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Telete, 41 anni
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LiBRi VaRi eD eVeNTuaLi, seguendo l’estro o l’emozione del momento
HO VISTO
- la mia
vita trovare un suo proprio
equilibrio- la
serenità far capolino, finalmente, nei miei giorni...e la serenità ha un nome ed un volto
STO ASCOLTANDO
Il sommesso
brusio dei miei
pensieri...
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Uno
stile tutto mio, che pienamente mi rappresenta,
mischiando dal dark al bon ton, per
piacermi sempre e comunque!
ORA VORREI TANTO...
- che il mio
futuro si
concretizzasse in
tempi brevi- un
Moscow Mule- un paio di
Manolos
STO STUDIANDO...
Me stessa...perché il
mio io è unincognita che mi porta sempre a rimescolare il
caos che ho dentro di me.
OGGI IL MIO UMORE E'...
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ORA VORREI TANTO...
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Monday, July 03, 2006 - ore 11:10
GALBRAITH: LA SOCIETA OPULENTA
(categoria: " Riflessioni ")
Ci sono uomini che precorrono il loro tempo, che riescono ad avere una visone del mondo così completa (oggi diremmo globale) da essere avanti decenni rispetto ai loro contemporanei: uno di questi uomini è stato JOHN KENNETH GALBRAITH, morto il 29 aprile di quest’anno. La sua opera non verrà dimenticata!

JOHN KENNETH GALBRAITH (15 ottobre 1908 Iona Station, Ontario (Canada) - Boston 29 aprile 2006), naturalizzato cittadino americano nel 1937, professore ad Harvard, acquistò rinomanza mondiale come economista liberal: ha avuto una notevole influenza sul pensiero economico del XX secolo, anche per il suo diretto impegno in politica.
L’opera che l’ha reso celebre a livello mondiale è La società opulenta, (in inglese il titolo è The affluent society e oggi il termine affluente è comunemente usato anche in italiano, specialmente in ambito finanziario, per indicare quei risparmiatori-investitori di rilevanti disponibilità patrimoniali) dove JKG esprime la tesi secondo cui levoluzione della società e delleconomia va verso una direzione in cui ciò che conta è soprattutto, se non soltanto, i livelli dei consumi che i consumatori esprimono, tanto che i cittadini non vengono quasi più considerati persone portatrici di idee e valori, ma solo consumatori, esplicitando così il fatto che a livello sociale si conta solo in funzione del proprio livello di consumi. Se si riflette sulla miseria dei secoli passati, questa evoluzione non può che essere considerata un indiscutibile progresso, ma la disponibilità di beni materiali non è tutto, perché una società che voglia definirsi davvero avanzata deve porsi mete, forse meno tangibili del possesso di beni materiali, ma certamente più ambiziose, a cominciare dalla diffusione della cultura.
Siamo alla fine degli anni 50 quando JKG pubblica negli Stati Uniti quest’opera, per molti versi profetica e tuttora attualissima, e il tono polemico e dichiaratamente negativo con cui illustra la tendenza che vede affermarsi gli vale le prime feroci critiche da parte dellestablishment politico ed economico americano, che è tutto proiettato, invece, alla massimizzazione degli indici quantitativi di crescita economica.
Lidea che si potesse mettere in discussione il progresso economico, inteso come sviluppo industriale, per motivi, ad esempio, ambientali (cosa adesso del tutto pacifica e facente parte dellattuale ortodossia), suonava come uneresia, e venne bollata come qualcosa a metà fra il luddismo e la negazione della libera iniziativa, con pericolose propaggini verso il bolscevismo (si ricordi che quelli erano gli anni dellescalation della guerra fredda e negli Stati Uniti il senatore Joseph McCarthy portava avanti la caccia alle streghe comuniste, in base a cui chiunque deviasse dallortodossia politica ed economica veniva sospettato di potenziali simpatie comuniste).
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