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PARANOIE


1) Sicapunk con la maglietta di Neffa!
2) Sicapunk che ascolta i POOH

MERAVIGLIE


1) il gin lemon
2) atmosfera ovattata post-balla
3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato...
4) gli stranimali
5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam
6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig)
7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere?
8) lo stroh-rum di momo!!!!



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Wednesday, June 28, 2006 - ore 03:28


Private Relazioni
(categoria: " Pensieri ")


Sarebbe strano, forse, per tanti trovarsi a pensare a certe persone non sempre come alla faccia divertita di un locale. A quelli che la sera vanno solo in alcuni posti, seguendo il ritmo delle stagioni. A quelli che quando, ogni tanto, escono dalla tana designata si sentono bambini alle giostre. A quelli che hanno visto per la prima volta una discoteca e ci hanno visto l’America. A quelli che si sono creati la loro America a modo loro, chi facendosi di musica, chi di ballo, chi di qualcosa, più o meno chiunque si sia sentito fiero di sorridere sentendo il suo nome al microfono le domeniche pomeriggio, tremando con la stanton in mano prima di appoggiarla sul primo solco, facendo lo splendido con le ragazze con le consumazioni, comprando borse per dischi sempre più colorate e sempre più costose, anche quando i soldi restavano gli stessi, iniziando ad avere le "tappe fisse obbligate" in settimana a foraggiare di parole vomitate male le tue prede, i clienti, compagnie intere che magari ti stavano sul cazzo ma che significavano mille, duemila, tremila lire l’uno. A quelli che portano gli altri agli aftershow. A quelli che fanno i giullari timidezza malgrado. A quelli che non fumavano ed hanno iniziato per forza, hanno smesso e ricominciato, e sul più bello del loro lustro-zen hanno perso la donna, e ritrovato un pacchetto. A quelli che hanno smesso anche di sorridere mentre scrivono "hahaha" sulla tastiera di un telefonino, quando la persona che più detesti ti chiede una lista e vuoi fare il simpatico riempiendo la vostra corrispondenza con simpatici aneddoti. A quelli che investono soldi, fegato e vita in un locale, e si trovano a bere per non piangere. A quelli che sanno quali argomenti toccare o meno con i potenziali clienti. A quelli che sanno dosare le parole. A quelli che una sera sono fighetti e una sera alternativi. A quelli che c’hanno messo dei soldi e l’hanno visto andare a puttane per qualche strana congiunzione astrale. A quelli che passano più tempo al telefono con gente che manco conoscono di quanto ne riescano a passare per divertirsi. A quelli che, soprattutto, ci credono, e dopo qualche anno cercano di portare gli ultimi ex-sconosciuti in un posto che, miracolo, piace pure a loro. A quelli che amano condividere le vibrazioni migliori di un posto con persone che ispirano loro simpatia. A quelli che stanno in una consolle in una casetta anche sotto la grandine, mentre anche gli ombrelloni si sono rotti le palle di stare fermi. A quelli che saltano da una consolle per fermare un idiota con una pistola giocattolo. A quelli che scuciono biglietti dal portafoglio per pagare cellulosa stampata che in uno dei migliori casi diventerà filtri per strani involtini oppure foglio sbiadito a terra due settimane dopo. A quelli che credono ancora che ci sia una giunta comunale alla quale, un giorno, potrebbe balenare nelle menti il dubbio che nella loro città non ci sia un bel cazzo da fare. A quelli che non ci credono più e non sanno dove prendere casa. A quelli che hanno voglia anche di divertirsi mentre lavorano. A quelli che hanno la luna storta e a fine serata concludono a tutti i costi. A quelli che hanno una bella luna e la vanno a guardare in buona compagnia. A quelli che saltano al livello successivo e fanno colazione da Alfio, buoni e cattivi, colleghi e concorrenti, etero e checche. A quelli che si scroccano le cicche in una guerra all’ultimo sangue, o all’ultimo accendino da farsi. A quelli che fanno scendere il livello del bicchiere con un ritmo quasi programmato, nell’attesa di portare ai liquidi già scesi compagnia eterogenea con qualche altro bicchiere per il quale aumentare il ritmo. A quelli che perdono le tessere per ritrovarle una settimana dopo nei jeans lavati. A quelli che spendono duecento euro di telefono al mese, spesso per prenderne cento. A quelli che una sera è grassa ed un mese è magro. A quelli che hanno voglia di capire cosa faranno l’anno dopo. A quelli che non sanno se han voglia di fare la stagione successiva. A quelli che "domani smetto". A quelli che "tra un anno lavoro solo di giorno". A quelli che non riescono ad evitare quelle strane facce che solo loro sanno riconoscere, mascherate tra i negozi di giorno, per comprare qualcosa per necessità. A quelli che lavorano solo quando hanno bisogno di soldi. A quelli che cambiano tre numeri all’anno. A quelli che hanno lo stesso numero da sempre ma non più una vita sociale. A quelli che non possono fare a meno del panino strapieno di qualsiasi cosa. A quelli che vorrebbero credere di essere a Ibiza ma stanno solo dietro casa con qualche strana molecola in corpo. A quelli che sanno ciò che fanno. A quelli che compravano i dischi da bambini. A quelli che amano Napster ma han solo copertine serigrafate. A quelli che han solo compilation che saltano. A quelli che "ho fatto una compilation a quella ragazza". A quelli che prendono solo due di picche. A quelli che han la morosa che odia i locali e camminano sul filo. A quelli che non hanno nemmeno le forze di pensare a una storia. A quelli la cui donna è un alce. A quelli che si fermano ogni 30 metri a salutare qualcuno. A quelli che non si sentono mai chiedere "cosa farai da grande?" e ne hanno paura, visti i capelli bianchi. A quelli che poi agli amici danno tutto ciò che possono. A quelli che ti sorridono mentre ti danno l’ultima drink card. A quelli che associano a qualsiasi cosa una colonna sonora, magari senza accorgersi dell’olezzo che emana. A quelli che impostano uno stile di vita con l’aspettativa di un guadagno che poi arriverà nella misura di un quinto di ciò che si sapeva. A quelli che sprecano le canzoni. A quelli che non hanno contributi. A quelli che passano ore in consolle a guardare i dischi. A quelli che dicono i nomi dei compleanni al vocalist. A quelli che si improvvisa tassisti. A quelli che versano e offrono da bere. A quelli che si organizzano come faticanti. A quelli che vedono gli amici sposati una sera all’anno schifati da quelli che non crescono mai. A quelli che erano comodi a scuola per le traduzioni e poi venivano sfottuti quando i meno studiosi erano loro. A quelli che ridono dieci minuti per una ciabatta nascosta a un amico. A quelli che si abbracciano con le canzoni "loro". A quelli che si buttano addosso mezzo bar. A quelli che avanzano soldi. A quelli che hanno confuso il giorno con la notte.
A quelli che credono fermamente che siano gli altri che li han confusi e che non sappiano quanto si siano già persi.

REBELLION (LIES) - ARCADE FIRE
Sleeping is giving in,
no matter what the time is.
Sleeping is giving in,
so lift those heavy eyelids.

People say that you’ll die
faster than without water.
But we know it’s just a lie,
scare your son, scare your daughter.

People say that your dreams
are the only things that save ya.
Come on baby in our dreams,
we can live our misbehavior.

Every time you close your eyes
Lies, lies!
Every time you close your eyes
Lies, lies!
Every time you close your eyes
Lies, lies!
Every time you close your eyes
Lies, lies!
Every time you close your eyes
Every time you close your eyes
Every time you close your eyes
Every time you close your eyes

People try and hide the night
underneath the covers.
People try and hide the light
underneath the covers.

Come on hide your lovers
underneath the covers,
come on hide your lovers
underneath the covers.

Hidin’ from your brothers
underneath the covers,
come on hide your lovers
underneath the covers.

People say let’s just die
faster than without water,
but we know it’s just a lie,
scare your son, scare your daughter,
Scare your son, scare your daughter.
Scare your son, scare your daughter.

Now here’s the sun, it’s alright!
(Lies, lies!)
Now here’s the moon, it’s alright!
(Lies, lies!)

Every time you close your eyes
Lies, lies!
Every time you close your eyes
Lies, lies!


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