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Tuesday, June 27, 2006 - ore 12:49


Le storie che guariscono
(categoria: " Cinema ")


In un episodio della serie televisiva "Un medico tra gli orsi", uno sciamano canadese effettua una ricerca sulle storie che guariscono.
L’uso di storie che permettono una guarigione, da intendersi in particolare come guarigione spirituale, è un aspetto importante e ricco delle culture degli indiani d’America e non solo.
Aspetti simili esistono per esempio anche nella cultura zen giapponese, dove storie raccontate dai monaci hanno la funzione di ristrutturare la percezione di un evento vissuto come problematico, cambiando la prospettiva e di conseguenza ingenerando un modo nuovo di vedere le situazioni.
La narrazione cinematografica, in un certo senso, ha preso il posto della narrazione verbale. Lo sviluppo di una cultura multimediale ha fatto sì che la parola, come atto narrativo, perdesse sempre più peso.
Lo strumento narrativo ha assunto una dimensione multimediale, fatta di immagini e suoni che nel futuro avranno una maggiore e sempre più profonde interattività.

Il cinema in effetti è un mezzo, uno strumento per raccontare storie che possono lasciare in ognuno di noi tracce diverse. Possono essere anche storie che guariscono.
Negli interventi di aiuto non è desueto utilizzare delle storie, o meglio delle metafore. Raccontare un episodio o una storia, magari utilizzando uno stato di trance come strumento di supporto alla metafora, può in effetti sortire effetti curativi.
Cosa è la metafora, Aristotele lo definisce in questo modo: la metafora consiste nel trasferire ad un oggetto il nome che è proprio di un altro. Questo trasferimento avviene o dal genere alla specie, o da specie a specie, o per analogia.
Ovviamente la metafora non necessariamente deve essere espressa solo con le parole. In effetti ciò che Aristotele definisce con il termine "nome" può invece avere struttura diversa e più complessa come per esempio un insieme di segni. Per cui un quadro, o dei giocattoli, o appunto un film possiamo intenderli come metafore.
Di conseguenza le parabole o i film o le fiabe sono, come dice Turbayne, "sottoclassi della metafora".
Le metafore possono essere intese a livello conscio, ma anche, ed è quello che conta nelle storie che guariscono, a livello inconscio.

Esempio bellissimo di una storia cinematografica che ha una enorme potenza come metafora è ad esempio "2001: Odissea nello spazio" di Stanley Kubrik.
Un film che, come diceva l’autore, può essere inteso in vari modi, ma arriva direttamente all’inconscio.
Oppure "Apocalipse Now", di Coppola, ricco di simboli e significati che possono collegarsi con il profondo di tutti noi.

In effetti, la decima arte, come viene definito il cinema, dopo un’iniziale fase dove veniva considerata un puro strumento di divertimento (cosa che per certi aspetti rimane comunque anche a tutt’oggi) ha assunto una dimensione nuova e diversa.
I saggi di Freud come "L’interpretazione dei sogni" o gli studi di Jung hanno dato linfa e nuova vita al cinema e al modo di intendere la narrazione filmica.

Alla stesura di sceneggiature e trame hanno dato il proprio contributoanche illustri professionisti della psiche e grandi autori hanno attinto a piene mani dal mondo della teoria dell’inconscio.

Il cinema si presenta come uno strumento metaforico di grande efficacia che può prestarsi però a diverse forme di utilizzo.
Può divenire un possibile strumento di aiuto al cambiamento e può essere usato per migliorare talvolta la qualità della vita, il benessere di una persona.
L’uso che un operatore esperto potrebbe farne è infatti interessante.
Consigliare un film a persone che sono portatrici di conflitti interiori può essere un valido strumento di aiuto. Tempo fa qualcuno aveva sperimentato un tipo di terapia psicologica, suggerendo in un manuale un elenco di film che potevano essere utilizzati come metafore, come storie che guariscono.

La forza evocativa intrinseca nei film si presta bene ad un utilizzo apparentemente inconsueto. Questo perché ad esempio la narrazione cinematografica possiede in sè non solo il potenziale evocativo, ma agisce su più livelli fondendoli in un tutto armonico. Immagini, parole, musica rimandano come insieme ad almeno due dei nostri cinque sensi: vista ed udito.
In una sala buia lo spettatore può immedesimarsi nella storia e facilitare di conseguenza una reazione inconscia.

La parte coinvolta in maniera principe è l’emisfero destro, deputato alla comprensione non logica o lineare, ma bensì olistica. L’emisfero destro sembra percepire le cose nella loro totalità e non come accade all’emisfero sinistro.
Guardare un film significa abbassare la soglia di attenzione per permettere paradossalmente di avere una maggiore concentrazione. La sala buia in effetti non solo è funzionale perché permette una visione più nitida del film, ma permette allo spettatore di concentrarsi sulle sequenze e soprattutto di proiettarsi nella storia.
Ma la concentrazione implica l’amplificazione del potenziale dell’emisfero destro che quando è più presente permette di analizzare, vivere, percepire, sentire la storia su di un piano inconscio. E di conseguenza noi reagiamo a ciò che vediamo.
Non è il film che quindi è commovente, ma siamo noi che ci commuoviamo perché viviamo qualcosa di interno, qualcosa che è dentro di noi e che emerge facilitato dal nostro inconscio.

Sulla base di questo meccanismo allora il cinema diviene uno strumento interessante ed affascinante nella relazione di aiuto. Consigliare un film come strumento utile al nostro benessere non appare in questa luce una cosa folle, ma bensì ricca e affascinante.
Chiaramente la significatività di un film, in una relazione di aiuto, acquista valore principalmente all’interno di un contesto che ne definisce l’uso.
Talvolta però, anche senza la presenza di un setting specifico, un film può diventare uno strumento involontario che risveglia in noi dei cambiamenti e quando usciamo dalla sala oscura, una volta che le luci sono accese, ci portiamo dietro una sensazione strana e qualcosa che prima ci appariva in una prospettiva confusa, dopo si presenta agli occhi della mente sotto una diversa cornice, e sorridiamo.
E’ la magia del cinema.

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