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Monday, July 10, 2006 - ore 09:20
Giocare allitaliana
(categoria: " Vita Quotidiana ")
di Vittorio Zucconi Stanno già tornando a casa, purtroppo. I 23 che hanno vinto il Mondiale e saldato i conti con una generazione di grandi campioni con la maglia francese che ci avevano tormentato per merito e per puro didietro, stanno scendendo dal paradiso dove si sono mossi per un mese e rientrare nel mondo miserabile degli inghippi, degli inciuci, delle prescrizioni e del tifo cieco e assoluto, genere Comintern stalinista, che è cosa ben diversa dalla passione, come una marchetta è diversa dallamore.
Se avessi poteri magici, o dispotici, vorrei fermarli tutti dove sono, lesausto Pirlo e il bravo Gattuso, il coraggioso Perrotta e laffaticato Zambrotta, il sempre più fragile Nesta e il trasparente Totti, bloccarli come in un "freeze frame", in un fisso immagine e impedire che il film cochon della Lega calcio italiana ripartisse, come già sta ripartendo. Ci sono politicanti che tentano di appropriarsi di una vittorie che non hanno fatto niente per conquistare, neppure la modesta fatica di salire e scendere le infinite scalinate di questi vecchi e nuovi stadi tedeschi, come almeno noi giornalisti abbiamo dovuto fare, nella voglia evidente e spudorata di prendersi un po di quel vento nelle vele delle loro barchette. Ci sono i disperati della faziosità che leggeranno in una Coppa del Mondo strappata grazie agli eroi che nessuno aspettava, ai Grosso e ai Materazzi, aiutati dal magnifico Cannavaro e dal bravissimo Buffon, il riscatto di un sistema calcio che è lesatta riproduzione di un sistema di mafia politca che gli elettori hanno bocciato alle urne e poi stritolato al referendum. E ci sono gli interessi da difendere, i diritti da incassare, le torte e le tortine da dividere, le proprie posizioni di potere da proteggere, gli amici degli amici da difendere, i nemici da attaccare anche a costo di vendere lanima al diavolo.
Già so che ci sarà una lettura di destra e una di sinistra, perché il nostro calcio è stato purtroppo e da anni tragicamente corrotto dallo sfruttamento elettorale dei successi sportivi, non più impliciti, ma espliciti, fino al punto di definire "processo politico" uninchiesta che ha rivelato come il pallone, da noi, fosse quadrato e non tondo, come vuole il più orrendo dei luoghi comuni. Il Moggismo va difeso, e risorto attraverso la vittoria nel Mondiale, perché era soltanto la manifestazione estrema del Berlusconismo, che non è la mazzetta o il guardialinee corrotto o i muscoli gonfiati dalle pere, ma è il tentativo di controllare in maniera sistematica un gioco che, come abbiamo visto ai Mondiale, è per propria natura imprevedibile e bizzarro. Chi difende in sistema Moggi vuole in realtà difendere il sistema Berlusconi.
Controllare i risultati, significa controllare il rubinetto dei soldi, non fregare lo scudetto o rubare tre punti allInter o al Treviso, che tanto spesso provvedono da soli, per inettitudine o per inferiorità tecnica a perdeli, come si fa credere ai poveri tifosi esasperati e per questo tra i due lati della stessa moneta, Moggismo e Berlusconismo, si era creata una ferrea e affettuosa alleanza, favorita per ragioni a me incomprensibili dalla terza ruotina, da quel Moratti che permetteva lo scandalo, non denunciandolo e quindi finiva per reggere il moccolo.
In questo truogolo senza confronti nel mondo, altro che nella Romania di Ceaucescu e nellIraq della famiglia Hussein, nel quale si permetteva a un Presidente di tutti di negoziare i diritti televisivi, il tubo della flebo, con sé stesso, i 23 di Berlino stanno per precipitare di nuovo e chi crede che essere eliminati dal Ghana avrebbe risanato il pallone italiano, è come chi crede di poter migliorare gli ospedali ammazzando i pazienti.
Il calcio professionistico italiano resterà una fogna, e lo sarebbe rimasto anche se fossimi arrivati secondi o eliminati ai quarti, fino a quando non si taglierà la flebo tossica che lo lega alla politica e fino a quando gli ingenui, i fessi, i disonesti, i furbastri che conducono le società non capiranno che senza equa spartizione degli introiti televisivi, senza controlli reali di bilancio e senza lammissione che non si salva il prodotto calcio gonfiando una gamba e atrofizzando laltra, non avranno capito la lezione di Berlino. Che non si vince necessariamente con i Totti e con i Del Piero, che in questo mondiale sono stati al meglio marginali o, come Totti nella finale, inesistenti, ma con il gioco di squadra, perché alla fine è lanello debole, la riserva come la squadretta di provincia, quello che tiene insieme la catena.
LItalia non si è comportata allitaliana in questo Mondiale e per questo lo ha vinto. Soltanto un campionato di calcio italiano, spurgato dalle legioni di ronzini e finti assi che sono ingaggiati soltanto perché non parlano italiano e dai disonesti che lo controllano, potrà sperare di vincere la gara della sopravvivenza e della stima che, Mondiale o no, ha perduto.
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