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Tuesday, May 30, 2006 - ore 21:08
De Ingegneribus (lez. I)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per sensibilizzare la razza umana verso di noi... Siamo tutti concordi nel ritenere la simpatia una delle caratteristiche fondamentali di una persona, insieme all’intelligenza e alla bellezza (e al suo conto in banca). Ma in un mondo dove, pronunciate con il giusto accento, le parole bello e furbo significano rispettivamente "pezzo di ciospo" e "bravo fesso", anche l’espressione "è simpatico" deve destare sospetto, se usata in due contesti particolari.
"Com’è quella ragazza?" - "Mah... è simpatica".
In questo caso si indica, senza possibilità di malintesi, che la suddetta ragazza è irrimediabilmente un rospo.
"Ti presento un mio amico. E un ingegnere, però è simpatico".
In quest’altro caso si intende implicitamente che la stragrande maggioranza degli ingegneri sono degli sfigati totali.
E nell’immaginario collettivo, effettivamente, l’immagine dell’ingegnere non spicca per brillantezza. Egli è riconosciuto come un genialoide e ci si fida di lui ogni qual volta si prende un aereo, si sale su una funivia, si passa su un viadotto o dentro una galleria. Ma nella lista delle persone con cui si gradirebbe passare una serata, l’ingegnere viene poco prima del mostro di Milwaukee.
Oltretutto è l’ingegnere stesso ad alimentare questa cattiva fama e a ritenere che la nomea di noiosissimo attribuita ai suoi colleghi (non a se stesso, si badi) sia del tutto meritata. Al punto che il metodo più rapido per far breccia nel suo cuore è dirgli "tu sei un ingegnere atipico".
Ma è tutto vero? Gli ingegneri sono realmente dei noiosissimi fanatici di motori a propulsione idrodinamica, o sotto la rude scorza di civili, elettrici, meccanici, nucleari e quant’altro si nascondono degli allegri simpaticoni ? E in che modo saper risolvere un’equazione differenziale di quarto grado li aiuta nella vita di tutti i giorni?
Da BambinoIngegneri si nasce o si diventa? Né l’uno né l’altro. Quello che conta è nascere in una famiglia della serie "mio figlio sarà un ingegnere e io farò di tutto affinché ciò accada". Apparentemente simile ai suoi coetanei, dunque, a uno sguardo attento il bimbo predestinato è riconoscibile da alcuni particolari.
Il nome.L’ovvia osservazione che nessun "Gigi" o "Pino" sarà mai un importante dirigente d’azienda fa sì che il genitore avveduto programmi persino il nome del nascituro, che non viene scelto dall’elenco dei Santi, bensì da quello dei premi Nobel. Più il nome è altisonante (ad esempio Alberto, Giorgio, Fabrizio ecc…) e più importante è il personaggio, maggiori saranno le aspettative dei genitori.
L’educazioneE una parte fondamentale del progetto "figlio ingegnere" e una delle più difficili da realizzare. Si tratta di far apparire interessante ed allettante una carriera da progettista alla Fiat. Un’opera propagandistica che, in quanto a fantasia, supera quella dei "comunisti che mangiano i bambini".
La tattica è semplice: si tratta di incensare Ingegneria e contemporaneamente gettare fango su tutte le altre facoltà e professioni, con frasi del tipo:
"Guarda com’è robusto e alto quel signore, Enrico; è senz’altro un ingegnere".
"Dai cento lire a quel laureato in scienze politiche che chiede l’elemosina, Odoacre".
"Uuuh, Rinaldo, guarda che carina quella bimba. Da grande diventerà sicuramente la moglie di un ingegnere ... ".
"Aleramo, fai il bravo, altrimenti chiamo l’idraulico! ".
Tra le mura domestiche verranno lette solo fiabe opportunamente modificate: Biancaneve e i sette ingegneri minerari, Cappuccetto Rosso e il Filosofo cattivo, Pollicino (con il rettore di Lettere nella parte dell’Orco). I papà più diabolici arriveranno anche a doppiare i film e il bimbo crescerà avendo come eroe l’Ingegner Rambo.
I giochiMentre i bambini normali fanno le battaglie con i soldatini, l’ingegnerino all’età di due anni ha già ricevuto una confezione da 20 kg di Lego, il Meccano, il Piccolo Chimico e ha dovuto firmare una dichiarazione in cui si impegna, prima di richiedere altri doni, a trovare il punto di fusione dello stagno e a costruire una riproduzione del ponte di Brooklyn in scala 1:10. E se proprio riesce a convincere i suoi a regalargli un bambolotto, si ritroverà ad essere l’unico bambino della compagnia a giocare con "Big Jim progettista", in giacca e cravatta e 24 ore in finta pelle.
Al giorno d’oggi cambia la forma, ma resta la sostanza; niente Lego né Big Jim, dunque. Ma, quando tutti i bambini videogiocano con Lara Croft o Fifa 2000, l’ingegnerino passa le sue ore al computer a "divertirsi" con Autocad 14.
Come salvarsiSe vi chiamate Rubbia (di nome), se nella versione del Titanic che avete visto la colpa era di un cattivissimo architetto che aveva sabotato l’altrimenti magnifico piano dell’Ing. Di Caprio e se all’ultimo Natale vi hanno regalato un tecnigrafo, siete messi male. L’unica soluzione è far fuori mamma e papà. Del resto, il fatto che essi abbiano deliberatamente deciso di farvi perdere 5 diottrie e metà dei capelli entro i 24 anni, e di farvi passare il resto della vostra vita a progettare alberi a camme, costituirà sicuramente un’attenuante nel caso vi becchino.
Ma attenzione: pensate prima a come mettere in pratica il vostro proposito. Se vi vengono in mente soluzioni efferate, passi. Ma se pensate di collegarealla maniglia della porta del salotto un’asta a bilanciere che, innestandosi in un toroide genera un impulso elettromagnetico che manda un segnale radiocomandato a un braccio meccanico che agisce sul grilletto di un fucile a precisione...
Se pensate tutto questo, lasciate perdere: l’opera di ingegnerizzazione è stata completata e non c’è più niente da fare.
(tratto da
"Gli Ingegneri" di
Leonardo Poggi)
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