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Noooo, sta pure dalle tue modelle!!
Ma chemmenefrga?!!?
Si dai, anzi no!!!
No no no ...... Guardiamo al futuro
Troppo figo!!! :-p

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Wednesday, July 05, 2006 - ore 14:25


Quella bomba di un bikini!
(categoria: " Vita Quotidiana ")






Simbolo dell’erotismo e della seduzione al femminile, indumento libertino e libertario, glamour e rivoluzionario, il bikini compie 60 anni. Una vera bomba atomica, come rivela il nome stesso, che richiama l’atollo di Bikini, nelle Isole Marshall dove proprio in quegli anni gli Stati Uniti conducevano esperimenti nucleari. Era il 5 luglio 1946 quando questo ridottissimo costume da bagno, che lasciava scoperto l’ombelico, fece il suo timido debutto sul corpo di una donna, Micheline Bernardini, spogliarellista del Casino de Paris.

Fu l’inizio di una "moda" dagli effetti esplosivi e dirompenti, proprio come quelli di una bomba. E i fatti confermarono tutto, anche se non subito. Infatti ci vollero ben quindici anni prima che il bikini fosse accettato in pieno. All’inizio fu scandalo. La Chiesa lo proibisce sulle spiagge di Spagna e Italia. Bisognerà aspettare il 1949 per vedere pubblicati i primi esemplari pseudo-audaci sulla rivista francese "Elle". In Germania, poi, è stato visto a lungo come il fumo negli occhi. Ancora nel 1965, a Monaco di Baviera, una diciassettenne che osò attraversare una piazza in bikini, venne condannata a sei giorni di pulizie in un pensionato per anziani.

A dire il vero il bikini era comparso anche molto prima, durante il periodo imperiale romano (I-II secolo d.C.), e non serviva per nuotare, perché all’epoca si nuotava nudi. Né serviva per prendere il sole in spiaggia, pratica diventata abituale parecchi secoli dopo. A quanto pare il bikini era utilizzato soprattutto per l’atletica, la danza e nelle scuole di ginnastica.

Per la sua concezione moderna tuttavia bisogna aspettare il 1946 quando, in Francia, lo stilista Louis Réard presenta in una collezione di costumi da bagno un modello che è l’antesignano, il prototipo di ciò che conosciamo noi oggi. Il modello di Reard rifiniva il lavoro di Jacques Heim che solo pochi mesi prima aveva ideato l"atome’, ribattezzato così proprio a causa delle ridotte dimensioni e pubblicizzato come il costume da bagno più piccolo al mondo.
Si dà anche il caso che proprio quell’anno gli Stati Uniti fecero esplodere nel Pacifico, su di un atollo chiamato Bikini (situato nelle isole Marshall), alcuni ordigni nucleari. Poiché, ovviamente su piani diversi, questo evento fece tanto scalpore quanto l’introduzione del nuovo costume, gli stilisti ribattezzarono l’ormai celebre capo d’abbigliamento con lo stesso nome dell’atollo.

Reard ridusse ulteriormente le dimensioni dell"atome’, scontrandosi però con i pregiudizi del tempo: troppo osè, persino sconcio per gran parte dei benpensanti dell’epoca. Nessuna modella osava indossarlo, fino a che Reard non trovo’ la persona giusta: Micheline Bernardini, spogliarellista del Casino de Paris. Il ’rivoluzionario’ costume da bagno fu presentato ufficialmente il 5 luglio del 1946 alla piscina Molitor.
E l’"esplosione" prevista da Reard si verificà. Nel 1958, quando il due pezzi indossato da Brigitte Bardot nel film ’E Dio creo’ la donna’ spalanco’ le porte del mercato statunitense all’invenzione del sarto francese.


La forza trasgressiva e l’irresistibile sex appeal del bikini non sfuggirono all’occhio attento di Hollywood e dintorni.
Una volta superato l’esame del pubblico pudore, cinema e tv non si tirarono certo indietro dinanzi all’avanzare impetuoso del due pezzi.
Ne sono testimonianza ad esempio i ’surf movie’ degli anni ’60 ambientati sulle spiagge della california sulle note dei successi dei Beach Boys, o, qualche anno più tardi, la fortunata serie televisiva Baywatch che rese famose in ogni angolo del mondo le curve della biondissima Pamela Anderson. Indimenticabile nel suo bikini bianco, assai più castigato di quelli che si possono vedere oggi, anche Ursula Andress, la Bond girl Honey Ryder in ’007 Licenza di Uccidere’ del 1962. Altra eroina in due pezzi è stata Raquel Welch nel film ’One Million Years B.C.’ del 1966, o Phoebe Cates in ’Fast Times at Ridgemont High’ del 1982. L’ascesa del bikini inizia indubbiamente nel primo dopoguerra, complici le dive del cinema.

Nel 1947 fu Lucia Bosè a far conoscere il bikini agli italiani dalla passerella di Miss Italia. Ma si trattava di un due pezzi ben più morigerato rispetto alle future generazioni di bikini. Lo slip copriva accuratamente l’ombelico: l’Italia non era ancora pronta ad infrangere certi tabù. Ne’ lo erano alcune tra le più famose attrici dell’epoca, come l’ex campionessa di nuoto sincronizzato Ester Williams che all’inizio si rifiutò categoricamente di scoprirsi fino a quel punto. Anche se poi la macchina hollywoodiana le impose il due pezzi. In Italia il bikini ebbe un’impennata di popolarità quando ad indossarlo fu Sofia Loren, vincitrice del premio Miss Eleganza nel 1950. Ed oltre alla Sofia nazionale, altre due magnifiche ’ambasciatrici’ del bikini nel mondo furono Brigitte Bardot e, naturalmente, Marilyn Monroe.

Da quel momento il bikini dilaga. Mentre i poliziotti vanno in giro per le spiagge a misurare la quantità di stoffa impiegata e si affannano a difendere il comune senso del pudore con multe da capogiro. Non immaginano che cosa li aspetta. Avranno il loro bel daffare dal 1964 in poi. Quando Rudi Gernreich pensa che per perfezionare il bikini, occorra eliminarle un pezzo, il reggiseno. Abiurandolo, lo stilista viennese trapiantato in America anticipa il nude look e mutua il topless. Ma questa è un’altra storia.
Il bikini, comunque, resiste all’attacco del monokini. E anche a quello ben più datato del costume intero. Dai ‘70 in poi diventa sempre più scosciato, lo slip si trasforma in perizoma, tanga, string, con un sottile filo infranatica. Nell’altalena delle mode, dei revival di come eravamo, ecco che adesso per il suo sessantesimo compleanno nella scia del bon ton ritrovato rispunta anche, seppur "liftato", il due pezzi che prende liberamente spunto dalle origini, più coperto, magari lavorato all’uncinetto, insomma da Pin Up. Corsi e ricorsi della moda.


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