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io ho sempre tentato... "
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ORA VORREI TANTO...
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Tuesday, June 20, 2006 - ore 12:00
Bar Università
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Niente mensa quel giorno. Voleva il bar e il suono ravvicinato delle tazzine che si posano sul piattino. Quello ritmato del cucchiaino che, adeguandosi agli umori della mano di turno, si scontra con una delle poche clamorose certezze empiriche da bar: il nervoso avrebbe girato il cucchiaino come se avesse la possibilità di aprire in quell’intenso aroma nero un vortice entro il quale far sciogliere l’amaro del suo nervosismo. Quello chevasempredifretta avrebbe battuto il tempo dei secondi per velocizzare l’operazione raffredda caffè - fai sciogliere al meglio lo zucchero, da non prendere in considerazione d’osservazione scientifica, se il suddetto uomo veloce avrebbe accorciato i tempi mediante omissione di bustine di zucchero.
E ancora, quello che avrebbe bevuto semplicemente il caffè che si sarebbe girato a guardarti perché effettivamente in quel momento di pura ecologia da bar, saresti stata tu quell’intrusa strana maniaca che non ti lascia bere il caffè in santa pace.
Entrò. Si guardò intorno per capire di quale tipologie di gira caffè ne avrebbe apprezzato i movimenti, e poi si mise su uno sgabello ad aspettare.
Il bar era stranamente privo di luce, per cui in quella penombra a fatica si accorse delle sagome degli altri presenti. Cercò d’individuare quello che sarebbe dovuto essere il profilo del cameriere e fece per avvicinarsi a chiedere il suo caffè ristretto, quando intravisto un uomo in piedi sulla sedia che parlava in maniera decisamente enfatica, e visto anche gli scarsi tentativi di attirare l’attenzione del cameriere, si risistemò sullo sgabello ad ascoltare. Si accorse che anche gli altri presenti erano tutti intenti a carpire ogni singola sua parola.
Che strano pensò tra se. Ma quel giorno non aveva particolarmente voglia di vivere, ma solo di ascoltare.
Racconto dell’uomo sulla sedia. *carpito a metà per via del ritardo con cui Lei entrò nel bar.
Due anni erano passati e il ragazzo supplente oramai ne portava i segni sulle parole. Ogni cosa che diceva sembrava incredibilmente misurata, quasi avesse un bilancino e conoscesse i giusti pesi di ogni singola vocale, consonante o anche solo punteggiatura. Ma continuava a scrivere, anche se quel mondo gli andava sempre più stretto. Voleva ancora bene a tutti quegli esserini. Aveva imparato a consolare gli donnemetà, simpatiche ragazze così poco sicure di se stesse da girare per le strade con solo metà del loro corpo, e gli donneriflesso, quelle così impelagate nelle vischiosità delle vite precedenti da esser costrette ad andare in giro con il riflesso tatuato sugli occhi delle gioie condivise con il proprio ragazzo nel passato. Era una popolazione molto speciale ma anche terribilmente cocciuta e forte, e il ragazzo supplente aveva imparato oramai a supplire per l’appunto. Qualche volta le aiutava ad attraversare le strade delle loro crisi, finché non si sincerava che potessero sorridere dall’altra sponda delle loro belle emozioni. Un giorno però, come accade sempre nei racconti, si ammalò di una strana malattia. Iniziò ad essere sempre più debole, e a non riuscire più a far sbocciare il sorriso alle abitanti di quella cittadina, ahimè così poco ridente. Gli donnedimezzo e gli donneriflesso dapprima non se ne accorsero, col passare del tempo però non poterono fare a meno di notare che qualcosa era cambiato.
Tutti nel bar erano in perfetto silenzio, sincronizzato. L’uomo che era sulla sedia scese. Un malcontento generale iniziò a sgomitare tra i presenti, materializzandosi in una domanda: –Scusa ma hai finito di raccontare?-. L’uomo che era sulla sedia non rispose. Fu il cameriere a sbrigare la questione liquidando in uno sguardo verso lei tutto il silenzio della stanza.
- E’ vero! Come avevamo fatto a non pensarci prima! Adesso è il turno dell’ultima arrivata.- Adesso era Lei che doveva continuare la storia.
Ivan Graziani_canzone senza inganni
Amico canta una canzone
una canzone senza inganni,
con poche note in questi giorni
dove il vento ci porta in tutte le città
canta più forte o non ti sento, io sono qua.
E’ chiaro che la notte non va,
cani randagi e troppa magia portami via per favore, via,
stanotte ho scritto una canzone
che come una figlia si mette a giocare,
io chiudo gli occhi e la lascio fare,
per poi volare più in là...
Tutti i giorni dentro al Bar,
a parlare dei tuoi guai canta forte amico,
questa sera sei con noi.
No, non bere in fretta, i tuoi bicchieri passan come i tuoi anni
canta una canzone senza inganni.
Ho fatto sempre a modo mio
non ho pregato mai nessuno né uomo, né donna, né Dio
ma questa sera la mia vita,
mentre la sto cantando
potrei cambiarla tutta intera con la tua vita, se vuoi...
Tutti i giorni dentro al Bar a parlare dei tuoi guai
canta forte amico,
questa sera sei con noi.
No, non bere in fretta,
i tuoi bicchieri passan come i tuoi anni
canta una canzone senza inganni.
E più in là, qualcuno le ripeterà...
(Queste tue parole) e più in là qualcuno le ricorderà...
(In un’altra città) più in là,
qualcuno le ripeterà...
e più in là qualcuno le ricorderà!
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