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Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire.




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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) sentirsi dire, a freddo, da un Amica:
Per fortuna non ne esistono molti come te...
perchè altrimenti non ti si potrebbe apprezzare.

e commuoversi
2) Anche oggi aver aperto gli occhi per svegliarmi in questa giungla e con un gran sorriso aver dato inizio ad una nuova guerra ,
perchè quando il gioco si fa duro, i duri sorridono.....

3) fare l'amore con una persona speciale e sentire i brividi...poi avere la sua testa sulla tua pancia e accarezzargli i capelli!
4) ..quelle notti che sembrano non finire mai in compagnia dei due amici che contano di più, in cui la stanchezza non si fa sentire e allora per fermarti "qualcuno" si è inventato l'alba...
5) Perdere a DAMA ETILICA (vodke al posto delle pedine!)
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Monday, July 10, 2006 - ore 12:21


Dal Corriere CANADA.... "Una favola bella"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Come finiscono le fiabe? Fabio Grosso sistema il pallone sul dischetto del rigore, il portiere della Francia resta immobile a guardarlo.
All’Olympiastadion di Berlino si gioca la finale della Coppa del Mondo. Corso Italia chiude gli occhi e tiene il fiato nei polmoni, tra la gola e lo stomaco. Per pochi secondi Toronto somiglia ad uno di quei paesi di provincia dove la gente si chiude nei bar per vedere San Remo o la partita della domenica. E sembra di stare in una bolla afosa e silenziosa che aspetta solo di scoppiare.
La festa è cominciata presto nella strada simbolo della comunità italiana e dei successi azzurri. Alle dieci del mattino i tricolori hanno preso a sventolare da balconi e finestre, e, in barba alla scaramanzia, qualche bottega ha cominciato a vendere magliette con la scritta Campioni del Mondo 2006. La commessa, una splendida ragazza con gli occhi a mandorla, dice che quando sei il più forte la sfortuna non può fare nulla. Ne riparliamo quando ai Mondiali giocherà la Cina.
Verso mezzogiorno la strada è gremita. È una fiumana di magliette celesti che si muove senza un ritmo preciso. Migliaia di giovani portano sulle spalle i nomi di Totti, Toni, Cannavaro, Nesta e Del Piero. Qualcuno ha tirato fuori dall’armadio gli amuleti degli anni passati. Così spuntano dal nulla la casacca di Roberto Baggio ai mondiali degli Stati Uniti, quella di Bobo Vieri e di Paolo Maldini.
Trovare posto a sedere in un bar è come vincere al Totocalcio. Alle pareti del Tricolore sono comparse le fotografie della grande festa targata 1982. Scatti che sono rimasti nella storia di questa comunità grande e generosa. E quando l’arbitro fischia l’inizio della partita, qualcosa nell’aria dice che finalmente la volta buona è arrivata.
Lippi mette in campo gli stessi 11 della partita contro la Germania. La Francia scende in campo in versione balneare e dopo sette minuti dal fischio d’inizio l’arbitro premia con la massima punizione un tuffo olimpico di Malouda. Il cuore si ferma a metà. Zidane è implacabile e spedisce l’Italia all’inferno per un buon quarto d’ora.
Ma sui volti della gente tutto si legge meno che rassegnazione, perché agli Azzurri le cose facili non piacciono e la gente lo sa. Così, prima che a qualcuno venga in mente di arrotolare le bandiere, Materazzi spunta dal nulla e mette nel sacco un calcio d’angolo di Pirlo. Come quella volta contro la Repubblica Ceca di Nedved e compagni. È gioia, questa è gioia e non esiste un modo diverso di chiamarla.
Poi c’è la traversa di Toni. Ci sono le parate di Buffon che i tifosi ingoiano come il singhiozzo. Ci sono sguardi che s’incrociano per caso e parole alla rinfusa, in quella confusione. «Ce la faremo, la andiamo a vincere questa partita».
Francesco, un ragazzo italo-canadese seduto al bancone, passa tutta la partita a chiamare i giocatori Azzurri, come se fosse in campo con loro. «Pirlo, alza la testa! Attento Cannavaro!». Alle sue spalle si leva il coro Italia-Italia, una cantilena piena di coraggio e storpiata da quell’accento inglese che ora sembra addirittura piacevole.
Secondo tempo. La Francia corre tanto ma non riesce mai ad arrivare sino in fondo. L’Italia aspetta, riparte, spera. Buffon strappa lacrime e sorrisi quando mette sopra la traversa un colpo di testa di Zidane. E Zizou perde le staffe, capisce che questa non è la sua giornata. L’arbitro Elizondo gli sbatte in faccia il cartellino rosso per il colpo proibito all’angelico Materazzi. Corso Italia esplode in un boato gigantesco. E poco importa che all’orizzonte ci sia lo spettro dei calci di rigore: vedere soffrire la Francia in questo modo è una soddisfazione senza pari.
Adesso si può solo vincere. E non c’è nulla che tiene ferme le 500mila persone già su St. Clair con le bandiere di un Paese che hanno visto solo in fotografia. Gente che di sabato pomeriggio passeggia in bicicletta su Queen Street anziché in Corso Garibaldi qualunque sperando d’incontrare una ragazza di nome Sheila, non Giovanna o Patrizia. Che parla l’italiano dei nonni arrivati in Canada dalla Calabria e non sa spiegare cosa prova quando grida forza Azzurri. Però lo grida. Con orgoglio. Ed è questo lo spettacolo vero, e la Coppa del Mondo, una volta arrivata, non sarà la Coppa del Paese ma dei paesani, non dell’Italia ma di chi si sente italiano.
Altri strilli quando Pirlo calcia in porta il primo rigore della serie. Qualcuno tace in silenzio perché sa bene che adesso non è decisivo chi segna ma chi sbaglia. Wiltord ha sangue freddo da vendere e pareggia i conti. Materazzi non si ferma di fronte alla storia: 2 a 1. Trezeguet ce l’aveva già fatta una volta, agli Europei del 2000. Ma questa volta no, la sua palla rimbalza sulla traversa e finisce fuori. Abbracci. Scongiuri. De Rossi non fallisce, Abidal spiazza Buffon e tiene i transalpini a galla. Del Piero è perfetto dagli undici metri, la sua voglia di rivincita è più forte del portiere Barthez. Segna pure Sagnol e lascia a Fabio Grosso il compito di scrivere l’ultima riga della storia. È ai Grosso che questa Italia ha chiesto i miracoli. Non ai Baggio, ai Rossi o ai Rivera, ma ai Grosso, ai Gattuso e ai Materazzi. Il suo pallone vola morbido, c’è il tempo di seguirlo con lo sgardo. Rete. Meraviglia. Campioni del Mondo. Le fiabe finiscono con un fischio e un rigore di Grosso.

A tutti gli ITALIANI che son lontani da CASA, a tutti gli "Stranieri" che chiamano Italia CASA, un lieto fine di una favola bella.

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