Curioso come le persone sparino giudizi ritenendo di conoscerti, o di averti conosciuto.
Curioso perché le persone, secondo me, non si capiscono mai veramente, fino al momento in cui non si trascorre gran parte del tempo direttamente (e fisicamente) con loro.
Capita così che una ragazza assente nella mia vita da due anni abbia la presunzione di aver bloccato il tempo e pretenda di sapere come sono io, adesso.
Questa persona ha conosciuto quello che ero io fino a due anni fa perché è stata presente nella mia vita, sicuramente ora è niente di più che un’ospite, proprio come uno dei tanti che entrano quì, nessuna differenza.
Ecco, io penso che tanti avrebbero molto più bisogno di pensare ai loro di c****, tanti, invece di pensare ai miei.
Quando sono tornato a casa e i miei mi hanno riferito quello che questa persona aveva detto loro su di me, mi sono inkazzato all’inizio..poi ho pensato che in fondo era inutile prendersela, mi ritengo maturo abbastanza da assegnare una scala di valori alle parole delle persone che mi rigurdano, e ce ne sono tante il cui giudizio vale meno di zero.
Le persone che mi conoscono veramente ad oggi, sono 3, amici con cui mi sento al telefono tutti i giorni e con cui mi vedo tutti i fine settimana e pure durante; questi possono andare in profondità con i giudizi, dicendo qualcosa che vada al di là di semplici intuizioni o sensazioni.
..e a dire la verità forse nemmeno loro mi conoscono totalmente.
Ora, questa è solo una premessa, un link che mi permette di proseguire su quanto dirò.
Ci ho pensato.
L’idea di scrivere qui in modo che tutti potessero leggere le mie idee mi ha da sempre affascinato. Non perché quello che racconto io sia la verità, e io voglia trasmettere questa verità, anzi..sono il primo a dire che una persona presa da sola sia un po’ come sheva che giochi 1 contro 5..a basket..
..è lo scambio di idee a fare la differenza, è bello apprezzare e stare a sentire tantissime opinioni anche se completamente opposte alle tue, ogni persona poi ha una sua sensibilità per ritenere quello che scrivo dello spazio occupato abusivamente nella rete, oppure qualcosa che provochi in lei sensazioni positive, da condividere. Ma ogni scambio di idee è qualcosa di magico x me, un’opportunità di arricchirsi e di crescere, in ogni caso, con chiunque si parli o si scriva.
Il fatto però, è che non accetto che qualcuno, leggendo qualcosa che posso scrivere direttamente, o x sentito dire da terzi, possa permettersi di giudicarmi senza conoscermi, e questo non perché siano cose negative, chi vuole criticare, mi critichi pure..semplicemente non mi piace che poi circolino voci totalmente o parzialmente false sul mio conto.
Per questo motivo ho deciso di tagliare.
Dopo un po’ di tempo di frequenza qui nel sito, ho la presunzione di sapere ad oggi chi mi interessa legga quello che penso; perciò da ora fino a data da destinarsi, solo queste persone potranno leggere le mie parole, e ovviamente ci sarà spazio anche per quelle che finora non hanno avuto l’opportunità di leggere, se lo vorranno.
Di certo gli ospiti che entrano regolarmente, saranno tutti bloccati.
Della serie:

Mi dispiace per quelli che mi erano affezionati da vecchia data..

Le sole cose che terrò x tutti saranno pensieri generali, o eventi da rendere pubblici.
Per gli estranei, questo è l’ultimo post che parla di me.
Per gli amici...sapranno.
Since 1989.. È difficile dire perché, come, quando l’idea si sia radicata in me, mi abbia attratto, suggestionato.
Immancabilmente provo molta tenerezza ripensando a quel giorno di settembre del 1981, quando Angela ed io entrammo con il nostro camper, scontrandoci con una realtà frenetica, maestosa, pazza e, in definitiva, molto più complessa di quanto ci aspettassimo.
L’impatto con questa città non può essere che violento e traumatizzante ed il primo sentimento che provammo fu un senso di sgomento, sostituito immediatamente da una serie continua e velocissima di altri stati d’animo: entusiasmo, curiosità, stupore si alternavano in noi con la stessa rapidità delle immagini che ci sfilavano davanti agli occhi. Sentimmo ad un tratto il bisogno di stare più vicini per ritrovare quella dimensione–uomo che il luogo con il suo ritmo frenetico ed i suoi grattacieli sembra aver dimenticato e superato. Iniziammo a camminare lungo le vie del centro incantati, senza sapere che fare, dove andare, che cosa fotografare.
[...]
Ma perché è proprio così ?
In realtà solo chi vi è stato ed ha cercato di comprenderla in tutti i suoi molteplici e contrastanti aspetti, sa che forse non si può amare una simile città, anzi la si può odiare, ma sempre si rimane attratti dal suo straordinario ed insinuante fascino.
[...]
Ed è ricordandola nelle quiete serate di casa mia che ho avuto quella fastidiosa sensazione, improvvisamente divenuta certezza, di aver lasciato dietro di me qualcosa. È stato un richiamo forte, insopprimibile: dovevo tornare.
I miei occhi, la mia mente avevano fermato immagini che erano sfuggite invece al mio obiettivo: dovevo tornare.
Sentivo sempre più forte l’esigenza in me di esprimere, cercare e fissare quelle impressioni che rivivevo in continuazione, che conoscevo ormai a memoria, che già trovavano spazio nella mia macchina fotografica: dovevo tornare.
E cosi, nel maggio 1982, ritornammo. Sicuro di ciò che volevo e di ciò che cercavo, lungo la via che conduce al centro facevo precisi e dettagliati programmi: fissando in immagini le mie sensazioni, non avrei lasciato nulla al caso. Improvvisamente il taxi giallo rallentò ed infine si fermò. Alzai gli occhi ed in un solo momento le mie certezze e la mia sicurezza crollarono di fronte alla maestosa grandezza di questa città. Nuovamente fui preso da una strana sensazione di sgomento: rimasi attonito a guardare la vita ed i palazzi, la gente e le automobili che sfrecciavano intorno a me a velocità vorticosa. Questa città alla quale tanto avevo pensato e che giuravo di conoscere, ancora una volta mi sfuggiva senza che riuscissi ad afferrarne l’intima realtà.
[...]
Ma questa è una grande città e come tutte le grandi città ha in se qualcosa di inafferrabile: è la vita di tutti coloro che la popolano, i loro sentimenti, i loro dolori, le loro angosce, le loro gioie, le loro vicende quotidiane, grandi o mediocri che siano.
Vive di tutto ciò e custodisce in sé, arricchendosene ogni giorno, questi impulsi vitali.
L’uomo, il singolo individuo, non può comprendere e far sua la grande anima: forse può soltanto intuirla, per lo spazio di un attimo.