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io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Tuesday, May 23, 2006 - ore 09:27


Pensieri da sei
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Dall’alto di una vecchia palazzina.
Scorrono veloci veloci le macchine stamattina. Giornata di pioggia. Comprensibile questa frenesia, ovviamente non giustificabile.
Sono salito fin qua su perché francamente i perché mi hanno stufato e sento che la mia altezza di per se necessita che io chieda. Quindi, ristabilendo il giusto ordine delle cose che sono morbosamente e cosalmente legate alle quasi giuste proporzioni, sono salito fin all’ultimo piano, su questa terrazzina per non chiedere.
Volevo solo parlarvi addosso.
Ho fatto i gradini. All’inizio un po’ perplesso. Sei piani di gradini di cose da dire e da scalare farebbero male al più grande esperto di vite, compreso quello là che in sette giorni è stato bravissimo a creare questo bellissimo casino. Tutti continuano a chiedersi come abbia fatto, a me basta sapere che l’abbia fatto. Scoprire “come” significherebbe aumentare le possibilità che altri si cimentino in creazioni spericolate…e t’immagini a studiare nei sussidiari trenta teorie di 56 mondi diversi. Mi boccerebbero ogni anno. Non mi è mai piaciuta la storia.
Ho le gambe che mi fanno un po’ male, ma le faccio oscillare nel vuoto uguale. Sembra quasi abbiano acquistato una loro autonomia, se mi concentro potrebbero anche staccarsi e volare via.
-Ma dove vai?- Mentre salivo le scale la voce di mia sorella con annessa la domanda più scontata del mondo mi aveva raggiunto alle spalle. Lei ha vent’anni. Una dieta che è iniziata prima che cominciasse ad allattare, e l’autostima in perenne svendita. Torna quasi sempre abbastanza tardi, con i giri di nuovi amori tra i capelli. Dorme con il suo cellulare, quasi fosse l’amante prefetto materializzato in combinazioni di numeri e parole, sussulta e ipotizza e risponde ad ogni suo bip, un amplesso perfetto, direi, per quel poco che ne so ancora.
-Niente, vado a vedere su in soffitta cosa mi ha lasciato il nonno-
-Ok, fai attenzione e non tornare tardi-, aveva così esaurito la sua flebile curiosità di parente prossimo.
Questo vento mi ricorda gli aquiloni costruiti la scorsa estate con papà. Perfetti al vento. Perfetti alle dinamiche relazionali, così aveva esordito la psicologa quella volta che era venuta a sapere delle nostre cose da fine settimana formato mulino bianco.
Questo rumore lo conosco. Mi sporgo un po’ e vedo la moto di mio fratello. E’ il più simpatico di tutti secondo me, anche se malato pure lui. Lo guardi in faccia e ha perennemente lo sguardo perso, ha 28 anni, e a me piace prendermi cura di lui. E’ sempre al pc, davanti ad una pagina che dovrebbe essere lui e le sue 100 mila identità. Tante voci che parlano, scrivono, filosofeggiano anche, magari sui treni e di quando arrivavano puntuali. Ha tante foto che gli ricordano di non essere solo, e lo convincono che quando esce si diverte. In realtà non si diverte perché non si sta divertendo come quando io gioco, ma si diverte perché si divertirà a raccontare che si è divertito. Ha un giubottino panna con delle simpatiche spillette, forse in realtà vorrebbe essere al mio posto, per quello mi è simpatico. Ha lo sguardo fragile alle volte e mi sembra strano che nessuno a parte me se ne accorga. E’ sceso dalla moto, ha tolto il casco. Il cellulare squilla. Lui è il centro e le definizione ideale di ciò che si definisce avere delle conoscenze. Tutti lo cercano. Pochi lo conoscono. Un giorno gli prendo la mano e gli spiego che se una sera, metti un sabato, a voler complicare le cose, rimane a casa il giorno dopo viene lo stesso domenica. Senza angosce, senza un dover fare dire divertirsi…semplicemente il tempo assieme…alla ricerca del tempo perduto.
-Ciao…-.
Non mi ero accorto di lei, forse ero troppo assorto a guardare dal cornicione al basso della mia vita, per vederla seduta quasi accanto, ai miei pensieri. Ha i capelli corti, ciocche bionde ben disegnate intorno al volto, un sorriso incerto e una maglia nera con delle parole scritte, credo in francese.
-Ciao…cosa c’è scritto sulla tua maglia?-.
-Il motivo per cui sono su questo cornicione: “La vita non è bella”. E tu che ci fai quassù?-
-Niente, faccio un giro. Hai ragione la vita non è bella…è meravigliosa-.
-Ma quanti anni hai?-.
-Sei-.







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