Che bella fotografia della “strada” ha fatto mons. Mauro Parmeggiani.
Incidenti, incolonnamenti, stragi del sabato sera… Purtroppo la strada viene sempre più menzionata per eventi eccezionali o luttuosi. Fin dall’antichità la strada è stata interpretata come metafora dell’esistenza, luogo privilegiato della ricerca, in cui al vagabondaggio erratico iniziale, segue il procedere consapevole, seppur faticos, verso la mèta. Oggi la strada rischia di ridursi a uno spazio in cui si travisa la realtà, palcoscenico quotidiano in cui si sostituiscono i valori umani con proposte artificiali o alineanti.
Movimento frenetico, smania di accelerare i tempi, esigenza di apparire e bisogno di essere confermati dal possesso delle cose...
Ma la strada ti dipinge nella mente tre sfumature.
La strada rimanda al dominio di sé, allo sviluppo delle capacità motorie, all’essenzialità, al rispetto dele regole e dei segnali. Certo, si può vivere anche da girovaghi, ma il termine “viaggio” fa riferimento a una partenza, ad un percorso e ad una mèta da raggiungere. E questo raffigura il cammino di ogni persona, che ha un’origine precisa, un suo sviluppo, un suo fine.
La strada evidenzia che non si viaggia mai da soli. Le strade sono nate per mettere in comunicazione le persone nel modo più sicuro e veloce possibile. Questa dimensione del viaggio rimanda direttamente alle relazioni con il prossimo, cioè al rispetto e all’attenzione nei confronti degli altri, ma anche alla possibilità di comunicare, di intrecciare nuovi ed inaspettati legami interpersonali, di avviare amicizie e di essere gentili con gli altri.
La strada è un’immagine del rapporto con Dio. E’ significativo che nella Bibbia, quando Dio vuole mettersi in relazione con l’uomo, non gli propone un corso di catechesi, ma gli ordina di mettersi in cammino. Questo avviene con Abramo e con Mosè, con i profeti e con tutto il popolo ebreo, la cui professione di fede iniziava appunto così:
“Mio padre era un arameo errante” (Dt 26,5). Anche Gesù di Nazareth viaggia per città e villaggi. Predica e guarisce mentre cammina, anzi arriva a definire se stesso “la Via” da percorrere (cfr Gv 14,6). E’ il culmine della Rivelazione: non una proposta generica, ma un invito preciso alla sequela:
“Vieni e seguimi” (Mt 19,21). E non è casuale che il termine apostolo significhi “inviato”.