal mio cervello nei 7 secondi successivi al saluto della commessa. Quindi, dopo una tale pianificazione razionalizzata al fine di apparire una ragazza che sta per prendere marito, ho proferito verbo: salve, sto cercando un faretto da appendere alle travi in legno del bagno della mansarda; è il bagno della camera, non quello della zona giorno, quindi pensavamo a qualcosa di economico, minuto e discreto, ma che facesse una buona luce; ho l’elettricista a casa, dovrei acquistarlo rapidamente e portarglielo, così potrà montarmelo in giornata. Il tutto, badate bene, senza arricciarmi i capelli, senza battere la punta del piede, senza mangiarmi le unghie, senza fare battute idiote che capisco solo io, senza esagerare in costruzioni iperboliche, senza sfoggiare la mia battuta preferita “l’ultima volta che ho messo una taglia S ero in terza media”, senza artifici industrialmente elaborati, e senza allusioni poco mature alla vita di coppia e giù a ridere, ma con la decisione e il rigore di una manager. Sono stata trattata come una signora, una vera donna. Niente occhiate storte dietro il banco delle due dipendenti, ma rispetto per una ragazza che sta per mettere su famiglia e cerca dei lampadari. Ho anche chiesto un catalogo (ormai mi ero generosamente calata nel personaggio) ho detto che dovevamo vedere anche delle lampade da tavolo per il soggiorno, se era così cortese da lasciarcelo per consultarlo meglio, con calma, a casa.

Bagno della
camera – ho distrattamente omesso il mia, bagno della miacamera, mia perché ho 25 anni e vivo con i miei. E’ risultato bagno della camera, puramente camera, e se ho lasciato intendere nostra, se lei ha capito nostra, non è colpa mia! Non mi pareva ambigua la parola “camera”! Forse la commessa ha tratto conclusioni affrettate, ma io non ho mai parlato di un nostra camera.
Quindi pensav
amo a qualcosa di economico – e certo, pagano i miei! Mica ho detto che io e mio marito pensavamo… io non ho detto noi! Ho parlato al plurale perché ne avevo discusso con i miei stamattina, non per altro. Non sarò stata precisa, ma non ho detto nulla di errato o fuorviante! Ho usato le parole corrette, quelle richieste dal contesto, non ho fatto altro che esprimere un concetto!
Lasciar
celo – mica ho detto a chi! Le ho lasciato pensare ciò che voleva, l’ho lasciata respirare serena nella sua ingenuità, nelle sue supposizioni, l’ho lasciata ragionare secondo luoghi comuni, secondo i quali non esiste noi che non sia una coppia.
E sono stata trattata come una donna, finalmente, come una vera signora. Che esperienza da ripetere. Chiedo a Maury se lo facciamo come
hobby davvero. Andiamo a negozi, ci facciamo mostrare, ci facciamo trattare da signori, magari ci scappa anche qualche dramma familiare, che ne so una litigata, seguito un bacio appassionato tipo due innamoratini di Peynet, per disorientare anche le pettegole più audaci e disinvolte. Devo parlargliene. Ieri mi sono fatta grasse risate. Credo sia un passatempo divertente, per spezzare la monotonia dei neo-patentati in biblioteca e per farsi trattare da adulti. Ogni tanto. Non prendendoci troppo gusto.
COMMENTA (0 commenti presenti)
PERMALINK