Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano, il 20 gennaio 1944 scrisse nel campo di concentramento nazista:
“Dio e la sua eternità devono essere amati da noi pienamente. Ma questo amore non deve nuocere ad un amore terrestre, né affievolirlo”. Un anno dopo, all’alba del 9 febbraio 1945, Bonhoeffer venne impiccato a Flossemburg. Nella sua cella trovarono la Bibbia e Goethe: il massimo dei libri sacri e il massimo dei libri profani. Due simboli. L’uno, della passione per il cielo. L’altro, della passione per la terra. Fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo.
“Volti del mio tempo” è uno dei libri del Senatore Andreotti. E volti del suo tempo son stati quelli fotografati ieri sera. Ho scorto l’emozione in quello sguardo venerando nel parlare di
Teresa di Calcutta - la donna che gli è stata vicino nei momenti terribili della sua denigrazione politica – e di
Giovanni Paolo II – l’uomo che ha fatto sbocciare la “fede giovane” -. Cresciuto con
Giorgio La Pira, un “maestro di spiritualità” che lo invitava a pregare osservando il mappamondo sul comodino, è orgoglioso di annoverare tra i suo incontri più significativi
don Gnocchi, le intuizioni di
don Mazzolari,
don Zeno Saltini e la “santità laica” di
Enrico Medi. Quanta tenerezza nel ripercorrere la semplicità della sua fede: come catechista la sua nonna, come docente la sua mamma, come “cantiere di lavoro” le
Conferenze di San Vincenzo. E su consiglio di
Karl Barth il giornale da leggere sovrapponendolo alla Sacra Scrittura.
Si definisce un cittadino normale, con una media di difetti e di virtù positive vissuto
“senza infamia e senza lode” che si sveglia leggendo “frammenti” di
Josemarìa Escrivà de Balaguer e s’addormenta con le massime di
Pio da Petralcina. Un
“vecchierel canuto e bianco” – Leopardi acconsentendo - che sa ancora stupirsi al mattino chino sui banchi della chiesa di San Luigi dei Fiorentini pregando per coloro che a messa non ci andranno. C’è una responsabilità anche nella fede. E’ lui quando parla, quando guarda, quando risponde… L’uomo che per 169 sedute ha retto lo sguardo di giudici e magistrati ti testimonia con fatti concreti e personali che i comandamenti non tolgono spazio alla tua libertà, ma ne limitano l’abuso nel tentare di rendere meno nervosa e traumatica la vita.
Stupisce e fa riflettere che un uomo che da 12 lustri custodisce tra le mani un potere da gestire riconosca l’importanza e la necessità dei
monasteri di clausura. La loro vivacità straordinaria è pari a quella di Abramo che – sfidando Dio in un calcolo estenuante raccontato nel libro della Genesi – salva la città per la presenza di un solo giusto.
“Sono i parafulmini, il minimo che scongiura la fine del mondo”. E il vecchio senatore che sulla politica ha costruito la sua fama sogna di poter essere il “cantore” di una meditazione del cristianesimo delle origini, un “alveo” in cui poter ritrovare la freschezza e l’originalità di coloro che vissero in primis la primavera del cristianesimo.
“Il potere logora, ma è meglio non perderlo” – ebbe a dire.
“La fede lacera, ma è meglio non perderla” – ha perfezionato ieri sera.
Incrociando quel volto misterioso e quegli occhi protetti da due lenti un po’ appannate… son tornato a quel lontano 7 dicembre 1965 quando i padri conciliari promulgarono la costituzione dogmatica
Gaudium et spes circa il rapporto della Chiesa nel mondo contemporaneo. Per una rarissima eccezione, più che sulle carte severe dei teologi, sembra sia stata scritta sui fogli di un musicista:
“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e non vi è nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”.
Non mi capita tutti i giorni di poter scavare dentro le insenature della storia di un uomo – per di più complesso - per cercare quei
“semi del Verbo” che, stando alle parole di
San Giustino Martire, Dio ha sparso ovunque nell’umanità. Ieri ho avuto l’occasione. Perché era
Gesù di Nazareth il personaggio “dietro le quinte” che molti, pur con titoli e quotazioni alle spalle, anticipatamente non erano riusciti ad intravedere.
Ma ieri sera nessuno ha potuto urlargli:
“Onorevole, stia zitto”.
Questo spetta solo al mio Datore di lavoro! Se ne vedrà l’opportunità…