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Wednesday, July 05, 2006 - ore 22:59
Alfa Romeo Giulia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Anche questa volta parlerò di unauto che ha fatto storia. Certo, soprattutto entro i confini nazionali ma ha fatto storia e nessuno può negarlo.
Questa vettura, presentata nellautodromo di Monza nel 1962, ha subito stupito per la linea innovativa. Con lo slogan "lha disegnata il vento" si volle sottolinare il fatto che fu la prima tra le auto italiane a essere studiata in galleria del vento. La coda tronca, il parabrezza inclinato e il frontale con il muso così aggressivo permisero di ottenere un coefficiente di penetrazione aerodianmico assai basso che permetteva alla vettura di toccare i 172 km/h. Il motore in origine era un 1570cc che erogava 92 CV che erano scaricati a terra attraverso un cambio a cinque marce e alla trazione, ovviamente, posteriore. Successivamente (a partire dal 1972) venne introdotta la versione 1300cc e la poco fortunata (e ahime triste anche solo da ricordare) diesel nel 1976. Lestetica invariata non consentì ai potenziali acquirenti di sorvolare sui maggiori difetti di questo allestimento: gli oltre 80 kg in più rispetto alla versione a benzina, leccessiva rumorosità e la velocità massima scesa a 135 km/h ne decretarono lo scarso successo.
Innovativa nella linea e nella tecnica si diceva. Alla camera di scoppio emisferica si affiancavano valvole al sodio e il compatto cambio a cinque marce con scatola in alluminio. Da ricordare la struttura a deformazione controllata, una vera garanzia in caso durto. Oggi ormai scontata su qualunque vettura ma allepoca una vera scoperta.

Voglio chiudere questo piccolo racconto ricordando che alle versioni berlina si affinacavano quelle sportive. Le più famose sono la TZ e la GTA. La TZ, versione corsaiola di Zagato, raccoglie numerose affermazioni sia su strada che su pista. La vera bomba è però la GTA, con porte e cofani in alluminio, creata per correre nelle competizioni della categoria Turismo. Importante, e prodotta in pochi esemplari, è la Giulia GTC carrozzata dalla Touring di Milano. Anche se disegnata da Bertone, fu la Touring ad occuparsi dello studio del processo di industrializzazione del prototipo applicando la nota tecnica di "carrozzeria superleggera" che contraddistinse lazienda fino alla chiusura.
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