
armor, 39 anni
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Sunday, June 18, 2006 - ore 21:31
LA PAZIENZA E IL DOLORE
(categoria: " Riflessioni ")
Pazienza viene da patire. Patire non e’ soltanto soffrire. Conosciamo dei verbi la forma attiva e quella passiva, cioe’ l’azione che puo’ essere anche buona (per esempio: vengo guarito, vengo istruito) di qualcuno o qualcosa verso di noi, su di noi, non necessariamente contro di noi.
Comunque, patire, anche quando e’ un soffrire, non e’ uguale a subire.
Subire e’ sottomettersi, rinunciare al diritto e alla dignita’, che vanno
difesi non solo per noi, ma per tutti. Patire senza subire puo’ essere una forza. C’e’ di peggio che patire la tortura. Come diceva un torturato al suo torturatore: "Il peggio e’ essere come te".
Si patisce un’offesa, una violenza fatta a noi, oppure un dolore, un male della vita, della natura, della malattia: il male umano, o il male naturale.
Il male e’ soltanto maledetto? E’ solo da rifiutare e ribellarsi
immediatamente? Non puo’ essere anche fecondo, utile? "Non tutto il male vien per nuocere", diceva la saggezza popolare. Il dolore non e’ solo distruttivo: se colpisce una vita viva, vi scava nuovi spazi interiori, che non conoscevamo, come il primo pianto apre i nostri polmoni chiusi di neonati. Di un romanzo cinese ricordo solo questa frase: "Hai il cuore spezzato? Vuol dire che hai un cuore". Il male si puo’ anche portare con pazienza. Portare, invece di subito scaricare, e’ un atto di forza.
La condizione per questa crescita dolorosa e’ assumere il dolore, affrontarlo e non fuggirlo, portarlo, elaborarlo. Il che richiede coraggio, cioe’ cuore. Il solo fuggire dal dolore e’ debolezza
e incrementa la debolezza.
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