Quando il 31 maggio 2006 avevo annunciato l’incontro con il Sen. Giulio Andreotti spiegavo così il senso dell’incontro:
“Che cercate?”. Interrogativo secco di un Messia tanto atteso. “Rabbì, dove abiti?”. Le sole parole balbettate da due discepoli assetati di Verità. “Venite e vedrete” (Gv 1,38-39): la risposta aperta di quell’Uomo uscito dalla quotidianità di Nazareth.
Una domanda che – in tempi e modalità diverse – ha accompagnato il cammino della nostra comunità parrocchiale in quest’anno pastorale. Giovani, adulti, famiglie… una comunità in cammino verso un Dio che per primo ci viene a cercare.
Come conclusione vorremmo proporre la testimonianza di fede di un uomo impegnato nella vita politica della nostra nazione italiana: il senatore a vita Giulio Andreotti. Personaggio discusso, controbattuto, criticato… da sessant’anni dentro il cammino della Repubblica Italiana. Un personaggio che della sua fede non si è mai vergognato di parlare e di renderla parte integrante della sua vita familiare, prima di tutto. Un’occasione per conoscere un personaggio sotto una luce diversa da quella alimentata dai grandi mass-media.
“La ricerca di Dio attraverso l’incontro con gli uomini”, ovverosia la condivisione di un’ esperienza di fede.
Ecco perchè il tema è stato centrato e ne è uscita una serata con un protagonista unico: Gesù di Nazareth.
Riporto qualche passaggio significativo!
“La parrocchia mi ha insegnato a guardare l’uomo come ad un fratello, come a qualcuno socialmente dotato di una sua dignità. L’uomo è l’unico essere che richiama il volto di Dio sulla terra. Ogni sabato mattina,anche adesso che non ho più bisogno di voti, vado nelle borgate della periferia di Roma perché non voglio mai perdere il contatto con la vita della gente”
“Sono stato attratto dalla FUCI. La mia era una piccola famiglia romana che aveva nella nonna la maestra della fede. Il mio “laboratorio” sono state le Conferenze di San Vincenzo” e i centri dei Padri Somaschi dove la mamma mi mandava per aiutarmi a vedere i meno fortunati nella vita. In certi casi sono stato "sfortunato", ma poi la vita mi ha sempre ripresentato i suoi
gironi di ritorno positivi ".
“Non si può scindere la fede dalla politica. E’ la fede stessa che chiede di essere incarnata dentro ad una storia concreta. Porterò sempre nel cuore l’armonia che si è creata quando, attorno ad un tavolo, abbiamo elaborato il
Codice di Camaldoli: a quel codice dobbiamo tornare come vsione di politica abbinata alla fede ”
“Proprio in virtù del nostro credo non possiamo adottare una posizione difensiva nei confronti di chi attacca la scuola cattolica, ma dobbiamo far prevalere la nostra rivendicazione”
“Ricordiamoci che il cristianesimo è nato con la condivisione dei beni. Questo, ovverosia la giusta distribuzione dei beni nell’umanità, dovrebbe essere il compito primordiale e primo della politica. Iniziando dal proprio dovere di contribuenti. E’ questa stessa “quota” di misericordia che auspico di trovare per me nell’Aldilà. Il Gesù Misericordioso è l’immagine che più mi si addice nelle lunghe sere romane quando penso alla mia vita”.
“Inizio la mia giornata leggendo qualche piccolo frammento di
Escrivà de Balanguer , il fondatore dell’
Opus Dei, anche se non faccio parte di quel movimento. E’ vero che vado a messa ogni mattina. Questo mi potrebbe portare a far diventare la messa un’abitudine, ma chiedo sempre a Dio di esser capace di stupore. Vado a messa per supplire anche chi a messa non ci va.
C’è una responsabilità anche nella fede. Ma ci vado soprattutto perché è una splendida opportunità e necessità per me di dialogare con Dio. Il dialogo quotidiano e personale con Dio lo sento una necessità.
Prima di addormentarmi butto l’occhio alle massime di
Padre Pio da Pietralcina che, mi dispiace per voi padovani, sta ormai superando la fama di Sant’Antonio”
“Non posso accettare che Oriana Fallaci dichiari
Bernardette Soubirous colei che ha portato il turismo a Lourdes. Noi dobbiamo essere parte attiva di una creazione che chiede un modus vivendi sempre più attivo nella storia dell’umanità. E la nostra è una chiesa viva: basti pensare alla festa dei
Movimenti celebrata dal Papa domenica scorsa”.
“A Dio la mattina chiedo di aiutarmi a tenere sempre la testa sul collo e, se può, aiutarmi a trovare una soluzione ai mille problemi cui sono chiamato ogni giorno della mia vita”.
“La mia fede è fatta di incontri significativi che amo Chiamare “circostanze della vita”. Il ricordo più bello è la visita di
Teresa di Calcutta nel mio ufficio i giorni in cui le procure mi trattavano da indagato. Il suo sguardo e le sue parole mi hanno salvato dalla depressione e mi hanno portato al settimo cielo.
Giorgio La Pira è stato per me un “maestro di spiritualità perché portava uno spirito cristiano nella sua vita politica. Eccezionale
don Gnocchi, le intuizioni di
Don Primo Mazzolari e di
don Zeno Saltini. E poi
Enrico Medi di cui sto auspicando si apra il processo di beatificazione. Ultimo, ma non per importanza,
Giovanni Paolo II di cui ho portato testimonianza di due episodi durante la fase per la beatificazione”
Anche se il mio papa rimane sempre
Paolo VI. Ma Giovanni Paolo II è stato un grande perché “innovatore” e la fortuna della Chiesa è che il suo successore,
Joseph Ratzinger, sta portando avanti con fedeltà e continuità lo stile del suo predecessore”.
“Mi vado sempre più convincendo che la fede è un dono di cui ringraziare Dio e non un pretesto per farsi lodare”
“Vivere da cristiano la vita è un valore aggiunto. Essere cristiano non toglie spazio alla libertà, ma ti aiuta a limitare l’abuso della libertà. I dieci comandamenti stessi sono i suggerimenti che Dio ha dato all’uomo per rendere meno nervosa e traumatica la sua vita. Qualcuno tende a svilire la fede perché il mondo sembra non cambiare mai. Considerazione senza senso! Il sapone esiste da sempre ma c’è anche gente che vuole rimanere sporca.”
“Nei giovani c’è molta solidarietà anche se sono molte le tentazioni che si affacciano nelle loro vite. Il benessere ha elevato il concetto di felicità. Ricordo il primo giorno in cui a casa mia si usò il telefono: fu un giorno di progresso sociale!”
“Mi commuovo quando penso ai monasteri di clausura che sono di una vivacità straordinaria. Sono il minimo che scongiura la fine del mondo, i parafulmini della nostra società. Li posso paragonare a quello splendido brano della Genesi quando Abramo, in un colloquio estenuante, chiede a Dio di salvare la città anche solo per la presenza di un giusto”.
“Se Roma è il centro del cristianesimo vorrà pur dire qualcosa e noi politici ne dobbiamo tener conto. La politica a volte è distraente perché catturata dal fascino di mille attrattive. Riscopriamo le radici cristiane della nostra cultura.
Vorrei insegnare ai giovani a meditare il cristianesimo delle origini, quell’alveo storico in cui la storia dovrà tornare per rigenerarsi”.
Signor Senatore, scusi la mia irriverenza. Mi dica un po’ senza giornalisti: "Giulio Andreotti, chi è?". “Sono un cittadino normale che nella vita ha avuto la fortuna di incontrare le persone giuste nei momenti giusti. Un uomo fortunato con una media di difetti e di virtù positive nel comune, un uomo vissuto senza infamia e senza lode. Se ci sarà ancora il limbo “profetizzato” da Dante… penso sia il mio posto nell’Aldilà. Ma non posso esser sicuro: faccio affidamento alla misericordia di Dio. E più passano gli anni più mi chiedo se ho valorizzato bene i doni – e sono stati tanti – che Dio mi ha dato”.