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Monday, June 05, 2006 - ore 20:58
Quell’angolo che possediamo
(categoria: " Riflessioni ")
Studio da 20 anni. Apprendo da 24 e probabilmente il mio cervello immagazzina notizie, dati, luci, colori, immagini da oltre 27.
Ora, calcolando che mi sono dedicata alle cose più disparate, che ho avuto la fortuna di avere validi docenti fin dalla tenera età e che mi si riconosce, con titoli, di avere raggiunto risultati più che soddisfacenti,
dovrei, a ragione, ritenermi non dico colta, e non affermerei mai saggia, ma almeno erudita, ossia in possesso di nozioni basilari, ma anche aggiuntive, sui diversi saperi esistenti, certo, non tutti, ma buona parte o almeno quelli resi oggetto dei cicli di studio cui mi sono avvicinata.
Oggi mi sono riscoperta ad aiutare mio cugino a tradurre frasi di latino; sono ancora in grado di farlo e mi rendo conto di che cosa significhi plasmare la propria mente grazie ai meccanismi, che appaiono perversi, di declinazioni e coniugazioni verbali.
Mi sento pronta a confrontarmi col greco e suppongo che ancora me la caverei; arrugginita in storia, probabilmente, ma dignitosamente capace di collocare nella giusta epoca i grandi personaggi che l’hanno fatta.
Superficialmente preparata in arte e magari ancora forte in letteratura italiana.
La filosofia suppongo di poter dire che la conosco.
Ma ecco, direi suppongo: sempre in maniera blanda, o almeno così mi risulta, sempre labile e oggetto della memoria che fallisce, che fa impallidire e sbiadisce i ricordi, le certezze e quel bagaglio che a mio avviso è sempre stato, ed ora è fortemente, tutto ciò che abbiamo.
L’uomo è ciò che sà, inevitabilmente.
Mi spaventa la vastità dell’immenso.
Di ciò che è il Sapere e di ciò che dovremmo sapere, acquisire, memorizzare, saper ripescare nel cassetto delle conoscenze.
Ecco, davanti a questo terreno sconfinato, sono nulla.
Non sò nulla.
A volte vorrei essere almeno in grado di partecipare ad un quiz televisivo dove ti presenti come esperto di un determinato settore...ora come ora, se mi selezionassero, non saprei che materia scegliere.
Come si chiama il grafico della torta? "areogramma" mi sovviene... ma sarà corretto? google conferma.
Ecco, solo uno spicchio infinitesimale è paragonabile a ciò che "
sò" rispetto a ciò che c’è "
da sapere"; forse uno spicchio un pò più ampio potrei concedermelo se allargassi la visione a ciò che "
conosco approssimativamente".
Ma niente di più.
Rimane sterminato lo spazio da coprire.

Perchè sono rimasta così colpita dall’idea di cui mi sto convincendo fortemente, che ciò che "ho visto" e che "ho imparato" almeno mi appartiene in qualche modo, certo, non davvero e fino infondo?
Perchè inconsciamente, probabilmente, mi sono accorta che c’è uno spazio sconfinato incolmabile dai miei neuroni e che almeno il prendere consapevolezza ha un senso e che il provare a colmare la lacuna incomparabile ha un significato.
La vista è il primo senso che ho deciso di attivare e che ho tentato di rendermi "alleato" per raggiungere dei traguardi.
Ma non basta il tempo e arranco alla ricerca di un metodo da seguire.
Ora che tutto si basa su ciò che il motore di ricerca per eccellenza filtra e porta alla luce dal buio delle migliaia di pagine web, mi accorgo che ogni giorno, ogni ora, ad ogni link, ad ogni ipertesto cui pervengo senza un reale motivo, il più delle volte, sono estranea.
Così mi metto a trovare informazioni, mi riscopro in biblioteca a reperire libri sull’argomento.
Poi drammaticamente e presa da un’ansia inspiegabile, mi ripeto che è solo un settore, anzi, neppure, è solo una sfacettatura di uno dei tanti settori.
E allora mi fermo, l’ansia mi paralizza.

Ho liste scritte su post-it, blocchi, quaderni, di libri che devo leggere, di film e documentari che devo vedere, di mostre e palazzi che devo visitare...prima del tempo x, prima che il cervello smetta di segnare come "appreso", prima che me ne dimentichi...
Sterminatamente sterminato.
Infinitamente infinito.
Drammaticamente sconcertante.

Ora, ho studiato biblioteconomia per alcuni mesi: il fine è dare ordine e catalogare, rendere reperibile e schematizzare.
Potrebbe essere una traccia.
Ho studiato con passione filosofia: il fine è trovare un senso, dare risposte alle domande.
Potrebbe essere una linea guida, anche se troppo astratta.
Propendo più per una catalogazione schematica.
Ma mi serve una chiave direi "scientifica", quasi un’equazione, una formula per arrivare ad archiviare nello scaffale del "visto-fatto-saputo-letto-capito" più materiale possibile nel minor tempo possibile senza che questo significhi, tuttavia, leggere con superficialità.
Oddio, non ce la farò mai.
Adesso capisco Leopardi. Solo, chiuso in una Biblioteca e sveglio anche la notte a studiare.
Qualcuno potrebbe dire che in questo modo ha tralasciato l’aspetto umano dell’incontro, degli affetti, del cuore, elementi della cui assenza ha sofferto...ma anzichè rimproverargli la "perdita", stasera mi sento di riconoscergli la "scelta vocazionale" attuata.
Una solitudine, quella leopardiana, ricercata e voluta, a tratti desiderata e credo mai rimpianta, se non a sprazzi.
Il fine era elevato e non solo per vantarsi di un onore vacuo conseguito sui libri, bensì per avere capito, anzi, meglio, "sentito", che siamo ciò che sappiamo.
"Ho visto", in greco, si dice "sò".
Reminiscenza dal greco, reminiscenza di una prima liceo sofferta e portata a termine con fatica.
Adesso ritorna e tutto torna.
Voglio "vedere" tutto, o almeno quanto più è possibile.
E per evitare di vedere ciò che è secondario, tralasciando il fondamentale e il necessario, studierò un metodo.
Mi sento febbricitante di sapere.
Mi sento in un’altra epoca, mi sento stranamente malata, quasi ridicola e assurda ma sento e voglio vedere.
Che sia la chiave per arrivare a veder"mi"?
Narciso e il riflesso di se stesso nell’acqua.
Non era in quella trasparenza il suo cercare, anzi, non era in quella trasparenza il suo "trovarsi".
Si dice che alla fine di un viaggio intorno al mondo si ritrova in se stessi quello che si andava bramando.
Narciso però annega.
Metodo, Micky, ci vuole metodo!
Allora il primo passo sarà scoprire quale sia il più efficace e il più efficiente.
Ogni punto di partenza è valido, basta che sia un vero punto di partenza e non un altro comodo avvallo nel quale adagiarsi.
O si perderà altro tempo e il tempo è poco.
Il Sapere immenso.
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