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1) Rendersi conto di essere soli... Di aver avuto accanto un Angelo... E di averlo ucciso... Di aver sbagliato e di non poter tornare indietro... Vivere sospesi tra l'indecisione e la paura... Ogni giorno ti svegli e lei nn c'è... e così per sempre... ti svegli, ma in realta dormirai per sempre senza lei accanto... Vivi la vita con una maschera per nn far vedere a chi ti stai accanto che in realta sei morto... Ti circondi di persone che nn ti conoscono perché loro nn possono vedere che hai perso la felicità... Un giorno era venuto un angelo per me e io l'ho ucciso... Nn ti scorderò mai Piccola...

MERAVIGLIE


1) Essere in pace con se' stessi e con coloro a cui vuoi bene.
2) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
3) svegliarsi accanto alla persona che si ama
4) ..vedere il principio di un sorriso crearsi nel volto di una persona..
5) Guardare intensamente gli occhi della donna che ami
6) Rendere felice qualcuno ke senza di te non lo sarebbe!
7) scoprire di amare una persona e di non poterne fare a meno dopo averci litigato...





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Sunday, January 04, 2004 - ore 19:42


per me
(categoria: " Pensieri ")


In un modo o in un altro, egli si forma una visione globale e una risposta sul senso della propria esistenza: in tale luce egli interpreta la propria vicenda personale e regola il suo comportamento. È qui che dovrebbe porsi la domanda sui rapporti tra le verità filosofico-religiose e la verità rivelata in Gesù Cristo" (FR, n. 30). In questo testo viene sottolineata l'importanza della questione del senso della vita, presentata come àmbito adeguato in cui porre la domanda sulla relazione fra ragione e fede, o tra verità filosofica e verità rivelata. Occorre altresì notare che tale relazione non si stabilisce qui tra ragione (o filosofia) da una parte e rivelazione (o religione rivelata) dall'altra, ma è intesa tra verità filosofico-religiose e verità rivelata. Salta all'occhio che l'attributo "religioso" è riferito all'ambito della ragione e della filosofia e non a quello della rivelazione, mentre a prima vista ci si poteva attendere piuttosto il contrario. Si evita con ciò di introdurre fin dall'inizio una netta distinzione tra il "filosofico" e il "religioso", come se fossero due àmbiti indipendenti e senza legame, preferendosi invece parlare di un ordine di "verità filosofico-religiose". Ci troviamo dunque innanzi a una modalità d'impiego delle nozioni-chiave per il nostro tema che potrebbe ritenersi poco tecnica, in quanto sembra prescindere dagli sviluppi e dalle puntualizzazioni concettuali propri di una tradizione accademica e scientifica plurisecolare. Ma se si considera più attentamente, si vede che tale modalità d'impiego presenta invece una sorprendente vicinanza alla realtà stessa; il segreto, peraltro, della vivacità e della semplicità che questi termini riacquistano quando vengono spogliati della loro rigidezza tecnica.
Questa prossimità ha un duplice aspetto: da un lato, rinvia alla situazione storica che, come generalmente ammesso, si ebbe in epoca pre-filosofica, nella quale non esisteva una chiara distinzione fra gli àmbiti che in seguito furono considerati peculiari, rispettivamente, della filosofia e della religione. È la ben nota tesi secondo cui la filosofia nasce quale processo di separazione e di allontanamento del logos rispetto al mondo mitico-religioso; tesi a volte dimentica che quella emancipazione - che spiega la costituzione della filosofia come sapere autonomo - non sopprime il suo inevitabile e costitutivo riferimento all'origine mitico-religiosa. Vale a dire, si presenta la filosofia come un progressivo distanziamento - se non un rifiuto o una negazione - dall'ambito mitico-religioso e si pensa ingenuamente che un tale processo non lasci traccia nel concetto stesso di filosofia, come se i temi e gli sviluppi stessi dei quali si è occupata e si occupa la filosofia non mostrassero una sorprendente somiglianza, per non dire coincidenza, con non poche questioni di carattere propriamente religioso. D'altro lato, la vicinanza alla realtà si riflette pure nella situazione di ciascun soggetto umano, dove la distinzione tecnica tra il "filosofico" e il "religioso" - erede di un lungo sviluppo culturale e intellettuale - abitualmente non si da; al contrario, a ogni individuo i problemi si pongono, per così dire, prima o al di fuori di qualsiasi riflessione differenziatrice, oppure in un indeterminato contesto o spazio comune dove l'uno e l'altro àmbito appaiono frammisti. Perciò l'impiego stesso dei termini nella loro forma sostantivata, benché in certo senso inevitabile, presenta l'inconveniente di portare a sostanzializzare i rispettivi significati, intesi come grandezze reciprocamente impenetrabili, quando in realtà si tratta di atti di un medesimo soggetto, che filosofa, ragiona, si sforza di pensare con rigore, crede, dubita, da il suo assenso ed esprime in molteplici maniere la propria adesione religiosa.
L'enciclica si occupa per l'appunto della relazione fra quei due àmbiti o istanze che ne costituiscono il titolo e, come si è visto nel passo innanzi citato, situa il suo luogo d'incontro nella ricerca del senso della vita. Questo, a mio giudizio, è un fatto decisivo, perché mostra chiaramente che non è possibile un'impostazione astratta del problema della vita - della vita come problema -, che attiene in concreto allo strato più profondo di ogni essere umano. Quando la questione viene impostata in tutta la sua radicalità ed ex abrupto, come all'inizio del saggio L'Action di Blondel1, una risposta in termini astratti non può essere soddisfacente. È il singolo soggetto umano a sentirsi interpellato e pungolato nel cercare una soluzione al problema autenticamente "proprio". Di qui l'avvertita necessità di passare alla prima persona, per affrontare la questione nei suoi giusti termini, come fa lo stesso Blondel nel prosieguo del testo. Analogamente, l'enciclica Fides et ratio sorprende, fin dalle prime righe, per il suo carattere radicalmente esistenziale, che suggerisce di leggerla come un messaggio che interpella personalmente e che rivela un appassionato amore per l'uomo.


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