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1) Rendersi conto di essere soli... Di aver avuto accanto un Angelo... E di averlo ucciso... Di aver sbagliato e di non poter tornare indietro... Vivere sospesi tra l'indecisione e la paura... Ogni giorno ti svegli e lei nn c'è... e così per sempre... ti svegli, ma in realta dormirai per sempre senza lei accanto... Vivi la vita con una maschera per nn far vedere a chi ti stai accanto che in realta sei morto... Ti circondi di persone che nn ti conoscono perché loro nn possono vedere che hai perso la felicità... Un giorno era venuto un angelo per me e io l'ho ucciso... Nn ti scorderò mai Piccola...

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Wednesday, January 07, 2004 - ore 06:12


Senza titolo
(categoria: " Pensieri ")


Possibile che stia diventando astemio? Appena tre birre e mi sento cotto. E' vero che non mangio da un pò, non so quanto... però caspita, mi ritrovo a casa che non posso sdraiarmi per paura di sboccare. Quindi sono seduto davanti al pc, ascolto musica, tantissime immagini nella mia testa. Alcuni flash* della serata appena trascorsa con due persone speciali. Una mi ha tastato tutta la sera, quindi se non mi sposa si beccherà la mia denuncia per tentato stupro...

Molti pensieri (i più intensi, più emozionanti) vanno a Francesca.
Cara amica, ci siamo conosciuti e piaciuti. Abbiamo passato bei momenti insieme, forse troppo pochi. Forse qualcosa non è andato come avremmo voluto un tempo, ma i disegni del Fato sono strani a volte. E molto è cambiato da allora. Oggi, a distanza di più di un anno dal nostro ultimo incontro, siamo più vicini che mai. Ti sento qui, accanto a me. E sono lì, vicino a te.
Non vedo l'ora di vederti; ne abbiamo di cose da raccontarci dall'ultimo bicchiere di crema di whiskey e di vodka serviti dalla mia macchina al centro di Roma. Molte cose da dirti ne avevo anche la prima volta che ti ho vista; non ho potuto, ma avrei voluto. Due mesi dopo, a casa tua, la stessa situazione. Però ci sei stata quando ne ho avuto bisogno; ero felice di sentirti anche quando continuavi a sfottermi per i miei organi gonfi.
Ed il momento di rivederci è prossimo. Conto i giorni, le ore che mi separano dal rivederti, dal ridere con te.
Ti aspetto impazientemente.



La locomotiva

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l'immagine sua: gli eroi sono tutti giovani e belli.
Conosco invece l'epoca dei fatti, qual era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere.
I tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti:
sembrava il treno anch'esso un mito di progresso, lanciato sopra i continenti.
E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano,
che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo, la stessa forza della dinamite.
Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali:
parole che dicevano "gli uomini sono tutti uguali",
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria, e illuminava l'aria la fiaccola dell'anarchia.
Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione:
un treno di lusso, lontana destinazione.
Vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno, pensava un treno pieno di signori.
Non so che cosa accadde, perché prese la decisione.
Forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore,
dimenticò pietà, scordò la sua bontà, la bomba sua la macchina a vapore.
E sul binario stava la locomotiva:
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d'acciaio, con forza cieca di baleno.
E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo,
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto:
salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura,
e prima di pensare a quel che stava a fare, il mostro divorava la pianura.
Correva l'altro treno ignaro, quasi senza fretta:
nessuno immaginava di andare verso la vendetta.
Ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
"Notizia di emergenza, agite con urgenza, un pazzo si è lanciato contro il treno!"
Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva,
e sibila il vapore, sembra quasi cosa viva,
e sembra dire ai contadini curvi, il fischio che si spande in aria:
"Fratello non temere, ché corro al mio dovere! Trionfi la giustizia proletaria!"
E intanto corre corre corre sempre più forte,
e corre, corre, corre, corre verso la morte,
e niente ormai può trattenere l'immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto della grande consolatrice.
La storia ci racconta come finì la corsa:
la macchina deviata lungo una linea morta.
Con l'ultimo suo grido d'animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo, lo raccolsero che ancora respirava.
Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore,
mentre fa correr via la macchina a vapore,
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva come una cosa viva, lanciata a bomba contro l'ingiustizia!

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