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Friday, June 02, 2006 - ore 19:04


Andiamo bene
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vorrei fare due riflessioni.
La prima riguarda le polemiche sulla parata militare a Roma nel giorno della festa della Repubblica. Questa celebrazione ha fatto subito emergere le contraddizioni all’interno dell’attuale governo. Scambio di battute tra chi chiedeva l’abolizione della parata e chi annunciava, seppur con una convinzione tendente a zero, la partecipazione. In contemporanea alla parata, gruppi di militanti della sinistra radicale hanno organizzato una contromanifestazione. Io credo e mi auguro che la parata militare venga proposta anche nei prossimi anni perchè sono convinto che le forze armate di un paese non rappresentano solo la forza militare del paese stesso ma anche, come è emerso sempre più negli ultimi anni, la capacita di intervenire in quelle situazioni internazionali di crisi prima che possano ulteriormente espandersi. Coloro che oggi protestano dimenticano che fu proprio durante la legislatura di un governo di sinistra che le forze italiane intervennero nella ex-Jugoslavia contribuendo a porre sotto controllo una situazione divenuta drammatica. Certamente l’esito dell’intervento in Iraq non è stato altrettanto positivo, ma non bisogna dimenticare che la politica internazionale e la strategia militare non sono scienze esatte.

E veniamo ora alla seconda riflessione.
Pur non essendo stato il primo atto ufficiale, la concessione della grazia a Bompressi ha sicuramente caratterizzato l’inizio del settennato del Presidente Napolitano e della legislatura del governo Prodi. Si tratta di una vicenda lunga e complessa. Io parto dal presupposto della correttezza della sentenza di condanna emessa dai giudici, pur ammettendo che anche la giustizia possa sbagliare, e se questo è il presupposto non capisco per quale motivo debba essere concessa la grazia ad Adriano Sofri dal momento che egli non l’ha mai chiesta. Inoltre come più di qualcuno ha affermato si tratterebbe di una ingiustizia nei confronti di tutti coloro che pur trovandosi nelle stesse condizioni di Sofri, non hanno potuto beneficiare di una analoga attenzione da parte dei mezzi di informazione. Risibile la motivazione di coloro che invocano un provvedimento di clemenza, non solo verso Sofri, ma verso l’intera popolazione carceraria per migliorare le condizioni delle carceri italiane. La concessione di un simile provvedimento non sarebbe un segno di civiltà del nostro Paese, ma l’ammissione dell’incapacità di gestire la giustizia. Ben più civile sarebbe intraprendere la costruzione di nuove carceri per migliorare le condizioni di lavoro degli operatori e dare concrete possibilità di riabilitazione ai detenuti meritevoli.



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