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Friday, June 30, 2006 - ore 03:41
Moules à volonté
(categoria: " Erasmus ")
Serate di bagordi balordi e serate tranquille, quasi sottovoce, nonostante i brindisi, nonostante le lacrime, i visi pronti a fare festa per un’ultima volta insieme in terra francese, gli stessi visi che si guarderanno tra loro un paio d’ore dopo per stringersi in un abbraccio che suggella sei o nove mesi di vita insieme, di casini, di feste, sbronze, amori, tormenti, nostalgia o voglia di non tornare, cordone ombelicale con casa o cordone ombelicale gettato via ed affidato al mare. Come una mano apribottiglia che farà sorridere chissà chi, adesso, ogni volta che la userà, come quelli che la vedranno e la proveranno senza sapere che a quella mano corrisponde un bellissimo ricordo. Ogni volta che penserò a quella mano mi verrà in mente il momento in cui, due anni fa circa, mi sono riappropriato di quella Roma che tanto amavo, di Campo de’Fiori, di Piazza Navona e del giro da Toomuch dove ho comprato la "manina" in questione, in quella zona "del Fico" che tanto mi ha fatto gioire e che tanto, indirettamente, mi ha fatto soffrire. Ed il mio cimelio di quel viaggio era proprio quella mano, assieme alla gradita vista della mia hostess preferita, Valentina, che non vedevo da lungo tempo. Una delle facce di Roma che mi mancano, che esce da tutti i ricordi seppelliti lì. Ed era naturale che fosse proprio in viaggio che quella mano sparisse, così come in un viaggio era apparsa. Con persone diverse intorno, dai sorrisi diversi eppure così ugualmente rasserenanti.
Oltre a cercare una nuova mano per aprire le bottiglie, cercherò di capire anche cosa sia che, stanotte, mi fa sentire vicino a queste persone che, all’infuori ovviamente di chi già mi conosceva, mi hanno accolto per tre viaggi come fossi uno di loro. Perché, a volte, ti accorgi che ricevi tanto da chi non avevi mai visto e, purtroppo, forse non rivedrai. Con un sorriso le cose cominciano, con un sorriso devono finire. Lacrime, gesti, urla, parole sottovoce sono solo un contorno, un po’come i secchi di cozze che si svuotano aspettando che un cameriere li sostituisca con esemplari nuovi.
Altro che "appartamento spagnolo".
UNA MUSICA PUO’FARE - MAX GAZZE’
Una musica può fare
cantare lililli o lalalla (maggiore)
Una musica può fare
cambiare nininni o nananna
Una musica può fare
dove sei, non mi vuoi, stai con me
Una musica può fare
cosa fai, non mi vuoi, tanto è uguale
Una musica può fare
Salvarti sull’orlo del precipizio
quello che la musica può fare
salvarti sull’orlo del precipizio
non ci si può lamentare
Una musica può fare
dormire i bambini il giorno
una musica può fare
svegliare i bambini la notte
una musica può fare
Solitudini bastate a farsi da mangiare
solitudini bastate a farti innamorare
sotto l’armadio (con la radio)...
sotto l’armadio (con la radio)...
sotto l’armadio
Una musica può fare
amare soltanto parole
una musica può fare
parlare soltanto d’amore
una musica può fare
Salvarti sull’orlo del precipizio
quello che la musica può fare
salvarti sull’orlo del precipizio
non ci si può lamentare
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