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Wednesday, June 28, 2006 - ore 18:24


CODICE NERO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri sera il sig. Gino era a tavola con sua moglie, la figlia di 4 anni e la cognata. Sono in vacanza in Sardegna dopo 10 anni, nel locale che hanno affittato a dei ragazzi della loro città. Il sig. Gino si piega inizialmente forse per grattarsi una gamba e va per terra. Serra la mandibola e contrae le braccia. Il sig. Gino, mai un problema di salute, entra in arresto cardiaco. Chiamano subito il 118, la squadra di servizio arriva, inizia le procedure, lo carica per andare incontro ai medici, si fermano in una piazzola all’inizio del paese e defibrillano.

Ero a casa, uno della squadra mi chiama per dirmi se andavo con loro a bere il caffè, mi sto vestendo e mi richiamiamo, un amico collega mi dice di chiamare la vigilanza, hanno un arresto in corso e gli serve la staffetta apri strada. mi vesto, chiamo e li raggiungo.
Davanti al mia via vedo l’ambulanza ferma e la squadra che massaggia, parcheggiata dietro la macchina di un amico (proprietario del suddetto ristorante) con la una signora a bordo. La moglie del sig. Gino.
Decido di lasciare lavorare la squadra, sono già in quattro e mi avvicino alla signora, passo il tempo restante a cercare di distrarla, di rassicurarla, non so più cosa dire. Il mio amico mi guarda come se potessi fare qualcosa, chiedendomi con lo sguardo cose che non sapevo. Arrivano i medici, arrivano i carabinieri a far defluire il traffico dei curiosi, arrivano tutti e tutti si muovono concitatamente fuori e dentro l’ambulanza. Il tempo scorre lento e loro continuano a massaggiare e defibrillare e la moglie mi chiede perché? Perché massaggiano ancora?
La signora Anna mi dice di essere rimasta orfana di padre da bambina, mi dice che non vuole che sua figlia cresca senza padre, anche lei mi guarda come se potessi fare qualcosa.
Ma il sig. Gino è lì, il suo cuore non ne vuole proprio sapere di riprendere a battere, il sig. Gino non è più lì, lì sulla barella è rimasto il suo involucro, il contenitore.
Il medico dice basta, inutile accanirsi, probabilmente era già morto quando sono arrivati i soccorsi, si è provato il codice Lazzaro, ma riesce solo a quello del piano di sopra.
La signora Anna ha pianto, urlato e preso a pugni sul petto i medico, andata in frantumi come un vaso poi piano piano si è ripresa come solo una madre che pensa alla sua bambina.
Dopo aver organizzato per l’agenzia funebre l’abbiamo convita ad andare a casa e siamo rimasti noi, con il sig. Gino, in ambulanza ad aspettare per il trasporto. La tensione è iniziata a calare e piano piano le battutacce ciniche hanno iniziato a fluire per scaricare.

Allora pensi che il sig. Gino non potrà accompagnare la sua bimba al primo giorno di scuola, non la vedrà crescere, lei non potrà andare a consolarsi tra le braccia del suo papà. Ti guardi intorno. Vedi quel capo servizio grande e grosso e lo senti dire cose strane e ti rendi conto che anche lui ha una bimba di 4 anni che non vede da due mesi ed il sig. Gino ha, aveva, la sua stessa età. Ed quella soccorritrice che delle tre morti di quest’anno non ne ha persa una e quel autista con gli occhi tristi di chi ne ha visti troppi, ma in fondo non si abitua mai.

Oggi è stata una giornata molto pesante al lavoro, ci sono le consegne e gli appartamenti sono in alto mare, ho corso come una trottola, stanca e sudata quando non ce la facevo più pensavo alla signora Anna e alla sua bimba, a lei che oggi sta organizzando il funerale di suo marito, sta organizzando come portaselo a casa e allora, beh allora niente mi è sembrato più così importante.


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