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Monday, June 12, 2006 - ore 12:48


ALLA CONQUISTA DELLA PAPUA NUOVA GUINEA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


FONTI TRATTE DA WWW.WIKIPEDIA.ORG


Stato indipendente nell’ambito del Commonwealth dal 16 settembre 1975, la Papua Nuova Guinea è costituita dalla parte orientale dell’isola della Nuova Guinea. Fa parte della cosiddetta Oceania vicina.

Geografia
Il paese, diviso in province, è principalmente montagnoso (vetta più alta: Mount Wilhelm a 4,509 m) e coperto da foresta pluviale, con piccole pianure vicino alle coste. Situato in una zona attiva sismicamente, il paese è spesso soggetto a tsunami.

La Papua Nuova Guinea è una delle regioni più vicine all’equatore che ha esperienza di nevicate, che si verificano nelle zone più elevate.

La parte più grande del paese è sull’isola della Nuova Guinea dove si trovano le principali città: la capitale Port Moresby, Lae e Mount Hagen


Storia
Questo stato comprende l’ex possedimento tedesco della Nuova Guinea - successivamente affidato in amministrazione all’Australia dalla Società delle Nazioni (nel 1921) e quindi dall’ONU - e dal territorio di Papua (o Papuasia), governato dall’Australia già dal 1906.

Già unificati dal punto di vista amministrativo nel 1949, i due territori avevano ottenuto una propria autonomia interna nel 1973.

Sabato scorso su RAI UNO, Alberto Angela ha presentato un documentario sulle popolazioni indigene della Papua Guinea in frelazione ai mutamenti che esse assumono venendo sempre più a contatto con la parte civilizzata della società umana.
In particolare il reportage ha documentato come gli indigeni, uomini e donne che vivono in modo quasi primitivo, hanno accolto la proposta di un sacerdote cristiano che li ha CONVERTITI a cooperare alla costruzione di un aeroporto.

Un aeroporto?

In un isola deserta? nel senso che ci vivono qualche centinaio di indigeni divisi in clan, animali e foresta vergine.
Che vantaggi nepossono trarredelle persone che (fortuna per loro) non sanno cos’è l’economia ne tanto meno il modo di vivere occidentale.
Il prete ha motivato l’indispensabile costruzione di un aeroporto civile, dicendo che sarebbe di utilità alla popolazione, gli aerei potrebbero atterrare per portare le persone malate negli ospedali.

Beh detta così sembrerebbe una nobile causa, ma mi vien da pensare: ne hanno davvero bisogno di un ospedale? Si sono curati con la loro medicina tradizionale da sempre, ma tutto ad un tratto è indispensabile che si vadano a curare in un ospedale, dove ti impbottiscono di farmaci finchè non muori!!

No, secondo me c’è dell’altro! Ad esempio: che fine faranno le tonnellate di legname proveniente dagli alberi abbattuti per far posto all’aeroporto?? Saranno gli indigeni a guadagnarne??

Ma poi cosa se ne fanno dei soldi che vivono di caccia e di pesca??
Li terranno da parte finchè, un europeo frustrato dalla frenesia del suo Paese, aprirà un bar in questo paradiso terrestre, e qui li consumeranno ubriacandosi per dimenticare la sciocchezza fatta.

Quale sarà la multinazionale Occidentale che costrurà l’aeroporto?? Che interessi ne ricaverà?
Quale altra società satellite deciderà di approdare nella nuova isola per far fortuna?? sulle spalle degli altri!!

E l’aeroporto servirà solo per portare i malati in un ospedale, o servirà a deportare gli indigeni in altro luogo, e poter importare i turisti in bei villaggi esotici??

E non è che la 3 foresta più grande del mondo faccia gola a qualche industria della carta?? o a qualche multinazionale del mobile??

Siamo proprio sicuri che il nostro stile di vita sia più vantaggioso a quelle popolazioni abituate ad essere selvagge dalla notte dei tempi??

CHE VANTAGGI POSSONO OTTENERE QUESTE PERSONE??? NIENTE DI NIENTE. UN OSPEDALE FORSE???
NO SICURAMENTE OTTERRANNO SOLO UMILIAZIONI E RIMPIANTO DI AVER ABBANDONATO LA SAGGEZZA PER LA PAZZIA DI UN MONDO CHE vA A 1000ALL’ORA SENZA GUARDARE IN FACCIA NESSUNO.


Interessante:

Culto del CARGO
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Un culto del cargo (Cargo cult) è una tipologia di movimento religioso che storicamente si è manifestata in Melanesia, nel Pacifico sud-occidentale. I membri di un culto del cargo credono che i beni occidentali provenienti dall’industria (i ’cargo’, i cosiddetti carichi di beni spediti per via aerea) siano stati creati dagli spiriti degli antenati e fossero destinati alle popolazioni melanesiane. I bianchi, al contrario, avrebbero slealmente preso controllo di questi oggetti. I culti del cargo quindi sono indirizzati a purificare le loro comunità e quello che loro percepiscono come influenzato dai bianchi conducendo dei rituali simili ai comportamenti che i locali hanno visto assumere dagli occidentali, presumendo che questi riti possano far giungere i cargo. Una peculiarità dei culti del cargo sono la credenza che gli agenti spirituali in futuro facciano arrivare dei cargo molto più di valore, e i prodotti più desiderati dai partecipanti al culto.

I culti del cargo sono stati notati dalla comunità scientifica fin dal diciannovesimo secolo, ma la loro più grande espansione è avvenuta dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. I cultisti non comprendono appieno il significato della produzione industriale e del commercio, ed hanno un limitato potere d’acquisto. La loro conoscenza della società, della religione e dell’economia occidentali sarebbe rudimentale. Questi culti sono una risposta alla confusione e all’insicurezza derivanti dal contatto con l’Occidente, e razionalizzano la loro situazione riferendosi a simboli magici e religiosi che vengono associati con la cristianità e la società occidentale. Tra le varie differenze culturali e una vasta area geografica melanesiana ci sono stati casi di movimenti organizzatisi indipendentemente gli uni dagli altri.

Gli esempi più famosi di comportamenti derivati dal culto del cargo sono le false piste di atterraggio, gli aeroporti e le radio fatte di noci di cocco e paglia, costruiti dai membri del culto nella credenza che le strutture avrebbero attratto aerei da trasporto pieni di ’cargo’. I credenti inoltre inscenano finte trivellazioni e marcie, dotandosi di martelli pneumatici e fucili costruiti con del legname, usando finte insegne militari e dipingendosi il corpo con la scritta "USA", per camuffarsi da soldati.

Tutt’oggi molti storici ed antropologi obiettano che il termine "culto del cargo" sia un modo poco preciso per identificare una vasta varietà di fenomeni. Tuttavia è diventato il modo più comune per denominarli ed il termine continua ad essere usato oggi. In maniera più precisa tali culti sarebbero spesso identificabili come culti millenialisti, nel senso di un futuro utopico portato loro da un messia




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