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Wednesday, May 17, 2006 - ore 14:03


Sotto una luce diversa
(categoria: " Vita Quotidiana ")


INTERVISTA
"Incontro con Giulio Andreotti"

di Mauro Harsch


Senatore Andreotti, oltre ad essere uno dei più importanti politici della storia d’Italia, lei è notoriamente anche un uomo di fede. Ci vuole parlare della sua vita spirituale?
Sono nato in una famiglia di osservanza religiosa tradizionale, spontanea, semplice. Da bambino mi affascinavano le celebrazioni liturgiche: la musica sacra, le processioni, le chiese romane bellissime. Incontrai anche sacerdoti di grande spessore che mi aiutarono ad inquadrare tutto questo in un modo di vivere. I miei amici più cari seguirono la vocazione religiosa. Io non potevo seguirli, perché non propenso al celibato.



Cos’è per Lei la fede?
È un dono di Dio che ci guida, ci incoraggia, ci spinge a fare il bene. È un dono, quindi non c’è che da ringraziare.

Che ruolo ha avuto la fede nelle sue scelte di vita e nelle responsabilità politiche?
Mi ha spinto ad approfondire la socialità del messaggio cristiano. Di qui l’impegno politico specifico.

Cosa l’ha spinta a dedicare la sua vita alla politica?
Spesso sono circostanze occasionali che danno un indirizzo (positivo o negativo). Per me – presidente degli universitari cattolici italiani – fu un incontro con De Gasperi che mi invitò a lavorare con lui per ricostruire clandestinamente il partito che il fascismo aveva sciolto istaurando la dittatura. Fino a quel momento non pensavo davvero di fare politica.

C’è un’esperienza che le è rimasta impressa nel cuore in modo particolare?
Sono state le tragiche settimane della cattura e dell’assassinio di Moro. Il dovere morale e civile di non trattare con i brigatisti era ineludibile, ma suscitava angosciosi drammi.

Oggigiorno, sono in molti ad affermare che la società sta vivendo un degrado morale senza precedenti. Molti giovani – specialmente dalle nostre latitudini – hanno abbandonato la Chiesa e abbracciano altre realtà, spesso negative. Secondo Lei quali sono le cause di questa crisi?
Non esagererei in questa diagnosi. Ci sono anche tanti giovani che, nel volontariato o altrimenti, sono esemplari. Per il resto, è vero che le distrazioni oggi sono molte e raffinate. Medjugorje, per contro, ha riportato alla Chiesa centinaia di migliaia di giovani; ogni giorno avvengono conversioni.

Lei è stato a Medjugorje. Ci vuole dire qualcosa in proposito?
Ci sono stato anticipando di mezza giornata la mia andata a Dubrovnik per una riunione di ministri degli Esteri. Rimasi molto colpito per la spiritualità che si respirava, con una presenza di giovani formidabile. Già questo è un miracolo.

Come immagina la Chiesa del terzo millennio?
Con una forte ripresa dello spirito originario, spinta dal popolo di Dio con grande slancio e con molta semplicità.

Come vede il futuro del mondo?
Se non si correggono a fondo le laceranti disparità sociali, vedo l’orizzonte molto buio.

Si potrà mai raggiungere una maggior giustizia nella condivisione dei beni terreni?
La giustizia distributiva totale è utopia, ma un’inversione di marcia è indispensabile. Ci si pensa – purtroppo – poco. Anzi, si critica il Papa perché invoca un’economia sociale di mercato.

È felice?
Abbastanza. Devo ringraziare Dio di tante cose: prima di tutto della famiglia che ho.

Qual è il segreto della felicità?
Il fissare – magari nel subconscio – livelli possibili.

Ha un sogno nel cassetto?
No. Sogno solo quando non sto bene; e sono incubi. Come temperamento non sono un sognatore.

I valori più importanti nella sua vita.
Quelli di qualunque altro uomo comune.

Un consiglio ai giovani.
Convincersi che il futuro è nelle loro mani e che le occasioni non devono trovarli impreparati o distratti.



Con schiettezza ed efficacia, ha riposto ad alcune domande riguardanti le sue convinzioni morali e spirituali, proponendo – soprattutto ai giovani – particolari spunti di riflessione. Un’occasione per conoscere Giulio Andreotti sotto una luce diversa da quella alimentata dai grandi mass-media.


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