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Monday, June 12, 2006 - ore 11:49


The Small Faces
(categoria: " Musica e Canzoni ")



Degli Small Faces non sono mai riuscito a trovare molto materiale ma a breve la lacuna sarà colmata dai nuovi arrivi di questo grande e originalissimo gruppo “mod” inglese. L’unico pezzo in mio possesso è questo CD di Gratest Hits, ma basta e avanza per capire il grande valore di questa band dal sound aspro e tagliente, imperniato sull’asse chitarra – basso rispettivamente di Steve Marriott e Ronnie Lane, assecondati alla grande da un bravissimo Kenny Roger alla batteria e da Ian McLagan alla tastiera. Divennero ben presto i beniamini del movimento “mod” della parte orientale di Londra in rivalità ai “mods” seguaci degli “Who” che controllavano la zona opposta.
Steve Marriott, leader e autore assieme a Lane di tutti i successi possedeva una potente voce dal timbro graffiante impostata sui registri acutissimi, di grande fascino e assolutamente unica nella sua particolarità.Il sound rozzo e trascinante uniti all’impeto e la brutalità dei suoi riff di chitarra contribuirono ad essere precursori dell’hard rock.
Ecco un po’ di notiziole: Marriott lascia gli Small Faces per unirsi agli “Humble Pie” di Peter Frampton e fu sostituito al canto nientemeno che da Rod Stewart il quale portandosi dietro il chitarrista Ronnie Wood (futuro ed attuale chitarrista degli Stones) e tenendo l’ossatura originale il gruppo cambiò nome in “Faces”.





Il batterista Kenny Roger nel 1978 ebbe grande coraggio di rilevare la pesante eredità lasciata dal compianto Keith Moon negli “Who”.
Steve Marriott muore nel 1991 in un incendio e il bassista Ronnie Lane, dopo essersi esibito per l’ultima volta in una sedia a rotelle , muore di sclerosi multipla nel 1997. Che allegria ragazzi…
Le canzoni:
solo 12, sono le canzoni contenute in questo Greatest Hit, naturalmente quelle più famose come ad esempio la trascinante “Sha La La La Lee”, con “power chord” di chitarra al vetriolo.
“Come On Children” è un pezzo di vero hard rock al limite dell’epilessia con la batteria di Kenny Roger alla “Keith Moon”.
“Running Wild”, è un altro pezzo hard con chitarra e voce alla “Led Zeppelin”.
“My Minds Eyes” invece è una canzone con dei bei coretti, che rientra nei ranghi del beat sebbene con accordi potenti di chitarra.
Un po’ più leggera “Itchicoo Park”, ma siamo già nel 67. Ascoltando la canzone, molto bella a dire la verità, mi rendo conto perché abbiano scelto Rod Stewart a sostituire Marriott alla voce. È molto probabile che Rod ne abbia fatto un rifacimento di questo pezzo.
Nel contesto trovo fuori luogo “Collinbosher”,tuttavia un bel pezzo Rhythm & Blues strumentale di fiati e organo hammond.
“Red Balloon” ha in grande evidenza una bellissima 12 corde acustica.
“Autumn Stone” è una stupenda ballata cantata dolcemente da Marriot la cui voce è stata trattata e abbellita ulteriormente da un bel riverbero. Bellissimo anche l’assolo di flauto anch’esso riverberato in quantità.
“Sorry She’s Mine” è un altro beat con gli accordi “rubati” a “Twist And Shout”.
“Undertanding” comincia con un pesantissimo break di batteria sempre alla “Keith Moon” che si ripetono ad ogni risoluzione della strofa. Con questa si chiude il Greatest.
Ora attendo “Ogden’s Nut Gone Flake” (1968) il lavoro più definito degli Small Faces poiché trattasi di un album di rock sperimentale che usci con una curiosa copertina colorata dalla forma rotonda in antitesi a quella bianca del “White Album” dei Beatles dello stesso anno.
Sono curioso di sapere di cosa si tratta.



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