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Tuesday, January 13, 2004 - ore 00:09
Inferno, VII, 117
(categoria: " Vita Quotidiana ")
1° parte
Una sveglia assassina uccide l’estate,
ricomincio, incosciente, l’alienante rituale,
parcheggiato per poco,
coperto dal sole, dal caldo, dal vento, dal sale, dal mare.
Purgatorio dei vivi comincia l’autunno.
Autunno del cuore, del corpo, della mente.
L’estate è nell’aria, è viva, è lontana,
mi attende celata tra le onde del mare.
Primo lunedì di lavoro dopo le vacanze estive, la sveglia ha fatto il suo dovere, sono le sette, sono sveglio. Ho ancora qualche minuto di tempo prima di alzarmi, ho bisogno di qualche istante per rendermi conto che si ricomincia, per rendermi conto che vorrei fosse già Natale.
Fisso i grandi numeri verdi della sveglia e attendo paziente le sette e cinque minuti.
Amo alzarmi dal letto appena la somma delle cifre delle ore e dei minuti è un multiplo di tre.
Potevo alzarmi alle sette e due minuti, è vero, ma preferisco le sette e cinque, ho tre minuti in più per attivare i neuroni e per di più la somma delle cifre è dodici, sommando decine ed unità arrivo al mio numero preferito, il tre. Sono fermamente convinto che in questo modo la mia giornata si rivelerà se non fortunata, perlomeno sopportabile.
Con la grazia degna di un pachiderma mi avvicino al bagno, un’occhiata e mi accorgo che la carta igienica è finita, c’è bisogno di un rotolo nuovo. Incominciare un rotolo nuovo di carta igienica può sembrare banale, ma ci vuole un po’ di attenzione, è importante ritrovarsi con lo strappo dei due veli che combacia.
Dopo qualche minuto di… “riflessione” corro a far colazione. Una tazza di caffelatte, nove biscotti di pessima marca, tre minuti e la colazione è pronta.
Un paio di jeans, una polo Lacoste scolorita, un paio di Nike che puzzano disgustosamente.
Il parcheggio dell’azienda in cui lavoro è già pieno, i colleghi si stanno raccontando dove hanno passato le vacanze. Tutti hanno passato almeno un weekend in qualche posto alla moda, si sono divertiti e rilassati, i maschietti miei coetanei hanno tutti cuccato straniere a volontà. Io ho passato le vacanze a casa a sistemare l’appartamento in cui mi sono trasferito da poco, ho faticato come uno schiavo, ma per dovere d’immagine a colleghi e colleghe racconto dei miei tre giorni a Jesolo con gli amici a far casino ed insidiare teutoniche bellezze.
Sono seduto da due ore di fronte a questo maledetto schermo e già l’estate sembra lontana settimane.
Vicinissimi appaiono invece l’autunno e l’inverno, il freddo, la nebbia, le giornate che si accorciano inesorabilmente. La giornata scorre con lentezza. Un panino a pranzo e una mela a metà pomeriggio. L’agognato rintocco delle sei mi autorizza a prendere le mie cose e fuggire a casa. Arrivo nel mio appartamento e mi accorgo che tutta questa fretta di arrivare a casa, i sorpassi nel traffico del centro per guadagnare la pole position al semaforo, gli insulti elargiti e ricevuti, sono serviti solamente a catapultare prima possibile il mio culo sul divano, davanti alla tv. Una cena a base di affettati e formaggi, un film e una partita amichevole in tv, mi addormento sul divano, mi sveglio alle tre con una sete allucinante, mi scolo mezzo litro d’acqua, vado a letto.
2° parte
Un letto gelido nel caldo d’Agosto.
Freddo d’odio, rancore e vendetta.
Fredda e solitaria è la mia notte.
Attendo sognante un fiore d’autunno
che cancelli odio, rancore e vendetta,
che riscaldi il mio letto, il mio cuore, il mio inverno.
L’estate se ne è andata senza lasciare segni, ne positivi ne negativi, è passata e basta. L’inizio delle vacanze estive è un po’ come a capodanno, fai una precisa analisi di come sono stati i mesi passati, non ti soddisfano, decidi di cambiare, non riesci a cambiare, scarichi a qualcuno o qualcosa la responsabilità dell’impossibilità di cambiare, l’estate finisce. In questa ultima settimana d’agosto, prima settimana di lavoro, non posso non cadere con la mia testa nel tranello del sogno ad occhi aperti.
Avvilito dall’improvviso ritorno alla noiosa quotidianità trovo sollievo guardandomi attorno, nelle strade. Le ragazze in questo periodo, forse perché hanno un bel po’ di centimetri quadrati di vestiti in meno addosso, sono il mio rifugio, il mio caricabatteria. Tra loro, di sicuro, c’è la ragazza dei miei sogni, quella dai perfetti difetti, quella fatta apposta per me. Inutile negarlo, ombelico e gambe allo scoperto sono uno spot alla visione a cui è impossibile non dare ascolto. Nello stesso tempo atteggiamenti e situazioni sono un inequivocabile messaggio, un gigantesco segnale di divieto, un assordante proclama: guarda pure ma, per cortesia, stai lontano da me.
Sono arrivato alla conclusione, forse per colpa del mio modo di essere e di comportarmi, che i tentativi di approccio siano condannati per la quasi totalità dei casi a finire in una figura di merda. Tutti i miei tentativi di acchiappo, tutti, si sono conclusi con la già citata figura. Non capisco dove sbaglio. Non sono Raul Bova, è vero, ma abbronzato, profumato e ben vestito non sono proprio da buttare. Non sono un filosofo, è vero, ma avendone la possibilità sono in grado di essere un interlocutore interessante. Non sono ricco, è vero, ma una pizza te la posso offrire. Non ho una macchina sportiva, è vero, ma ho il climatizzatore, i tappetini puliti e l’alberello alla vaniglia che diffonde un aroma sublime. Più mi avvicino ai trent’anni, più penso al mio passato, più mi convinco che con le donne effettivamente non sono fondamentali ne la bellezza, ne il fascino intellettuale, ne i soldi, ne la macchina sportiva. Certo, queste cose aiutano, ma l’unica cosa veramente indispensabile è essere un emerito e conclamato stronzo.
Il grosso problema è che, nonostante io ce la metta tutta, non riesco a recitare quella parte. Mi scavo una profondissima fossa facendo il simpatico e ricopro la mia salma definitivamente col mio fare da galantuomo.
Ho un’agenda che tracima di numeri di ragazze, molto carine tra le altre cose, per le quali sono un gentilissimo e simpaticissimo amico. Ho conosciuto tutte le ragazze con cui sono stato tramite amici in comune, a scuola, al lavoro, ai corsi di nuoto. Fare conoscenza in questo modo è l’unica via percorribile per arrivare alla meta.
Il mio stato di single, sentimentalmente parlando, dura da un anno e mezzo. Ho raggiunto lo stato di single assoluto solo alla fine della primavera scorsa, abbandonando casa dei miei per approdare nell’isola felice, un appartamento tutto per me. Mi soffermavo a pensare, una di queste sere, che non ho dovuto fare una gran fatica per conquistare le mie ex. Sapevo già del loro interesse nei miei confronti o addirittura erano loro a dichiararsi. Non mi sono mai fidanzato con una ragazza conquistata da zero. Il mio orgoglio di uomo avrebbe voluto non accorgersene mai, ma è così. Mi viene il dubbio di non aver mai amato veramente le donne con cui ho avuto una relazione.
3° parte
Espressioni, corpi, voci, visi mai visti.
La stanca luce che si arrampica
tra le bianche, fredde, nude pareti.
Accompagnati dalle note insolenti,
rannicchiati in tribù sconosciute,
con i nostri segni, le nostre parole, i nostri sguardi,
rompiamo il rumoroso silenzio
con la forza dirompente e abulica della banalità.
Siamo in pieno autunno. E’ una stagione che non sopporto. E’ un periodo apatico, grigio, stanco. Le altre stagioni hanno una loro identità: l’inverno è freddo e riflessivo; l’estate è calda e vivace; la primavera è fresca, gioiosa, profumata. Credo la primavera sia la mia preferita. Non credo affatto agli oroscopi ma il fatto di essere nato in primavera, forse, mi lega in maniera particolare a questo periodo dell’anno.
Squilla il cellulare, è ora di andare. E’ venerdì sera, si esce con gli amici! Una pizza al solito posto e poi via a bere e mangiare schifezze di ogni tipo in un pub.
Si cerca di cambiare, ogni sera un locale diverso, ci si sposta anche di molti chilometri per bere sempre la stessa birra, ma con il sedere su una panca diversa dal solito. Col passare degli anni la discoteca ha perso progressivamente il suo fascino, non mi riconosco più nell’atmosfera di libertà e sensualità che qualche tempo fa mi piaceva tanto. La discoteca rimane solo un luogo in cui ballare fino allo sfinimento, galleggiando tra le martellate dei bassi. E’ un bel modo per scaricare le tensioni ma ultimamente a questo scopo utilizzo le partite di calcetto o le lunghe corse ai giardini. Quando si è tra maschietti gli argomenti di conversazione sono essenzialmente tre: il calcio, le macchine, le donne. Quando si esce anche con le ragazze non esistono argomenti ricorrenti, a parte il fatto che a loro non è consentito dire cose che possano avere una lontanissima possibilità di doppio senso a sfondo sessuale. Se questo accade, e accade quasi sempre, la serata si trasforma in un rincorrersi di battute e rilanci di pessimo gusto, poco eleganti, ma di sicuro divertenti. Gli amici sono importanti. Sono la ciambella di salvataggio a cui aggrapparsi nei momenti difficili. Mi ritengo fortunato, ho molti amici, molte amiche, ho un ottimo rapporto con tutti. Conoscono i miei pregi e i miei difetti, io conosco i loro. Dopo tutti questi anni ci si sopporta e ci si vuole bene per quello che si è. Nessuna sorpresa, nessun pericolo di rimanere scottati. Ma si può vivere di sola amicizia? La risposta è no, ma quando si è single si fa di tutto per credere di si. Affetto e amicizia sono molto simili, spesso convivono, si compenetrano, diventando una cosa sola. Ma si può vivere di solo affetto? La risposta è no , ma quando si è sposati da molti anni forse si fa di tutto per credere di si. L’amore è l’unico vero modo per sentirsi vivi. La soluzione a tutto è trovare l’amore eterno. Ma esiste l’amore eterno?
4° parte
Non credo più alle vostre labbra.
Non credo più ai vostri occhi.
Impenetrabili creature.
Albe e tramonti si rincorrono.
Le sensazioni si assomigliano.
La mia anima è assetata, sola, abbandonata nel deserto.
Tenuta in vita dai miei sogni, verrà coperta, lentamente,
dal vento caldo carico di sabbia.
Dopo l’ultima storia, conclusasi quasi due anni fa, mi sono trovato di fronte ad un atroce dilemma: perché le mie storie d’amore sono finite? Forse le mie compagne di viaggio non mi hanno capito, forse non le ho capite, forse hanno capito come sono e proprio per questo tutto è finito, forse ho capito come erano fatte e proprio per questo tutto è finito.
Sono arrivato alla conclusione che molto spesso la colpa è stata mia. Ho fatto credere a me stesso di essere innamorato, in realtà avevo solo bisogno di un appiglio e la ciambella di salvataggio gettata dai miei amici non era sufficiente a farmi rimanere a galla. Cercavo nella mia ragazza le sensazioni di cui avevo bisogno e mi illudevo di trovarle. Una volta disilluso, inconsciamente mi comportavo in modo da far finire tutto questo terribile inganno. Non sono in grado di dare un valore assoluto a queste esperienze di vita a due.
La società in cui viviamo non ci aiuta. Non si ha mai veramente la sensazione del valore delle cose che si possiedono. Inevitabilmente ci si accorge della loro importanza o più egoisticamente della loro utilità solo quando non le possediamo più. La nostra vita è dominata dal desiderio di possedere. Non appena ci appropriamo di quanto desideravamo cominciamo immediatamente a dimenticarci della passione che ci suscitava quando non era nostro. A complicare le cose c’è la necessità di apparire. Il contenuto, certo, è importante, ma niente (e nessuno) è vendibile se non è presentato in una bella confezione. Il mondo sembra non accettare le imperfezioni. Forse non è davvero così, ma la sensazione, quando ti guardi allo specchio, è di non essere all’altezza della situazione. Certo, ci sono i giorni in cui ti senti in forma grazie al nuovo taglio di capelli, grazie alla maglietta appena comprata, ai jeans alla moda, ma ci sono anche i giorni in cui giri per il centro e hai la sensazione che tutti si siano accorti del maledetto brufolo che ti è comparso sulla fronte e sei convinto che per questo tutti si ricorderanno per l’eternità del tuo viso associandolo ad una montagna di pus virulento. Incontri una ragazza simpatica e carina, ti rendi conto che le piaci, il tuo orgoglio ti tradisce e ti fa credere che questa bella sensazione, la sensazione di piacerle, sia amore. Eppure mi sono innamorato, due volte. Conosco il vero significato dell’amore: i crampi allo stomaco, le notti insonni con due occhi e un sorriso stampati nella mente. In entrambi i casi il mio amore non è stato corrisposto. Forse per colmare la sensazione di vuoto infinito mi sono fatto inebriare dal mio orgoglio, ho prostituito la mia anima e il mio cuore.
5° parte
I tuoi occhi brillano come l'acqua
che sgorgata dalla sorgente si stropiccia tra le rocce.
Da dove arrivano i tuoi occhi?
Forse una stella li ha partoriti dopo averli tenuti in grembo per un'eternità.
Forse un ruscello gentile li ha plasmati
accarezzando le rocce più belle e profonde.
Forse il destino li ha posati sul tuo viso
perché un giorno io mi innamorassi di te.
Tra una settimana è Natale. Padova è bellissima sotto le luci della sera, moltiplicate dal velo di neve che la ricopre da questa mattina. Il Prato è incantevole e nonostante il freddo pungente pullula di formichine in sciarpa e cappotto cariche di dolci e regali formando un simpatico, indaffarato quadretto natalizio. Io ho rimandato gli acquisti ai prossimi giorni. Sono consapevole che mi ritroverò in una situazione di grande ritardo, pochi soldi, nessuna idea. Fa freddo e con gli amici decidiamo di infilarci nel primo bar per una cioccolata con panna. Detto, fatto. Ci catapultiamo in un piccolo locale mal arredato, dall’aspetto trasandato. Tutto al suo interno appare stonato se confrontato con l’atmosfera di festa che regna fuori dalla vetrina. Ci sediamo con poca convinzione in un tavolino accanto al corridoio che porta al bagno. La stoffa che ricopre i divanetti e i cuscini delle panche è ingiallita, le pareti non vengono ridipinte da chissà quanto, il pavimento è rivestito da una moquette di gusto discutibile.
Bisbigliando scherziamo sul locale facendo sciocchi paragoni con il Caffè Pedrocchi. Ad un tratto scende il silenzio e io mi rendo conto che sta arrivando qualcuno alle mie spalle, forse una cameriera. Mi volto e i miei occhi si incrociano con quelli della più bella forma di vita del creato, una bellezza semplice, sincera, non ostentata. Due occhi che nonostante il colore del ghiaccio più puro emanano un calore infinito. Mi sento paralizzato, il respiro bloccato. Lei abbassa gli occhi, si avvicina, prende le ordinazioni, se ne và. Attendo ansioso che ci porti le cioccolate per poter incontrare di nuovo i suoi splendi occhi, ma il destino vuole che a portarle sia un signore coi baffi, probabilmente il gestore. Esco dal bar inebetito dal ricordo di quella ragazza. Non ricordo il suono della sua voce, non ricordo una sola parola detta negli ultimi dieci minuti dai miei amici, non ricordo nemmeno il sapore della cioccolata. Un bombardamento devastante di emozioni mi assale, spariscono la strada, le persone, i suoni, le luci, tutto quanto intorno. E’ possibile innamorarsi di uno sguardo, innamorarsi per davvero intendo? Ci sono cascato di nuovo, è la terza volta. Mi ritornano in mente, lentamente, un sorriso sbarazzino, capelli biondi che sfiorano le spalle accarezzandole dolcemente, una voce dal tono gentile, un profumo delicato.
In una settimana sono tornato quattro volte in quello squallido bar del centro, cuore e respiro si fermavano al suo apparire e uscivo da quello stato solo il mattino successivo, dopo aver passato la maggior parte della notte a pensare a lei.
6° parte
Gocce di pioggia si rincorrono sul vetro della finestra.
Con loro e come loro si rincorrono i miei pensieri: chiari, luminosi, impalpabili.
Chiudo gli occhi, penso al mare, azzurro,
penso alle onde, al loro fruscio,
penso alla sabbia, impalpabile,
penso al sole, rovente.
Immagino un vento fresco e sfuggente che mi accarezza la pelle.
Il mare si srotola sulla spiaggia inghiottendo la sabbia.
La solitudine mi ha dato serenità, ma ora cerco, in te, la felicità.
Nessun palcoscenico, nessuna maschera, nessun copione.
Niente più false verità, niente più false bugie.
Voglio essere portato ovunque ci siano solitudine e silenzio,
da riempire con i nostri cuori e i nostri respiri.
E’ arrivata la fine di gennaio e con lei la pioggia a portar via le tracce di neve che ancora resistono con fierezza nelle strade e nei cortili. Qualche giorno fa sono tornato al bar del centro, di lei nessuna traccia. Di sicuro ci ha lavorato solamente nel periodo natalizio. Vorrei sbattere la testa sul muro fino a fracassarmela. Perché non le ho chiesto come si chiamava? Perché non ho avuto il coraggio di chiederle il numero di telefono? Stupido, stupido, stupido! E codardo. La maledetta paura del rifiuto ha colpito ancora. Eppure ero consapevole che standomene seduto a bere la mia cioccolata non sarebbe successo nulla. Speravo forse che lei si inginocchiasse ai miei piedi implorandomi di darle il mio numero di cellulare? Io continuo a pensare a lei, sogno ad occhi aperti. La vedo dappertutto: dietro ogni angolo, dentro alle automobili che incrocio per la strada, dentro ai negozi, in coda alla posta, dappertutto. Perché è così difficile essere se stessi? Perché è così difficile esprimere i propri sentimenti?
7° parte
Ora ci sei tu, pericolosa creatura,
nelle tue labbra il destino delle mie promesse.
Angelo crudele, compagna eterna o fugace emozione.
Solo al tempo, inarrestabile giudice, posso affidare l’agognato verdetto.
E’ un’estate calda e umida. I vestiti si incollano alla pelle come francobolli, mi faccio una doccia fredda tre volte al giorno, esco dal bagno più sudato di prima. Il climatizzatore non posso permettermelo, ameno per quest’anno. L’anno prossimo sarà in cima alla lista degli acquisti speciali.
È sabato, gli amici sono al mare nonostante il sole sia un po’ timido. È il tempo giusto per maxi partite di calcio sulla spiaggia: poca gente, grandi spazi liberi, rischio limitato di insolazione. Le amiche, quasi tutte studentesse universitarie, hanno più diligentemente optato per un pomeriggio dedicato ai libri. Io ho preferito dedicare la mattinata al mio appartamento, aveva un improrogabile bisogno di pulizie. Il pomeriggio è appena iniziato e le pulizie a buon punto. Decido per una sosta, una doccia, un po’ di distrazione. A casa non si riesce a stare e scappo per una passeggiata in centro. I portici offrono rifugio nei pochi momenti di sole intenso. Mi trovo di fronte quel piccolo bar, quello delle cioccolate di quest’inverno, dove due occhi azzurri mi avevano sconvolto la vita. Da molto tempo avevo inserito quel bar nella mia lista nera. Tornarci sarebbe stato un supplizio per il mio povero cuore. Erano passati dei mesi eppure mi faceva ancora un certo effetto. Aumento il passo e a testa bassa cerco di lasciarmi tutto alle spalle nel più breve tempo possibile. Nonostante il mio impegno non riesco a non dare un’occhiata tra i tavolini e le sedie di plastica che invadono parzialmente il viale. Come una nuvola che si fa strada tra le montagne mi appare lei, leggera, dolce, stupenda. L’amore più bello è quello mai vissuto, solamente sognato, immaginato, agognato… non ho mai capito se è vero o se è solamente un modo per permetterci di andare avanti di fronte all’ennesimo episodio di fottuta paura di fronte ad una ragazza. Quando verrà giudicata la mia vita, se continuerò a comportarmi come ho fatto fin’ora, verrò gettato ad affogare tra le putride acque della palude dello Stige.
A questo punto tanto vale farsi trascinare dall’ira, incazzarsi con me stesso, tirare fuori le palle, una volta nella vita. Mi è venuta voglia di una bibita fresca.
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