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Thursday, May 18, 2006 - ore 11:33
linnamoramento
(categoria: " Amore & Eros ")
l’innamoramento sia uno sconvolgimento emotivo che coinvolge anche il corpo. Non ha nulla di razionale, non è una scelta. Una persona, per motivi a noi sconosciuti, diventa il centro del nostro mondo. Nulla ci interessa di più di lui/lei, lo idealizziamo, non ne vediamo i difetti. Siamo disposti a grossi cambiamenti, scopriamo in noi grandi energie, scopriamo un “nuovo mondo” e vi ci perdiamo. Siamo mossi dalla passione. Ma l’innamoramento dura solo per un breve periodo, trascorso il quale si torna con i piedi per terra.
L’idealizzazione cessa, del partner si notano i difetti, i limiti, la passione si attenua o cessa. In questo momento cruciale due sono le possibilità: il rapporto finisce, oppure si trasforma. Nel secondo caso, che è quello che qui ci interessa, la relazione si caratterizza con l’affetto reciproco, la stima, la fiducia, la progettualità. Al nostro compagno/a vogliamo bene, e passiamo dall’innamoramento all’essere innamorati.
Molte persone confondono l’iniziale e passeggero innamoramento con il più duraturo stato dell’essere innamorato (cfr. E. From).Vorrei insistere su questo punto. Io non credo che si passi dall’innamoramento all’amore, ma dall’innamoramento all’essere innamorati. In inglese si distingue tra “to fall in love” e “to be in love” , anche in francese si dice “tomber amoureux”, cioè “cadere in amore” e questo ben rende l’idea di come l’innamorarsi sia un cadere, senza possibilità di fuga, nella rete dell’altro! Ma il termine “to be in love” indica una fase successiva in cui, dopo essere “caduti”, si “è in amore”.
Ora, io ritengo che l’essere innamorati, vada distinto dall’Amore che è qualcosa di sublime e molto spirituale. Anche quando una relazione supera la fine dell’innamoramento, ciò che subentra è l’affetto per l’altro, il volersi bene, non necessariamente l’Amare. Il “to be in love”, l’essere innamorati, è ciò che caratterizza quasi tutti i rapporti, anche quelli duraturi, che possono sfociare nel matrimonio e nella cura dei figli e che concernono l’attaccamento. Grande è la progettualità, l’aspettativa del futuro.
Nella maggioranza dei casi, però, si tratta di una unione il cui scopo è quello di trovare un rifugio, è spesso un modo per sfuggire alla solitudine. Questo, che erroneamente chiamiamo “amore”, scaturisce da un bisogno: il bisogno di essere amato. E’una forma di egoismo in cui il principale obiettivo è essere amato e non amare. Si tratta, spesso, di un “amore” immaturo, interessato, a volte nevrotico. Ciò che si cerca, inconsapevolmente, è protezione, assistenza, conforto, aiuto, compagnia, rifugio alla solitudine.
Le variabili di questo tipo di “amore” sono infinite. Vi sono forme “malate” e altre più “sane”. Ma tutte sono caratterizzate dall’interesse, dalla ricerca di un riparo, dalla soddisfazione di propri bisogni. E’ un egoismo a due. Non intendo, sia chiaro, esprimere un giudizio morale. La mia intenzione è, piuttosto, quella di concentrare l’attenzione sull’Amore effettuando un distinguo netto. Ciò che tenterò di descrivere, travalica il biologico e lo psicologico per entrare nella sfera spirituale.
Cominciamo con il dire che, mentre l’innamoramento è assolutamente irrazionale e l’essere innamorati è per lo più caratterizzato dall’inconsapevolezza, l’Amore è una scelta. Non per nulla From parla di “arte” di amare, perché amare non è un istinto, non è un insieme di emozioni incontrollabili, ma è un’attività, un’arte, appunto, che implica una scelta, un atto di volontà.
E’, tuttavia, una scelta che si può compiere solo se si sono acquisiti determinati presupposti legati alla maturità psicologica dell’essere umano. Maturità che, purtroppo, in pochi raggiungono come chiarirò più avanti. La “conditio sine qua non” è il superamento dell’egoismo. Solo così l’amore è amore dell’altro e non più bisogno. Superare l’egoismo non significa non amare se stessi. Al contrario!
Per amare gli altri dobbiamo amare noi stessi, e un primo passo è l’accettazione di sé, l’autostima. Sugli altri “proiettiamo” ciò che è in noi, quindi come posso “proiettare” amore se non mi amo? Il vero amore è disinteressato. Per fare “il salto” occorre che io sia pieno di amore per me stesso, che non abbia più bisogno inteso come dipendenza, che non cerchi negli altri il rifugio, la protezione. Solo se si è raggiunta tale maturità psicologica si può amare davvero, poiché non si prende, ma si dà disinteressatamente. Anzi, amare l’altro dà gioia. A partire da questo concetto d’Amore per il proprio partner, il passo è breve verso il concetto di Amore universale.
Potenzialmente ogni essere umano può raggiungere la maturità psicologica. Affinché ciò avvenga, però, occorre che si verifichino determinate condizioni. Va subito detto che tali condizioni nella nostra società raramente si presentano. La nostra società è centrata sull’Io, esalta il Sé conducendo all’individualismo. Essendo l’individuo il centro del mondo, tutto ruota attorno a lui, ciò che conta è la gratificazione del proprio ego. L’accento è posto sull’affermazione di sé e la vita ha come fine se stesso.
Va da sé che è estremamente difficile e raro sviluppare una personalità matura, capace di accettazione e attenzione per l’altro. Se durante la propria crescita la persona non ha esempi di amore disinteressato e di altruismo, è molto difficile che riesca a portare il proprio sviluppo psicologico al di là dell’autoaffermazione e dell’autocentratura. Affinché si arrivi alla maturità, è indispensabile che l’individuo possa interiorizzare esempi di Amore, di dedizione all’altro, in modo da imitarli e assumerli come propri.
A questo punto non disperiamo! Anche se non abbiamo acquisito queste caratteristiche siamo ancora in tempo. Come ho detto, l’amore è una scelta, implica volontà. Possiamo ancora scegliere di dedicarci a quest’arte sublime e acquisire la capacità di Amare. Sta a noi effettuare una scelta morale, cercando modelli a cui identificarci. Occorre un atto di volontà e molta fatica, poiché il modello va imitato e nella quotidianità va attuato l’interesse per gli altri, va praticata la dedizione all’altro.
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