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Wednesday, June 28, 2006 - ore 09:54
Solo gli stolti non cambiano mai idea.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ok. Non sono un’amante del calcio. Giusto ai mondiali salta fuori quella poca anima tifosa che c’è in me (molto in fondo).
Sono prevenuta verso i calciatori, è vero. Per me sono gente che tira calci ad un pallone, guadagna i miliardi e si sposa le veline. Non vedo spirito alla Holly&Benjy, nè tanto meno l’orgoglio di rappresentare in campo la competività sportiva.
Infatti quando il mio collega-consiglia-e-regala-libri mi ha dato in dono questo
ero un pò scettica...
Non sapendo neanche ,da brava ignorante del calcio, chi fosse questo personaggio, ho cercato in Wiki e ho trovato questo
Ezio Vendrame
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
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Ezio Vendrame (Casarsa, Pordenone, 21 novembre 1947) è stato un calciatore italiano con il ruolo di mezzala e ala.
Cresciuto in un orfanotrofio, avrà un’infanzia difficile che lo segnerà per tutta la vita. Ben presto viene notato per la sua abilità con la palla e inizia la trafila delle giovanili in squadre minori friulane, fino ad approdare all’Udinese.
Nell’estate 1971 approda al Lanerossi Vicenza dal Rovereto: diventerà presto un idolo per i tifosi biancorossi, sebbene non abbia mai sfondato nel mondo del calcio. In verità Vendrame rappresenta uno dei più grandi talenti, purtroppo inespressi, che il calcio italiano abbia prodotto negli anni ’70.
Con il suo modo di fare scanzonato, l’aria da hippie, i capelli lunghi, il suo spiccato anticonformismo, si accattiva fin da subito le simpatie dei tifosi biancorossi, per i quali sarà un idolo indimenticato. Leggendarie sono le sue “stravaganze”, dalla gallina portata in giro al guinzaglio, alle serate di baldoria prima delle sue migliori partite.
In campo mostra a sprazzi le sue grandissime doti e il suo piede “fatato”, alternando a prestazioni grigie: Vendrame ha più volte sostenuto di giocare a calcio solo per soldi e che il resto gli interessava poco…
Fra i molti episodi curiosi di cui si è reso protagonista, i tifosi biancorossi ricordano quando, trovandosi a centrocampo, in contropiede, nella posizione più avanzata, senza compagni davanti da servire, salì con entrambi i piedi sulla palla portandosi le mani alla fronte per scrutare ironicamente l’orizzonte. O ancora quando dribblò la sua intera squadra da un lato all’altro del campo senza che nessuno potesse fermarlo per poi tornare indietro verso la porta avversaria.
Dopo tre anni a Vicenza passa al Napoli disputando tuttavia solamente 3 partite in campionato. La sua carriera terminò senza ulteriori fasti, sebbene venga tuttora ricordato come un genio inespresso.
Ritiratosi a vita privata nella campagna romana, dedicandosi ai suoi hobby (suonare la chitarra, scrivere poesie…), ha pubblicato alcuni libri nell’ultimo decennio in cui raccoglie le sue esperienze di vita e di calciatore (fra i quali “Se mi mandi in tribuna godo”), nel quale ricorda fra i suoi pochi rammarichi, il tunnel fatto al suo idolo, Gianni Rivera, quasi come una mancanza di rispetto verso il grande campione del Milan.
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Ezio_Vendrame"
Brevi pagine, intense, di amore ed odio per la vita, una vita difficile segnata da un’infanzia infelice e sola. Un uomo che viene definito uno sconfitto a volte, ma che in realtà ha occhi ben diversi per guardare il mondo, gli altri e lo stesso calcio. Poesia, ricerca, scampo alla banalità, una persona che non si è piegata allo scontato. Un male di vivere alternato a momenti di pura radiosità.
Insomma, ve lo consiglio. Anche a chi come me, crede che i calciatori siano solo i mariti delle veline. Cambierete idea.
Bonjour à tout le monde!!
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