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Tuesday, June 06, 2006 - ore 09:09


Incontro a Sacra Famiglia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


RIFLESSIONE
"Senatore, abbiamo fatto goal "

di don Marco Pozza


Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano, il 20 gennaio 1944 scrisse nel campo di concentramento nazista: “Dio e la sua eternità devono essere amati da noi pienamente. Ma questo amore non deve nuocere ad un amore terrestre, né affievolirlo”. Un anno dopo, all’alba del 9 febbraio 1945, Bonhoeffer venne impiccato a Flossemburg. Nella sua cella trovarono la Bibbia e Goethe: il massimo dei libri sacri e il massimo dei libri profani. Due simboli. L’uno, della passione per il cielo. L’altro, della passione per la terra. Fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo. Già un altro teologo protestante, Karl Barth, aveva detto che il cristiano del XX secolo si caratterizza per il fatto che sulla scrivania ha da una parte la Bibbia e dall’altra il giornale. E un grande politico, Giorgio La Pira, ripeteva che il cristiano deve pregare contemplando il mappamondo sul comodino.
Ecco la rotta tracciata nell’universo della vita politica. Dio, il cielo, la Bibbia da una parte; l’uomo, la terra, Goethe dall’altra. Oscillando in armonia su questi due estremi, sboccia la figura di un vero politico. O, più semplicemente, di un cristiano autentico.



Erano circa le quattro di un pomeriggio inizialmente uguale a tanti altri quando due discepoli, fissato lo sguardo su Gesù che passava, si sentirono rivolgere una domanda: “Che cercate?”. Un interrogativo secco, deciso, aperto. E loro, incapaci forse di controllare l’emozione, balbettarono: “Maestro, dove abiti?”. E quell’uomo, uscito da diciott’anni di silenzio trascorsi nella bottega di Nazareth rispose senza sconti: “Venite e vedrete”. Dio e l’uomo: la storia di un incontro che costringe ad allacciarsi i sandali e incamminarsi.
Un Dio “faticoso” per una scommessa altrettanto faticosa: scrivere una storia facendo sintesi dell’amore di Dio e della libertà dell’uomo.
“La ricerca di Dio attraverso l’incontro con l’uomo” è l’occasione giusta per non parlare di politica con un uomo che sulla politica ha giocato la sua vita. Sulla politica…alimentata da un discorso di fede. Un’occasione forse più unica che rara di poter conoscere cosa si nasconde dietro quel personaggio tanto conosciuto quanto discusso che nelle pagine della storia italiana corrisponde al nome di Giulio Andreotti.



Se il cammino umano e professionale del Sen. Andreotti spesso si è incrociato con il cammino della Chiesa stessa è anche per questa scelta di “simpatia” che la Chiesa ha intessuto con il mondo civile, mediante la splendida introduzione della Gaudium et spes, la costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II sulla chiesa nel mondo contemporaneo. Per una rarissima eccezione, più che sulle carte severe dei teologi, sembra sia stata scritta sui fogli di un musicista: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e non vi è nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”.
E’ una pagina straordinaria soprattutto per quella notizia inaspettata, stupenda, quando si afferma che le gioie degli uomini sono anche le gioie di un cristiano e che tra le une e le altre, caduto il sospetto della contrapposizione, corre il filo doppio della simpatia. Paolo VI scrisse nell’ Octogesima adveniens: “la politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano a servizio degli altri” . Esigente… perché oltre alla compassione delle mani e del cuore, al politico la fede chiede la compassione del cervello, ovverosia la capacità di analizzare le situazioni di malessere pagando di persona il prezzo di una solidarietà che diventa passione per l’uomo.



L’incontro di stasera non è frutto di una nebbia che confonde le idee e diffonde sconcerto – come ha miseramente insinuato Fausto Pezzato ne Il Corriere del Veneto – e nemmeno la beatificazione di un uomo pubblico che i giovani dovrebbero ascoltare per distinguere il bene dal male. Non ne sarei capace ma, soprattutto, non ho i requisiti richiesti… Mi accontento di una cosa ben più semplice ma certamente più affascinante dal mio “osservatorio”: tentare di scavare dentro le insenature della storia di un uomo alla ricerca di quei “semi del Verbo” che, stando alle parole di San Giustino Martire, Dio ha sparso ovunque nell’umanità. Non le nascondo il desiderio di sentirLa parlare di Dio, del suo Dio, di quel Dio che ad un certo punto della vita le ha rivolto un invito: “Venite e vedrete”, magari come risposta ad una sua domanda: “Maestro, dove abiti”. E se uno chiede l’abitazione di una persona significa che ha saputo cogliere la grandezza e l’unicità di uno sguardo e di una proposta fino al punto da volerne conoscere le coordinate precise.
Ecco perché stasera è Gesù di Nazareth il personaggio “dietro le quinte” che molti, pur con titoli e quotazioni alle spalle, non sono riusciti ad intravedere.



Nel 1951, Giorgio La Pira fu eletto per la prima volta sindaco di Firenze. Subito domandò a ventun monasteri di clausura di pregare quotidianamente per il Comune di Firenze. I monasteri aderirono volentieri. Nel discorso del suo insediamento il sindaco disse: “Abbiamo ventun comunità puntate verso il cielo”. Ogni mattina si fermava a lungo a pregare prima di andare in municipio, dove tante persone lo aspettavano con i loro problemi. Ripeteva: “Come potrei stare con questo popolo nel nome di Dio se non stessi in preghiera con Dio?”.

Signor Senatore, a lei la parola.
E se stasera ci parlerà di fede nessuno potrà dirLe: “Onorevole, stia zitto”. Questo spetta solo al mio Datore di lavoro!
Se ne vedrà l’opportunità…


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