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Thursday, June 22, 2006 - ore 12:15


L’io della mente
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Credo che sia impossibile non provare una certa forma di imbarazzo parlando di questa mia ultima lettura. La ragione sta proprio nel soggetto sottinteso della frase precedente, quell’"io" che è l’oggetto, il soggetto e il protagonista di un libro nel quale il gusto di Douglas Hofstaetter per l’autoreferenzialità logica si sposa perfettamente con l’analogo gusto di Daniel Dennett per l’autoreferenzialità filosofica. Per avere un’idea del risultato basta considerare che (come si premura di farci notare anche il traduttore italiano) il titolo in inglese, "The mind’s I" suona anche come "The mind’s eye", "L’occhio della mente", ma può anche essere la versione colloquialmente abbreviata di "The mind is I", "La mente è io".

Il libro parla proprio di questo. Che cos’è l’"io"? In altre parole, che cosa ci spinge a sentire che esiste un "io" che, nonostante le evoluzioni e i cambiamenti, rimane identificabile con assoluta certezza e che percepiamo come un tutt’uno nello spazio e nel tempo? D’accordo, "io" so di esistere perché vedo le cose dal mio punto di vista; ma allora, come faccio a sapere che esisti "tu", visto che non ho la minima idea di quale sia il tuo punto di vista? E poi, il fatto che esista un "mio" punto di vista non è una conseguenza, piuttosto che una causa, dell’esistenza di un "io"?

Gli autori si guardano bene, giustamente, dal dare una risposta; conducono però il lettore in un viaggio affascinante nel mondo della coscienza e dell’autocoscienza, dando spunti di riflessione e osservazioni argute senza cristallizzarsi in teorie o asserzioni categoriche. Si parte così analizzando gli "altri io", cioè le circostanze che ci spingono a riconoscere in qualche altro soggetto (persona o animale o, perché no, cosa) gli estremi della coscienza e della "personalità"; si compie poi qualche affascinante Gedankenexperiment per capire se e come tale "io-ità" può essere modificata, o replicata, o persa. Si cerca poi in qualche modo di tirare le fila del discorso, ma l’unica certezza ottenibile sembra proprio essere che questo concetto di "io", sul quale forse non ci è mai venuto in mente di interrogarci, è probabilmente il più sfuggente e delicato con il quale si possa avere a che fare.

Fermo restando che questo libro è assolutamente splendido, sento un certo imbarazzo anche nel consigliare di leggerlo o di non leggerlo. Non lo si può certo definire facile, perché i concetti che contiene sono tutt’altro che banali e richiedono, forse, un certo allenamento e una certa propensione alla riflessione (o, se preferite, alla masturbazione mentale agonistica); d’altra parte, il modo in cui è scritto, sempre leggero e elegante come un merletto, lo rende assolutamente adatto anche a essere portato sotto un ombrellone. Espresse queste riserve, insomma, il suggerimento è nettamente a favore della lettura.

E ciò detto, me ne parto per Roma, ché il lavoro impone la mia presenza nella città eterna entro sera. Buona giornata a tutti.

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