
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Friday, July 07, 2006 - ore 15:06
Peschismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Che nervi il nocciolo della pesca quand’è rotto. Che cosa odiosa. Ti fa passare la voglia di mangiare una pesca. Esce quel gel arancio pallido semitrasparente, quella sottospecie di confettura marmellatosa. Bleah.
Ti porta a detestare le pesche. Eppure io adoro le pesche, soprattutto le nocipesche - il velluto della pesca a volte mi fa venire leggeri fluttuanti brividi di insofferenza sulla lingua. La nocipesca invece è tendenzialmente perfetta al morso. Ma quando la addenti, quando violi la sua polpa dolce e succosa, non puoi sapere se il nocciolo sarà rotto, spaccato a metà. Diventa questione di probabilità, anche mangiare una pesca. Diventa questione di statistica, matematica, pure percentuali. L’ignoto, il mistero del mondo che si riflette sul nocciolo di una pesca.
Da anni ho un sogno nel cassetto: vorrei un’anguria senza semi. Geneticamente modificata,
OGM giustificata. Quei piccoli infidi semini mi fanno passare la voglia di mangiare anguria. Come l’uva, i semi dell’uva mi fanno passare la voglia di mangiare l’uva. Il nocciolo della ciliegia lo sopporto, quello dell’albicocca pure. Sono grandi, eliminabili rapidamente; e non si rompono, soprattutto. Ma le pesche col nocciolo rotto.
E’ tutta questione di
probabilità. Certo, è bello non sapere cosa ti aspetta, volare ad ali spiegate verso l’ignoto dell’universo. Comprimere spazio e tempo mentre con un coltello tagli la prima fetta, e millimetro dopo millimetro accorgerti che è intatto, o che è tristemente aperto. Gettare la pesca col nocciolo rotto significa prenderne un’altra dal cesto della frutta. Ciclicità, ricorsività,
domani è un altro giorno, dopo c’è un’altra pesca, il mio spuntino non finisce qui. Ma metti di avere una voglia pazza di pesca, adesso, in questo preciso momento, e trovare il nocciolo rotto. E’ devastante. Può cambiare il senso di una giornata.
L’incertezza della vita, della successione di eventi, la percentuale di riuscita. La percentuale di fallimento.
Chi avrebbe mai pensato di trovare il nocciolo della pesca rotto proprio oggi, che pure piove, che pure ho problemi con la cazzo di segreteria, che piove. Piove sul bagnato.
Piove, governo ladro. E la mia pesca aveva il nocciolo rotto.
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