BLOG MENU:
cspaak, 27 anni
spritzina di Treviso
CHE FACCIO? Ingegneria
Sono middle

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]



Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


STO LEGGENDO

Musashi di Eiji Yoshikawa


HO VISTO

21 grammi
Pirati dei Caraibi 2
L’ultimo samurai
Tootsie
Spy Game
Amo (dvd su una serata teatrale di Serena Dandini e Neri Marcorè)
La febbre
Memorie di una geisha
American dreamz
La seconda notte di nozze (bello)
King Arthur (tremendo...)
Finding Neverland (passabile...vai Cionny!!!)
The Queen
Happy Feet
Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti
Madagascar


STO ASCOLTANDO

La collina
di Francesco Guccini
L’isola non trovata (1971)

Dove finisce la città, dove il rumore se ne va,
c’è una collina che nessuno vede mai
perchè una nebbia come un velo la ricopre fino al cielo dall’eternità...

Nessuno mai la troverà la strada, forse in altra età
si è conosciuta, ma l’abbiam scordata ormai:
l’abbiam scordata e si è perduta lungo i giorni della vita dall’eternità...

Forse l’abbiam vista nel passato, ma il ricordo se n’è andato dalla mente.
Cercala negli angoli del sogno per portarla lungo il mondo del presente.
Oh, se solamente io potessi rivederla com’è adesso per un’ora!
So di fiori grandi come soli ma mi sfuggono i colori, ancora.

Ricordo che alla sommità c’è un uomo che sta sempre là,
per impedire che qualcuno cada giù
da quella magica collina, dalla parte che declina e non ritorni più...

Anch’io tra i fiori, tempo fa, giocavo sulla sommità
con i compagni miei, dentro alla segale,
ma il prenditore non mi ha scorto quando son caduto al mondo per l’eternità.



REM
De Andrè
Mark Knopfler(&Dire Straits)
Battisti
Battiato


ABBIGLIAMENTO del GIORNO




ORA VORREI TANTO...

qualcosa che è al di sopra delle mie possibilità...beh, non lo so se lo è...

STO STUDIANDO...

sto tentando di smettere...

OGGI IL MIO UMORE E'...

uh!!! more!!!

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) essere al posto sbagliato nel momento più sbagliato possibile
2) quando le uniche risposte ai tuoi sms sono gli addebiti...

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata


BLOG che SEGUO:


sputnik ghirotta gandals la Donky rosablu77 ratman beatrix_K rompi Abuno ltn_sdk entropia

BOOKMARKS


Parco Dolomiti Bellunesi
(da Viaggi e Turismo / Montagna )
Panini Comics
(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )
Meno seghe più saghe
(da Pagine Personali / HomePage )



UTENTI ONLINE:




(questo BLOG è stato visitato 2300 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]

APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30


Friday, June 09, 2006 - ore 17:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buongiorno, oggi mi gira di inserire un altro racconto, sempre di Sepulveda...

Le rose di Atacama

Fredy Taberna aveva un quaderno con la copertina di cartone e vi annotava coscienziosamente le meraviglie del mondo, che erano più di sette: erano infinite e continuavano a moltiplicarsi. Il caso aveva voluto che nascessimo lo stesso giorno dello stesso mese e dello stesso anno, ma separati da circa duemila chilometri di terra arida, perché Fredy era nato nel deserto di Atacama, quasi sul confine fra il Cile e il Perù, e questa coincidenza era stata uno dei tanti motivi che avevano cementato la nostra amicizia.
Un giorno, a Santiago, lo vidi contare tutti gli alberi del Parque Forestal e poi annotare sul suo quaderno che il viale centrale era bordato da trecentoventi platani più alti della cattedrale di Iquique, e che quasi tutti avevano tronchi così grossi da non riuscire ad abbracciarli. Scrisse anche che li vicino scorreva fresco il fiume Mapocho, e che faceva allegria vederlo passare sotto i vecchi ponti di ferro.
Quando mi lesse i suoi appunti, gli dissi che mi sembrava assurdo menzionare quegli alberi, perché Santiago aveva un gran numero di parchi con platani altrettanto alti, e anche di più, e che parlare in modo così poetico del fiume Mapocho, un rigagnolo d’acqua color fango che trascina con sé spazzatura e animali morti, mi pareva esagerato.
«Tu non conosci il nord, per questo non capisci» rispose Fredy, e continuò a descrivere i piccoli giardini che portano al colle Santa Lucia.
Dopo essere trasaliti al colpo di cannone che segnava mezzogiorno a Santiago, andammo a bere birra in Plaza de Armas, perché avevamo l’incredibile sete che si ha sempre a vent’anni.
Qualche mese dopo Fredy mi mostrò il nord. Il suo nord. Arido, riarso, ma pieno di ricordi e sempre pronto al miracolo. Lasciammo Iquique all’alba di un 30 marzo e prima che Inti, il sole, s’innalzasse sulle montagne a levante, viaggiavamo già sulla Panamericana, dritta e lunga come un ago interminabile, a bordo della vetusta Land Rover di un amico.
Alle dieci del mattino il deserto di Atacama si mostrava in tutto il suo spietato splendore, e io capii definitivamente perché la pelle dei suoi abitanti appare vecchia prima del tempo, segnata dal sole e dai venti impregnati di salnitro.
Visitammo villaggi fantasma dalle case perfettamente conservate, le stanze in bell’ordine con tavoli e sedie che sembravano aspettare i commensali, e poi teatri operai, sedi sindacali bramose di rivendicazioni, e scuole con le loro lavagne nere pronte per scrivervi la lezione che avrebbe spiegato la morte improvvisa degli impianti di sfruttamento del salnitro.
«Da qui è passato Buenaventura Durruti. Ha dormito in questa casa. Ha parlato della libera associazione degli operai» spiegava Fredy illustrando la propria storia.
Al tramonto ci fermammo in un cimitero con le tombe ornate da rinsecchiti fiori di carta e io pensai che fossero le famose rose di Atacama. Sulle croci erano incisi cognomi spagnoli, aymara, polacchi, italiani, russi, inglesi, cinesi, serbi, croati, baschi, asturiani, ebrei, uniti dalla solitudine della morte e dal freddo che piomba sul deserto non appena il sole si inabissa nel Pacifico.
Fredy annotava dati sul quaderno o controllava l’esattezza di vecchi appunti.
Stendemmo i sacchi a pelo vicinissimo al cimitero e ci mettemmo a fumare e ad ascoltare il silenzio: il mormorio tellurico di milioni di sassi che, riscaldati dal sole, si schiantano all’infinito per il violento sbalzo di temperatura. Ricordo che mi addormentai stanco di osservare le migliaia e migliaia di stelle che illuminano la notte del deserto, e all’alba del 31 marzo il mio amico mi scosse per svegliarmi.
I sacchi a pelo erano fradici. Gli chiesi se aveva piovuto e Fredy rispose di sì, che aveva piovuto come quasi ogni 31 marzo nell’Atacama. Quando mi tirai su, vidi che il deserto era rosso, intensamente rosso, coperto di minuscoli fiori color sangue.
«Eccole. Sono le rose del deserto, le rose di Atacama. Le piante sono sempre lì, sotto la terra salata. Le hanno viste gli antichi indios atacama, e poi gli inca, i conquistatori spagnoli, i soldati della guerra del Pacifico,* gli operai del salnitro. Sono sempre lì e fioriscono una volta all’anno. A mezzogiorno il sole le avrà già calcinate» spiegò Fredy annotando dati sul quaderno.
Quella fu l’ultima volta che vidi il mio amico Fredy Taberna. Il 16 settembre 1973, tre giorni dopo il golpe militare fascista, un plotone di soldati lo condusse in un terreno abbandonato nei dintorni di Iquique. Fredy riusciva a stento a muoversi, gli avevano rotto varie costole e un braccio, e quasi non poteva aprire gli occhi perché il suo volto era tutto un ematoma.
«Per l’ultima volta, si dichiara colpevole?» chiese un aiutante del generale Arellano Stark, che contemplava da vicino la scena.
«Mi dichiaro colpevole di essere un dirigente del movimento studentesco, di essere un militante socialista e di aver lottato in difesa del governo costituzionale» rispose Fredy.
I militari lo assassinarono e seppellirono il suo corpo in qualche posto segreto in mezzo al deserto. Anni dopo, in un caffè di Quito, un altro sopravvissuto all’orrore, Ciro Valle, mi raccontò che Fredy aveva accolto le pallottole cantando a squarciagola l’inno socialista.
Sono passati venticinque anni. Forse ha ragione Neruda quando dice: Noi, quelli di allora, non siamo più gli stessi, ma in nome del mio compagno Fredy Taberna continuo ad annotare le meraviglie del mondo su un quaderno con la copertina di cartone.


* Conflitto armato (1879-83) tra il Cile, il Perù e la Bolivia per il possesso di territori ricchi di giacimenti di salnitro sulle coste della Bolivia e del Perù meridionale. Fu in seguito a questa guerra che la Bolivia perse l’accesso al mare. <N.d.T>




LEGGI I COMMENTI (1) PERMALINK