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Monday, June 26, 2006 - ore 12:12
L’iperbole del pic-nic
(categoria: " Ricette ")

Abbiamo imparato cosa fossero i pic-nic da Topolino e Paperino. Questi eroi della nostra gioventù c’hanno insegnato una grande verità: si può vivere senza fare sesso, o perlomeno si può evitare di sbattere in piazza ciò o chi si è già sbattuto. E narrare solo la parte politically correct della propria vita, gli intrallazzi con le forze dell’ordine, i cugini pronti a sfilarti la femmina da sotto il naso, i fortunati e tante altre allegorie della realtà.
Ma la carta, seppur poco patinata, ci ha sempre offerto una visione distorta del mondo, e per questo ci scontriamo ogni giorno con scoperte dalle gravissime ripercussioni sulla nostra vita.
Penso al pic-nic. Quel pic-nic, solitamente svolto da "famiglia + nipotini" nella nostra bibbia a fumetti, con un telo perfettamente steso, il CESTINO di vimini, Paperina vestita a festa con il fiocco rosa in testa, ed in cielo solo rondini (od angoli a 135 gradi dei disegnatori Disney, as you prefer).
Quando mai è andata così?
Ogni pic-nic della mia vita, ma non mi sento un caso isolato (almeno per questo), è stato costellato di intoppi.
Il terreno ha causato infinite ore di sofferenza alle povere natiche dei presenti. Le formiche hanno colonizzato sandwich, salsicce, torte salate, paste fredde, cartine di cellulosa, a volte anche scarpe di amici che poi vengono - chiaramente - svuotate nella TUA macchina, per un progetto dell’ONU chiamato "Adotta un formicaio". A Paperopoli le formiche non esistono. O forse sono solo paperi più piccoli, chissà.
La musica non è mai stata fatta di chiavi di sol disegnate nel cielo o canzoni scritte in corsivo. Generalmente era l’ultimo successo degli 883 sparato dall’autoradio del Golf parcheggiato sul prato dal vicino di pic-nic.
Nel migliore dei casi il
telo era avvolto su se stesso dopo dieci minuti, ed il cielo irradiava di
acqua i presenti entro un paio d’ore.
Non ho mai avuto una cesta in vimini da pic-nic. Sì, ci sono sempre stati quei frigo di plastica dai colori vagamente "70s". Rossi con manico blu o blu con manici rossi, l’Italia in questo è sempre stata divisa.

Nell’era di Little Bucarest, le cose sono comunque cambiate.
Il nuovo
Concordato del pic-nic prevede numerose varianti all’arte del cazzeggio
as we know it:
1) per fare il pic-nic è necessario un
permesso di soggiorno. Valido per tutta Italia, non per la Certosa. Gli italiani dediti al pic-nic sono sempre meno, rendendo tale sublime convivio appannaggio ormai dei soli rumeni lungo il Piovego.
2) la libertà di aggregazione è concessa solo a
pasquettaL’archivista della tua mente ha deciso di cancellare quel nomignolo inglese dalla tua mente, con una bomba ad orologeria. Pronta a disinnescarsi temporaneamente nella
settimana santa, per poi riattivarsi dopo il lunedì di pasquetta. Giorno in cui milioni di italiani vengono evacuati dalle loro case e spinte sugli argini, dando con i loro avanzi nuova aspettativa di vita a pantegane, insetti, gnu, koala e triceratopi in estinzione a
Belvedere di Tezze sul Brenta.
3) durante il pic-nic si possono ascoltare solo i
VengaboysCoreografie per il balletto di gruppo sono fornite in una traccia ROM del loro cd, in ossequio al popolo
nomade. I testi sono semplici ma efficaci, riguardano la fame nel mondo ed alcune importanti manifestazioni non-violente degli anni 70. Ed istigano alla rissa con lo
stronzo che continua ad ascoltarli, mentre tu vorresti solo una giornata a base di sbronze, abbuffate e coccole.
4) ogni
chitarra dev’essere numerata dalla SIAE
Vasco Rossi ha scoperto che, facendo compilare un
bordero’ ad ogni "suonatore da spiaggia" (o da prato) può incrementare l’airplay di
Albachiara di 100000 esecuzioni solo a pasquetta, per l’equivalente di una nuova
Mercedes all’anno.
Altro che teic det, direbbe Ambra.
5) la
carne va comprata un mese prima.
I
bagarini colpiscono ancora. E non il pubblico dei concerti o degli stadi: i carnivori. E’impossibile trovare
ossetti da giorni prima di ogni festa comandata. Oscuri signori assaltano le macellerie o rapiscono direttamente animali nelle fattorie, macellandoli
on demand nei luoghi dei pic-nic, rivendendoli a peso d’oro. Qualcuno fermi il
proibizionismo della fettinaSe vedete famiglie felici lungo l’argine, invidiatele un po’. Lasciate che una lacrimuccia pulisca il vostro occhio e ripensate un po’al passato, alle fragole passate da bocca a bocca nei prati, ai primi cataloghi Postal Market con donne a seno nud... Ehm.
Questo maledetto vizio che ho di trovare ad ogni costo un po’di gioia nella sfortuna, nell’involuzione della società in cui viviamo, però, funziona. A Paperopoli non avevano la birra. Tiè, Gastone dei miei stivali, ho vinto io. E questa canzone mi fa impazzire.
DEADWOOD - DIRTY PRETTY THINGS
You got the world boy
This all you make it?
You had the choice lad
You wouldnt take it
The oldest charm
Only the best for you
And the years of my life,
Some they were so good,
But now and again I feel
I was a coward
Are the holes in my soul
In tatters for all these tears
Well you dont see it that way
A way, a way
We’lll have it today
The dancing ones they really mean it
But something boy,
somethings gonna change
A way, a way
Youve got it they say
How do they know
When theyve never seen it?
And what will you do
When they forget your name?
Well you’ll up and get another one
Don’t give me that face
I know when I should live in disgrace
Not dig up the deadwood
I knew this place was never the place for me
And of the years that rolled by
Yeah some were so good
But now I know that
You were the coward
The holes in your soul
In tatters for all these years
But you cant see it that way
A way, a way
Well have it today
The dancing ones they really mean it
And mark my words
Something’s gonna change
A way, a way
Youve got it they say
But how do they know
When theyve never seen it?
And what will you do
When they forget your name?
Well you’ll up and get another one
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