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Wednesday, May 31, 2006 - ore 02:12
ekkeallà...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Padova, quartiere Arcella. Il prossimo mese si terrà una consultazione referendaria in cui si chiederà ai cittadini se vogliono o meno la realizzazione di quello che tutti ormai conoscono come il progetto Gregotti, ossia una serie di torri che andrebbero a completare un disegno vecchio di ben 19 anni e di cui campeggia ora come totem del quartiere la torre del centro commerciale PAM

...sì, proprio quella roba grigia e informe di 45 metri che contende in maniera triste e con diritto del tutto usurpato il ruolo di primattore nello skyline del quartiere a quello che da più di un secolo è il vero simbolo della Padova che sta al di qua della stazione, ossia il campanile di Sant’Antonino.

Ora la quaestio, pure troppo vexata, è una contesa furibonda tra coloro che non vedono l’ora di costruire le torri per vari motivi, coloro che sono disposti ad atti di sabotaggio pur di non vederle costruite, e i politici, DI TUTTI I COLORI, che non perdono occasione di strumentalizzare la cosa a loro piacimento. E il dibattere non è così semplice, perché tutti hanno almeno una parte di ragione, pur sparando tutti qualche boiata, magari ad arte (si sa che le boiate hanno effetto sul popolino massificato molto più che la relazione tecnica di un premio Pritzker):
-chi dice che sarà solo una speculazione edilizia;
-chi dice che sarà un ’ulteriore attrattore di traffico;
-il Comune che sfrutta l’occasione di realizzare un centro civico praticamente gratis e di riqualificare una zona che ora come ora è terra di nessuno e che da anni è invece il cuore pulsante del quartiere;
-chi dice che il quartiere è un animale acefalo, e che ha bisogno di un luogo che possa diventarne l’icona.
E via discorrendo. Ora, vi dicevo, tutti hanno un po’ di ragione, e quel po’ che hanno è abbastanza forte da far sì che essi abbiano diritto ad aver voce in capitolo. Ma se tutti hanno ragione e tutti sono scontenti, il problema dove sta?
Non sta nell’interventismo o meno. Sta nella QUALITA’ dell’intervento. Il progetto così com’è concepito fa acqua da tutte le parti, e non starò qui a spiegarvelo perché mi ci vorrebbe troppo, anche se mi piacerebbe. Vi basti sapere che ha vent’anni, e che in vent’anni ne sono successe di cose. Certo è che la situazione così non può rimanere, e qualcosa bisogna fare, ma bisogna farlo rifacendosi le stesse domande che Gregotti si fece vent’anni fa (e a cui, ahimè, ha dato una risposta poco confortante) e riconsiderare il problema alla luce di ciò che è successo e succederà nel quartiere, affrontando il problema in maniera organica. Cosa che ovviamente nessuno ha mai fatto, che io sto cercando di fare nella mia tesi e che magari tentassero di fare anche nelle sedi opportune.
E che cosa fanno invece nelle sedi opportune? Invece di bandire un bel concorso di idee per cercare di raccogliere proposte da persone preparate in materia? Promuovono un referendum in cui la scelta è tra no, sì e sì ma in parte. Risultato: chiunque vincerà tutti saranno scontenti, e alla fine il Comune farà quello che gli pare cercando di spendere il meno possibile, cosa peraltro che rientra nei suoi compiti.
Dov’è il problema, direte voi. Il problema è che ancora una volta si perderà un’occasione straordinaria per salvare il nucleo più antico della città dopo il centro storico, e ancora una volta le pietre saranno lì a ricordarci tutta la nostra inettitudine. O quella di chi abbiamo messo lì a decidere per noi. Mah...
Orate fratres
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