BLOG MENU:



misia, 28 anni
spritzina di Pd
CHE FACCIO? guardo minzolini nanificarsi
Sono single

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO

"Per me, ciccino mio"





HO VISTO

la vergine suicida.

i soliti finto artisti pervertiti del cazzo.






STO ASCOLTANDO









ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.





ORA VORREI TANTO...

Espatriare.

STO STUDIANDO...

Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:



OGGI IL MIO UMORE E'...

non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...


MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


Pulizie di fine estate.
Seguo chi seguivo.


BOOKMARKS


uscita d'emergenza
(da Musica / Cantanti e Musicisti )


UTENTI ONLINE:




(questo BLOG è stato visitato 27951 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



Wednesday, May 17, 2006 - ore 15:11


Ristorante al passato.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


-Di sicuro, se siamo qui un motivo c’è.-
Esordì la prima ragazza in quella stanza, a suo dire, abbastanza fredda.
Le sue parole non sembravano aver trovato la loro giusta posizione nell’ascolto. Erano scivolate come gocce di pioggia sulle lastre di vetro dei pensieri degli altri commensali.
-Di sicuro qualcuno sta fumando.-
E continuava a scivolare. Probabilmente parlava a sé stessa per esistere, si ascoltava per non morire.
-Di sicuro è uno scherzo.-
Qualcuno le rispose, riportandola al presente delle sue congetture migliori. Lei non rispose. Era abituata a parlare con sé.
Quel linguaggio speciale dell’essere normale proprio non lo capiva.
Fece finta di niente e si mise a fissare la brocca di vino davanti ai suoi occhi.
Seduti così, tutti intorno a quel tavolo sembravano pezzi di un unico filo. Si somigliavano, non nella trama della loro consistenza, ma nella forma interiore del loro essersi spezzati…in qualche modo messi così adesso non si sarebbero amati in maniera spropositata, ma nemmeno odiata.
Sebbene sembrava non si conoscessero avevano dapprima accettato quello strano invito, poi con non senza qualche difficoltà, si erano sistemati intorno al tavolo che qualcuno, in maniera un po’ approssimativa, aveva preparato.
Degli sconosciuto a cena, uno di loro pensò.
Tuttavia, nonostante la situazione gli sembrasse alquanto poco dedita alla casistica normale degli accadimenti, si era sentito in dovere di accettare l’invito, o almeno così gli era piaciuto giustificare quella presa di decisione inconsueta.

Io mi sono sempre occupato di servire le pietanze in questo ristorante, per cui la naturalezza delle deduzioni sui commensali oramai era un vizio implicito.
Li avevo notati da un po’. Tre ragazzi e una ragazza. Tutti erano entrati mostrandomi quello strano invito, diverso nella forma per ognuno di loro, eppure uguale nelle intenzioni. Tutti. A parte lei.
Lei era entrata sicura. Sembrava conoscesse il posto, anzi adesso potrei dire che si muovesse come fosse a casa sua.
Trovò subito il tavolo delle parole attese, quello con le sedie che hanno qualcosa di inespresso in fondo alle lettere degli schienali.
E si era seduta, così con naturalezza e forse con un po’ di stupore mal celato.
Di far accomodare gli altri allo stesso tavolo me ne occupai io.
Gli avevo servito il primo. Non parlavano molto e quando ero nelle vicinanze smettevano.
-I camerieri. Spesso non li si rende partecipi delle conversazioni. Bisognerebbe farlo. Ti stanno servendo la cena. Cazzo è il minimo che li si renda partecipi.-
Così per la prima volta lei mi aveva rivolto la parola. Invitando gli altri ad evitare d’interrompersi ogni qual volta mi avvicinavo.
Strano. Non me l’aveva mai detto nessuno prima. E quella voglia di condivisione mi aveva intimamente stupito.
Al mio ritorno, per i secondi delle labilità e delle trattative decisionali li trovai che avevano incominciato a parlare in maniera più animata, anche se era lei che a turno intesseva conversazioni che sembravano ogni volta giungere a epiloghi singoli.
Incominciavano a riconoscersi e stranamente, veramente non saprei dirvi come, ad un certo punto iniziarono a cambiare nei lineamenti, non era questione di mutazioni o altre stramberie, stavano solo perdendo vigore, si sfumavano. Divennero, più o meno verso il dolce, quasi delle ombre.
Lei, No. Lei da ombra stava diventando chiara fisionomia e sorriso.
Si alzò salutando e venne verso di me.
-Sai-, disse, -ho invitato a cena il mio passato perché la sera prima ho parlato con il mio futuro, tutto qui.. Non mi muovo più con le conseguenze di ciò che è stato, ma con le possibilità di ciò che potrà essere…facendo così sono qui adesso..e mi puoi vedere.-

Pagò il conto, il suo. Gli altri, mi disse, avrebbero pensato per sé. E andò via. Con due occhi come carte assorbenti, quasi senza ricordi o pentimenti.






LEGGI I COMMENTI (4) PERMALINK



APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30