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Tuesday, May 23, 2006 - ore 20:10
L’Italia che non cambia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
C’è da giurarci: qualcuno sarà rimasto indispettito vedendo i titoli che molti autorevoli quotidiani esteri hanno riservato al nostro paese negli scorsi giorni. Se, in tempi non sospetti, il Financial Times, l’Economist o El Pais spendevano i loro migliori redattori su pagine e pagine di inchieste su Mr.B e il suo gigantesco conflitto di interessi, dipingendo il nostro paese come la classica italietta di provincia, ora quegli stessi giornali riservano un accoglienza piuttosto fredda al nuovo governo Prodi. Cosa simile si può dire sullo scandalo calcio: ora che il tempo di vacche grasse è finito e la bolla è scoppiata all’estero fanno la corsa per tirare fuori dagli armadi polverosi inchieste e articoli da sbandierare pubblicamente all’urlo di "l’avevo detto, io".
"Invidia", o "sensazionalismo" dirà qualcuno con faciloneria. Ma forse no. Forse, all’estero si rendono conto meglio di noi che nel nostro paese, anche quando si cerca di cambiare, non si fa altro che rimanere fermi. O magari ci si volta un poco.
Capitolo governo: 25 ministri, 100 alte cariche ministeriali, solo 6 donne tra queste senza portafogli, un Presidente della Repubblica ultraottantenne e e due presidenti delle camere ultrasettantenni (e per altro entrambi di estrazione sindacale, e quindi non proprio di mentalità progressista). Se il buon giorno si vede dal mattino, hanno ben ragione i giornali esteri a paventare una scarsa attività innovativa del (fragile, anzi, fragilissimo) governo Prodi. E questo alla faccia delle belle promesse riformiste del periodo pre-elettorale, che sembravano pronosticare un nuovo paese progressista con giovani e donne alla ribalta.
Capitolo calcio: Lippi rimane. Anche un uomo sensato e competente come il nuovo commissario Figc Rossi ha deciso - non so perchè ragione - di mantenerlo. E, si badi, non è cosa da poco, con i mondiali tedeschi - la più grande vetrina mediatica al mondo - alle porte. L’Italia in questo caso ha dimostrato ancora una volta di non saper distinguere tra opportunità politica e giustizialismo. Nessuno accusa Lippi in assenza di sentenze definitive, ma buon senso politico avrebbe dovuto convincere prima lo stesso Lippi e poi Rossi ad ottenere le dimissioni del commissario tecnico (e magari anche l’allontanamento dei vari Cannavaro, Buffon etct etc). Altrove, un provvedimento del genere sarebbe stato subito preteso qualora non fosse giunto spontaneamente. Ha invece vinto il garantismo; così come vincerà il sospetto e il dubbio anche qualora Lippi e la nostra nazionale dovessero raggiungere, nel prossimo torneo mondiale, il punto più alto. Si è persa, così, l’occasione di dare un segno forte di voglia di ricominciare. Fossimo stati anche buttati fuori dopo tre partite con un nuovo ct, non avremmo avuto nulla da rimproverarci, e avremmo fatto bella figura.
Che si cambi tutto e che si riconfermi, l’impresisone è sempre la stessa: qua non si va avanti da nessuna parte.
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