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Friday, January 09, 2004 - ore 10:43


Una storia sordida
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Da un po' di tempo, per accordo (quasi) unanime tra gli occupanti del mio studio all'università, sulla nostra porta campeggiano due cartelli. Quello più in alto, messo a mo' di cartiglio, recita in caratteri gotici "Forschung macht Frei" (per la traduzione rivolgetevi a un qualsiasi babelfish, LINK) mentre quello sotto è un rebus:

donna nuda con mela e serpente + NO
F + barca molto grande piena di animali con vecchio barbuto davanti
P I + carta da gioco (un K di cuori)
L + persona che grida verso una montagna, onde sonore che rimbalzano
S A + persona che sta raccogliendo un bastone da terra; dietro di lui, un'altra persona ritta in piedi con bastone in mano
N P + una treccia d'aglio
A S + un fungo sollevato in aria da una persona con espressione soddisfatta


ovvero: è vano far capire le cose a chi non presta ascolto.

Bene, questo l'antefatto. Ieri, senza l'ombra della provocazione, senza che alcuno ci avesse avvisato che stava succedendo qualcosa, di fianco al rebus (e sotto il cartiglio) troviamo una lettera firmata da Franco Rampazzo, ordinario di Analisi Matematica qui da noi, intitolata (in corpo 24 e tutto in maiuscolo): questo cartello è di cattivo gusto. Sorvolo sulla trascrizione della lettera (soprattutto perché è appesa alla porta e non ho voglia di fare la spola per copiarla a pezzi né di trascrivermela): sostanzialmente, il suo autore indica due possibilità: o si vuole dare un messaggio "illuministico" ("ma allora perché usare la terribile allusione alla scritta che accoglieva i deportati nei campi di concentramento?") oppure si vuole fare dell'ironia (ma in questo caso la "sproporzione" tra il fenomeno in oggetto e il paragone usato è "tanto grande" da implicare una "sottovalutazione del fenomeno stesso della deportazione nazista".

Sottovalutazione? Ma siamo rincoglioniti? Tanti studenti di liceo scrivono sopra la porta della loro classe "lasciate ogni speranza voi ch'entrate". Se tutti ragionassimo come questo mirabile esempio di professorone, dovremmo dedurre che sminuiscono la religione cattolica? Va ben, lasciamo perdere il ragionamento; rimanga però assodato il fatto che gradirei che chiunque intenda dare a me e ai miei colleghi dei nazistelli antisemiti abbia prima l'accorgimento di eseguire del sesso orale con i suoi parenti più prossimi.

In ogni caso, mi domando e dico: chi cazzo ha dato a questo signore l'autorizzazione di appendere qualcosa alla nostra porta? Voglio dire: se un domani gli dà fastidio il colore con cui dipingo casa mia che fa, prende una bomboletta spray e me lo scrive sul muro?

Sarebbe bello lasciare perdere tutto, anche perché non è mai bene mettersi a discutere con un mona (la gente che vede potrebbe non accorgersi della differenza). C'è però una cosa ancora più pericolosa che discutere con un mona, ed è dargli ragione: se lasciassimo lì la sua lettera senza risposta, o peggio ancora se levassimo lettera e cartello, ci troveremmo in questa seconda terribile situazione, collocandoci quindi di fatto un gradino sotto di lui. Non possiamo nemmeno togliere la sua lettera (che pure è stata appesa al di fuori di ogni legge umana, divina, di cortesia, di educazione e di civilità), perché facendolo ci metteremmo nella posizione degli oscurantisti che non lasciano agli altri libertà di espressione. Siamo, insomma, costretti purtroppo a rispondere con lo stesso mezzo. Questa è la mia proposta di risposta (che deve ancora essere concordata con i colleghi, e sulla quale sono graditi opinioni e commenti).

Il cartello qui sopra è stato appeso sulla porta del nostro studio dopo che gli occupanti si sono consultati (così è avvenuto anche di questa lettera, del resto). Non ci saremmo mai permessi, per intenderci, di appenderlo sulla porta di un'aula o dello studio di qualcun altro. Per cortesia e per dovere di chiarezza, rispondiamo comunque che:

 - la frase in questione è stata approvata da diverse persone ognuna con una sua motivazione, nessuna delle quali si rispecchia necessariamente con le due proposte nella lettera qui sopra e sulle quali non è questa porta la sede per discutere;

 - ci sentiamo di respingere con forza le offensive insinuazioni secondo le quali uno qualunque di noi abbia minimamente inteso implicare una "sottovalutazione" dell'olocausto;

 - parlando di ironia e di satira, crediamo che lo scopo di queste sia semplicemente quello di far sorridere e riflettere. Abbiamo avuto altre manifestazioni del fatto che così è accaduto e ci dispiace constatare che nel caso del latore della lettera qui sopra almeno uno di questi scopi non è stato raggiunto.

Saremmo infine felici se le prossime opinioni ci fossero espresse
vis-à-vis. Siamo lieti di scambiare il parere con chiunque pensi di avere qualcosa da dirci e siamo più che disposti a riconoscere eventuali errori e stracciare eventuali affissioni offensive; non crediamo però che siano altri a poterlo fare (come già si è permesso di fare qualcuno in passato) né che sia il caso di trasformare questa porta in una messaggeria. Per tutto il resto, rimandiamo al rebus qui di fianco.

Padova, 10 gennaio 2004,

Gli occupanti dello studio



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