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Monday, June 05, 2006 - ore 12:33
Wannabe a Libero Professionista too
(categoria: " Lavoro ")
Da quando mi sono buttato, più o meno consapevolmente, nel mondo dell’Information Technology come LP, noto che la gente fa un po’ fatica a capire certi concetti che stanno alla base del lavorare come "dipendenti di se stessi". Questo perchè tirate le somme, siamo un Paese di dipendenti, i più fortunati lo sono a livello statale, e finite le canoniche 8 ore giornaliere per di’ hanno altro a cui pensare. Ma per un LP è diverso. Anche io vengo pagato all’ora, ma con la differenza che non ho un monte ore settimanali da completare. E comunque alla fine la grossa differenza tra me, che mi ritrovo a 27 anni ad avere un futuro quasi totalmente ignoto (non solo lavorativamente) e chi ha diciamo dai 45 anni in su è che il quadro in cui si opera, il mondo del lavoro insomma, è radicalmente cambiato.
Più in generale è la società: fino a qualche anno fa la preoccupazione primaria era quella di trovare un lavoro stabile e sicuro, poi in virtù di ciò pensare di mettere su una famigliola con la persona con la quale magari si stava già assieme da qualche annetto, e poi via tutto il resto. Oggi è così, continua ad essere così, solo per i pochi (fortunati?) che scelgono di fare i dipendenti, non statali perchè lo Stato non assume quasi più nessuno, anche se c’è da sperare che tra qualche anno ci sarà un massiccio ricambio generazionale nelle file della pubbica amministrazione.
L’Italia è un Paese di "vecchi", si sa (basti vedere che il nostro Presidente della Repubblica ha 80 anni, il nostro Premier in carica e pure quell’altro con la bandana ne hanno circa 67-70).Ma soprattutto l’Italia è un Paese di dipendenti in potenza.C’è poco da dire, è così, anche storicamente...abbiamo sempre avuto la vocazione del "gregge".
E’ profondamente ingiusto che di fronte alla caduta di un modo di lavorare che dava tranquillità alle famiglie, e alla caduta dell’istituzione del sindacato per chiunque abbia meno di 35 anni, non possa corrispondere un’alzata di testa generale e generazionale.
Vogliamo essere liberi di rifiutare "azienda dinamica cerca max 22enne laureato con esperienza almeno quinquennale per inserimento a progetto con possibilità di assunzione a tempo indeterminato".
Perché dico tutto questo?
Cosa mi viene in tasca, visto che sono un libero professionista, a dire tutto questo?
Vorrei che la linea di demarcazione tra un LP e un dipendente fosse più evidente.
Vorrei fare il LP per vocazione, e non, come vedo in giro, per costrizione.
Vorrei che un’azienda non si aspettasse da me fedeltà assoluta a fronte di un contratto che dà le stesse garanzie di un cieco in autostrada.
Vorrei che la generazione che è al timone adesso (i cinquantenni) mi lasciassero esprimere le mie qualità.
Vorrei, se lavoro tanto e bene, avere un conto in banca turgido.
Perché il mio voto vale quanto quello di un cinquantenne ma il mio lavoro no?
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