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Thursday, May 25, 2006 - ore 22:13


Nostalgia di noi ventenni...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lo scopo di questa missiva é quello di
rendere
giustizia a una generazione, quella di noi nati agli
inizi
degli anni ’80 (anno più, anno meno), quelli che
vedono la casa
acquistata allora dai nostri genitori
valere oggi 20 o 30 volte
tanto, e che pagheranno la
propria fino ai 50 anni.
Noi non
abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo
sbarco sulla luna, non
abbiamo vissuto gli anni di
piombo, né abbiamo votato il referendum
per l’aborto e
la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di
Italia ’90. Per non aver vissuto direttamente il ’68
ci dicono che
non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo
di politica più di quanto
credono e più di quanto
sapranno mai i nostri fratelli minori e
discendenti.
Babbo Natale non sempre ci portava ciò che
chiedevamo,
però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che
abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti
dopo di noi
sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo
dice.
Siamo l’ultima
generazione che ha imparato a giocare
con le biglie, a saltare la
corda, a giocare a lupo, a
un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i
primi ad aver
giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di
divertimento o aver visto i cartoni animati a colori.
Abbiamo
indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a
zampa di elefante e con
la cucitura storta; la nostra
prima tuta è stata blu con bande
bianche sulle maniche
e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca
le
abbiamo avute dopo i 10 anni.
Andavamo a scuola quando il 1
novembre era il giorno
dei Santi e non Halloween, quando ancora si
veniva
bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la Maturità e i
pionieri del 3+2.
Siamo stati etichettati come Generazione X e
abbiamo
dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e
Beverly
Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli
adesso, vedrai che
delusione). Abbiamo pianto per
Candy-Candy, ci siamo innamorate dei
fratelli di
Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather
Parisi, cantato con Cristina D’Avena e imparato la
mitologia greca
con Pollon. Siamo una generazione che
ha visto Maradona fare campagne
contro la droga.
Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del
lavoro
come Co.Co.Co. e quelli per cui non gli costa niente
licenziarci. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima
che
nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun
avvenimento storico.
Abbiamo imparato che cos’è il
terrorismo, abbiamo visto cadere il
muro di Berlino, e
Clinton avere relazioni improprie con la
segretaria
nella Stanza Ovale; siamo state le più giovani vittime
di Cernobyl; quelli della nostra generazione l’hanno
fatta la
guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.);
abbiamo gridato NO NATO,
fuori le basi dall’Italia,
senza sapere molto bene cosa significasse,
per poi
capirlo di colpo un 11 di settembre.
Abbiamo imparato a
programmare un videoregistratore
prima di chiunque altro, abbiamo
giocato a Pac-Man,
odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe
stato un mondo libero.
Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di
Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in.
Siamo la
generazione che andò al cinema a vedere i
film di Bud Spencer e
Terence Hill. Quelli cresciuti
ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e
gli ultimi a
usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati
con Superman, ET o Alla Ricerca dell’Arca Perduta.
Bevevamo il
Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma
neanche le Hubba Bubba erano
male; al supermercato le
cassiere ci davano le caramelline di
zucchero come
resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con
Crystal Ball ci puoi giocare."), delle sorprese del
Mulino Bianco,
dei mattoncini Lego a forma di
mattoncino, dei Puffi, i Volutrons,
Magnum P.I., Holly
e Benji, Mimì Ayuara, l’Incredibile Hulk, Poochie,
Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me
Licia, i
Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big
Jim e la casa di Barbie
di cartone ma con l’ascensore.
La generazione che ancora si chiede se
Mila e Shiro
alla fine vanno insieme.
La generazione che non
ricorda l’Italia Mondiale ’82,
e che ci viene un riso smorzato quando
ci vogliono
dare a bere che l’Italia di quest’anno è la favorita.
L’ultima generazione a vedere il proprio padre
caricare il
portapacchi della macchina
all’inverosimile per andare in vacanza 15
giorni.
L’ultima generazione degli spinelli.
Guardandoci
indietro è difficile credere che siamo
ancora vivi: viaggiavamo in
macchina senza cinture,
senza seggiolini speciali e senza air-bag;
facevamo
viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da
classe
turista. No avevamo porte con protezioni,
armadi o flaconi di
medicinali con chiusure a prova di
bambino. Andavamo in bicicletta
senza casco né
protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene
erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle
penitenze era
bestiale.
Non c’erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di
libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che
raramente
aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno
le rotelle!!
Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo
obesi. Al limite
uno era grasso e fine. Ci attaccavamo
alla stessa bottiglia per bere
e nessuno si è mai
infettato. Ci trasmettevamo solo i pidocchi a
scuola,
cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la
testa con
l’aceto.
Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99
canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer
e Internet,
però ce la spassavamo tirandoci gavettoni
e rotolandoci per terra
tirando su di tutto; bevevamo
l’acqua direttamente dalle fontane dei
parchi, acqua
non imbottigliata, che bevono anche i cani! E le
ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il
sedere e
giocando al gioco della bottiglia o a quello
della verità, non in una
chat dicendo
Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi
e
responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto
ciò.


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