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Thursday, June 29, 2006 - ore 12:16


EVTUSHENKO: VIOLENTARE GLI IDEALI
(categoria: " Poesia ")


Non amo che mi si innalzi un monumento
-che in un paese del terzo mondo in qualche dove lo sistemino,
dove, battendo col pugno da grande potenza,
la miseri nascondono furtivi
dove marciscono le banane dei missili obsoleti-
questa è la frutta che mangiamo. Altra non ne abbiamo.
Non necessito di un monumento.
Mi occorre solo
Che dopo morto il mio paese mi sia restituito.
[E. Evtushenko, Il mio monumento]



Non avevo mai sentito parlare prima del poeta russo EVGENIJ EVTUSHENKO che quest’anno è il vincitore del premio Librex-Montale Internazional con la seguente motivazione: “ per la straordinaria capacità di attraversare i contineti con un’armonica fusione di moralità e coscienza e una forza espressiva che contagia anche altre arti…”. L’ho scoperto per caso grazie ad un articolo su un settimanale e sono rimasta molto colpita dalla sua opera poetica (oggi è tradotto in 72 lingue) e soprattutto dal personaggio, un uomo che ha vissuto la sua vita pericolosamente e senza risparmio.
Mi ha molto colpito questa sua frase: “Io disprezzo tutte le ideologie ufficiali, perché uccidono gli ideali, li corrompono, li violentano”, perché io mi reputo molto “ideologica” anche se non mi faccio ingabbiare mai nell’ufficialità. E’ vero che gli ideali vengono violentati e corrotti dal potere e dall’istituzione: ecco perché le grandi rivoluzioni sono tutte fallite (Vietnam, Cina, Cuba)…. Io però sono ancora convinta che sia giusto combattere per l’ideale in cui si crede e penso che cercare di rivoluzionare il mondo sia sempre positivo: l’umanità, in fondo, è sempre progredita grazie ad atti di disobbedienza…

EVGENIJ EVTUSHENKO (Yevgeny Aleksandrovich Yevtushenko), poeta russo nato a Stanzija Zima in Siberia nel 1933, con Andrei Voznesensky e altri ha contribuito alla rinascita della poesia lirica russa. Il suo primo libro di poesie è stato pubblicato nel 1952. È il portavoce più popolare della generazione di poeti che hanno rifiutato di aderire alla dottrina del socialismo reale. Selected Poems del 1962 contiene quattro dei suoi poemi più famosi: Parla (un atto d’accusa all’ipocrisia sovietica), Babi Yar (protesta contro l’anti-semitismo in URSS), La giunzione di Zima (un lavoro autobiografico) e Gli eredi di Stalin (denuncia del sistema sovietico). Tra i poemi ricordiamo La stazione di Bratsk (1964) e L’università di Kazan (1970). La pubblicazione a Parigi di Autobiografia precoce (1963) ha causato la censura ufficiale del governo russo: malgrado ciò Evtushenko ha potuto viaggiare e leggere i suoi versi all’estero anche durante l’era sovietica. Inoltre ha scritto il romanzo Bacche selvagge e, in epoca post-sovietica, Non morire prima di essere morto su Boris Yeltsin. È anche attore e fotografo e la sua opera più recente è la poesia La scuola di Beslan sui tragici fatti in Ossezia.


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