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Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)


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ORA VORREI TANTO...



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1) Trovare troppo merito nella virtù e troppa colpa nelle errore.
2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange.
3) L'allenamento quotidiano per riuscire, quando arriva il momento giusto, a sorridere alla morte. Pur sapendo che non ci riusciremo.
4) Convincere ogni giorno te stesso che vali di più di quanto non pensi.

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1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza.
2) Il vento in faccia in uno spazio apertissimo
3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone
4) La dolce illusione di non avere rimpianti.
5) Arrivare all'altare con il sorriso sulle labbra...
6) Straparlare abbracciati in colloqui notturni ubriachi di vino e stanchezza


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Saturday, July 08, 2006 - ore 00:47


Librarsi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho sempre pensato che la musica e i libri fossero i cuscinetti della vita. Anzi, meglio: il saccapelo della vita. Ovunque ti trovi, puoi sempre stenderti e buttartici dentro. Protetto, puoi riposarti e, magari, sognare.

I libri e la musica sono una specie di paracadute tappa-buchi della quotidianità. Si infilano benissimo dovunque: anche tra la tristezza e la noia, dove di solito non ci entra niente. Se non sai veramente che fare, puoi infilarti in quella coltre calda e viaggiare nel tuo piccolo universo, sentendo solo molto distante il rumore del resto del mondo, come quando si legge un romanzo in un treno affollato o si canticchia una canzone per strada. Come quando ci si stende di notte a guardare le stelle. Il rumore del mondo giunge così ovattato e distante, come un sussurro. Improvvisamente, non ci importa più nulla di lui.



Prendete, ad esempio, quando si entra in libreria. E’ come affondare. Come essere circondati da un piccolo mare placido, i cui abitanti vagano - visti o non visti - tra le loro memorie: indisturbati.

Annaspando, scivolando lentamente, sgrani gli scaffali di fronte, leggendo i titoli o guardando le figure in copertina. Come immerso, le avvisaglie del mondo che ti attornia giungono opache e in ritardo. Il personale si aggira invisibile, nervoso ma silenzioso. In pochi parlano o chiedono informazioni, quasi non volessero rompere l’incantesimo. In fondo, è logico. Se non senti, non ti viene da aprire la bocca. Potresti anche soffocare con tutta quell’acqua. Per cui stai attento.

Il bello è che, quando leggi un titolo in copertina ad un libro, ogni volta è come se sapessi già la storia. Prima ancora della curiosità di sapere, la mente si è già fiondata nella creazione di possibili scenari che il titolo suggerisce; ha già plasmato personaggi e intessuto vicende improbabili. Poi, magari, sbirci sulla quarta di copertina e vedi che hai toppato alla grande. Ma va bene lo stesso.

E allora continui a sbocconcellare qua e là, in quella enorme barriera corallina fatta di carta e di suggestioni. Come un pigro pesce tropicale, ti soffermi affinché le anemoni dei classici ti solletichino lo stomaco; perchè i coralli della saggistica ti invoglino; cosicché la corrente della narrativa ti porti via e ti faccia viaggiare senza che tu te ne accorga.




E poi, ovviamente, ci sono anche gli altri pesci. Vecchie signore con la faccia da murena, che tentano di farsi vedere interessate alla filosofia e alla politica, ma che sono irresistibilmente attratte dalle novità di romanzo rosa in copertina. Giovani e sbarazzine ragazze rosse ed evidenti come stelle marine, che si scoprono inaspettatamente attratte dall’horror e dalla fantascienza. Maturi signori grossi come tonni, che nuotano placidi nel tranquillo e conosciuto mare della narrativa classica. Arrembanti signori di mezza età in giacca e cravatta, pesci pagliaccio un po’ alteri - ma, in fondo, simpatici - che spulciano tra la saggistica alla ricerca di un nuovo modo per sentirsi importanti.

E allora ti metti a giocare: a quella signora col vestito rosso "le correzioni", perchè sappia la verità; a quel signore anziano un "creazione", perchè scopra che c’era chi la pensava come lui molto prima che nascesse; a quel giovane vestito con la camicia aperta "eternità", perchè scopra che l’amore è anche noioso; a quella ragazza con gli occhiali spessi il "romancero gitano", perchè possa leggere quello che vuole sentire.

E così via, giù, giocando, in profondità. Scendere fino a dove fa più scuro, dove il mondo scompare, e cercare tra la sabbia del fondo. Scoprire un libro. O magari è il lui che ha scoperto te. Aprire le pagine, portare la carta al naso e sentirne l’odore. Sa di buono. Emergere lentamente, compensando. Fare un bel respiro. Uscire tra la folla, alla luce del sole. Sentire il proprio premio in tasca, pescato nelle profondità. Soppesarlo e pensare al suo rumore, alla storia che gli tintinna dentro.

Pensarci.
E librarsi un poco.





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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
CHE FACCIO? Studente, aspirante giornalista, cantante
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