Michel de Montaigne era solito affermare: "Gli uomini sono portati a credere soprattutto a quello che capiscono meno". Trovo che tale affermazione sia tuttora valida nonostante siano passati quasi cinquecento anni dall’uscita della prima edizione de Les Essains. Tale affermazione può essere ricondotta facilmente anche alla confusione creatasi attorno all’uscita del film Il Codice da Vinci.
Il lettore medio di Brown accetta passivamente le "verità" del libro, le assimila così come espresse dall’autore e se ne fa relatore a sua volta, dimostrando scarsa intelligenza e mediocre cultura. Ergo, appurato che le idee divulgate dal Codice da Vinci sono una minaccia solo per gli "stolti" o per i "gonzi" - come li ha definiti
Renato Farina dalle colonne di
Libero - mi sono stupito della violenta - e a mio parere ingiustificata - campagna di condanna e di boicottaggio al film attuata dalla Chiesa. Ci son tematiche ben più importanti di quelle trattate dal "Codice". A me interesserebbero maggiormente la fede e l’individuo rispetto alle tematiche del Graal, della Maddalena, dei Templari. Conferire un tale rilievo alle contestazioni delle tesi di un romanzo non ne incrementa la curiosità agli occhi dei credenti che con tali contestazioni si tenta di proteggere? Montaigne - e scusate se lo cito ancora - diceva:
"Proibirci alcunchè vuol dire farcene venire voglia".
Mi meraviglierei molto se la Chiesa facesse una battaglia contro questo film. Perchè, in questo caso, ci sarebbe da chiedersi quale fiducia in se stessa può avere una Chiesa che dubita del suo fondamento al punto da doverlo difendere da un film?
Già smantellato, tra l’altro!