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![]() giacca82, 26 anni spritzino di Padova CHE FACCIO? Economia Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO ...sempre e solo topolino... HO VISTO piangere, ridere, scherzare, amare, sperare, sognare, scappare, soffrire, aiutare, sopravvivere, ma soprattutto vivere... STO ASCOLTANDO come sarebbe il mondo senza la musica??!?! ABBIGLIAMENTO del GIORNO jeas, maglione e maglia (o camicia)... che ne dite?!?! ORA VORREI TANTO... ritrovare quello che ho perso nelle stanze segrete del mio cuore... STO STUDIANDO... Niente più studi!Finita anche la Laurea Specialistica in economia aziendale!! (era ora!!!!) OGGI IL MIO UMORE E'... positivo, come sempre... malinconico spesso... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Non riuscire a scappare dai ricordi che ti hanno rubato anima e cuore... 2) I rimpianti 3) L'illusione di essersi innamorati, che passa dopo pochi giorni. MERAVIGLIE 1) dare un significato ad ogni gesto...e scoprire ke non sei il solo a darcelo 2) l'attimo in cui vedi i suoi occhi riaprirsi dopo un bacio.. 3) LA MUSICA 4) meravigliarsi di ciò che agli occhi dei più è banalità.... |
Sunday, May 28, 2006 - ore 20:49 Don Juan de Marana presenta Don Juan de Maraña libero adattamento da “Le anime del purgatorio” di Prosper Mérimée Teatro delle Maddalene Via S.Giovanni da Verdara, 40 Padova Sabato 3 Giugno 2006 ore 21.00 Ingresso libero Presentazione dello spettacolo Asservito allicona originaria d’audace donnaiolo, di galante cavaliere che maschera la perfidia con raffinata eleganza aristocratica, Don Giovanni è in realtà figura mitologica di ben più ampio respiro. Lo dimostra non tanto la sconfinata bibliografia che ne celebra il carisma, quanto la sorprendente evoluzione del suo carattere nei secoli, la capacità quindi, propria dei grandi miti, di rinnovarsi nelle diverse stagioni letterarie. Il francese Prosper Mérimée (1803-1870) alimenta la leggenda creando con “Le anime del Purgatorio”(1834) un eroe certamente originale, un Don Giovanni che, a detta dello stesso autore, “vive avventure sconosciute ai suoi famosi predecessori”. C’è in effetti il legittimo sospetto di imbattersi in una sorta di figlio d’arte, di un sosia che rivendica gli illustri natali dei personaggi di Tirso de Molina, Corneille, Rostand, o ancora di Molière e Mozart. Certo, ai suoi progenitori deve le qualitá di squisito seduttore e spietato giustiziere di mariti, ma è altrettanto vero che il Don Giovanni di Mérimée non nasce e non muore tale. E’, prima di tutto, un eroe umano. Inizialmente pio, devoto e quasi timido, viene traviato dal maligno solo dopo il distacco dalla famiglia, quando subisce uno sdoppiamento nel personaggio dell’amico-demonio don García, personificazione dei valori piú cupi di ateismo, cinismo e collezionismo amoroso. La figura del “doppio” Don Giovanni-Don García, costante per buona parte dell’opera, accompagna il protagonista in frequenti crisi d’identità, in travagliati esami di coscienza sui valori del bene e del male, della vita e della morte. La perdita dell’inseparabile amico García e il rientro nella cittá natale segnano la svolta: sul far della sera, in una dimensione onirico-fantastica, Don Giovanni osserva incredulo il proprio corteo funebre e rispolvera virtuosi ricordi d’infanzia, come il quadro del divino Morales raffigurante i tormenti delle anime del Purgatorio. E’ il momento del pentimento e della conversione, motivi cristiani che lo elevano a campione di santitá dopo anni passati tra penitenze, preghiere e tentativi di respingere antiche vendette. Novella breve ma estremamente densa, al tempo realistica e metafisica, si presta in via preferenziale all’adattamento teatrale di tipo simbolico-figurativo. La vocazione di pittore e drammaturgo dell’autore, infatti, si riverbera nella novella con fastose descrizioni, agili dialoghi e divisione delle scene a mo’ di atti teatrali. Proponendo in anteprima assoluta “Le anime del Purgatorio”, “Terepia-il teatro di figura” sembra cosí cogliere, tra le linee dell’opera di Mérimée, il suo personale invito alla rappresentazione scenica . “Terepia-il teatro di figura” si inserisce con particolare creativitá nell’interpretazione dell’azione, avvolta nell’atmosfera spagnola del secolo XVII, tra i colori pittoreschi della serenata, del duello, del misticismo religioso... E’ proprio la compresenza di questi elementi che spiega la scelta, tutta sperimentale, di una nuova interpretazione della marionetta. Questa assume proporzioni giganti, invitando il pubblico a concentrare l’attenzione sui due protagonisti Don Giovanni-Don Garcìa, messaggeri indiscussi dei valori morali dell’opera. Oltre alla continua dialettica tra i personaggi, è nella struttura di ciascuna marionetta che si consuma il dissidio interiore tra bene e male. Ispirata all’esuberante vezzosità del copricapo medievale, la marionetta calza fisicamente il capo del manovratore ma spiritualmente ne veste anche l’anima. In questo costante rapporto dialettico, infatti, l’apparente fissità del fantoccio si specchia nell’espressività del volto del manovratore che a sua volta chiude il cerchio parlando per bocca della propria maschera. “Terepia-il teatro di figura” si cimenta con Mérimée nello studio di soluzioni espressive innovative, nell’applicazione di nuovi materiali e, più in generale, nella maturazione della propria tradizione artistica. Degno di nota è il tentativo, riuscito, di far convivere tre lingue sorelle come l’italiano, il francese e lo spagnolo. Lungi dal pregiudicare la comprensione della trama, magistralmente supportata dal simbolismo, questo abbraccio linguistico testimonia il fatto che il Don Giovanni si riscopre oggi un grande mito del nostro continente, un’eredità che cementa la consapevolezza del nostro patrimonio comune, del motto europeo “unità nella diversità”. “Terepia-il teatro di figura” compie, con “Le anime del Purgatorio”, un passo decisivo nella collaudata sintesi tra antico e moderno. Dal Barocco al Cubismo, dalle marionette tradizionali a quelle “giganti”, è più che mai viva quella massima di Picasso secondo la quale “ci sono artisti che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole”. Con questa rappresentazione si può dire che, oltre alle “macchie colorate” delle marionette, “solari” diventino anche le emozioni dei personaggi, i dubbi di Don Giovanni, l’esempio della sua redenzione e il trionfo della vita guidata dalla morale cristiana. “Visse ancora dieci anni in quel chiostro e morí venerato come un santo anche da chi aveva conosciuto le sue dissolutezze. Sul letto di morte implorò di essere sepolto sotto la porta della Chiesa, in modo che tutti, entrando, lo calpestassero”. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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