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![]() ZorroBobo, 30 anni spritzino di San Francisco CHE FACCIO? Aiuto...Produco... Sono single [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO l’elenco del telefono HO VISTO tante cose STO ASCOLTANDO parecchio ABBIGLIAMENTO del GIORNO mutande ORA VORREI TANTO... tanto... STO STUDIANDO... tutto OGGI IL MIO UMORE E'... si ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) e se fuggissi via lontano? 2) Dimenticare 3) essere convinti d dare tanto a una persona e poi scoprire che in realtà nn gli hai lasciato nulla.... MERAVIGLIE 1) che l'inter vince lo scudeto 2) Riscoprire vecchie amicizie quando meno te l'aspetti... 3) Vedere qualcuno che ride, sapendo che ride PER TE e non DI TE. |
Wednesday, July 12, 2006 - ore 17:31
(categoria: " Riflessioni ") Già dopo i primi cinque piani di scale, il fiato non resta dentro di me abbastanza a lungo da raggiungere i polmoni. I piedi mi scappano indietro. Il cuore salta contro le costole, proprio dietro il petto. L’interno della bocca e del palato sono incollati insieme con la saliva secca. Mi trovo sopra una di quelle macchine per salire le scale. Me l’ha installata l’agente. Tu sali e sali di continuo e non scendi mai a terra. Sei intrappolato nella tua stanza d’albergo. È l’esperienza mistica della trasudazione dei nostri tempi, l’unico modo di ricercare una specie di visione indiana che possiamo inserire nel nostro programma giornaliero. La Nostra Scala Maestra verso il Paradiso. Verso il sessantesimo piano il sudore mi sta allungando la maglietta fino alle ginocchia. Sento la parte esterna dei polmoni come se fosse una scala imballata nel nylon, allungata, incastrata, un pianto. Nei polmoni. Una lacerazione. Esattamente come un pneumatico prima di scoppiare, ecco come mi sento i polmoni. Come l’odore della stufetta elettrica o dell’asciugacapelli quando bruciano qualcosa, le mie orecchie sono bollenti così. Il motivo per cui sto facendo questo è che l’agente dice che ci sono quindici chili di troppo perché lui possa farmi diventare famoso. Se il tuo corpo è un tempio, non puoi accumulare troppi esercizì di mantenimento non eseguiti. Se il tuo corpo è un tempio, il mio era tutto da ristrutturare. Comunque, avrei dovuto prevedere quello che sarebbe successo. Allo stesso modo in cui ogni generazione reinventa Cristo, l’agente mi sta dando la stessa sistemata. L’agente dice che nessuno vorrà venerare qualcuno con un rotolo digrasso intorno alla vita. Al giorno d’oggi, la gente non va a riempire gli stadi per sentire la predica di uno che non sia bellissimo. Ecco perché non sto andando da nessuna parte al ritmo di settecento calorie all’ora. Intorno all’ottantesimo piano, sento la vescica annidata in mezzo alle cosce, lìpo quando togli la plastica da qualcosa nel forno a microonde e il vapore in un istante ti brucia le dita, il mio fiato è bollente così. E sali e sali e sali e sali e non arrivi da nessuna parte. È l’illusione del progresso. Quello a cui vuoi pensare è la tua salvezza. Quello che la gente dimentica è che un viaggio verso il nulla può anche cominciare con un passo. Non è come ricevere la visita dello spirito del grande coyote, ma, intorno all’ottantunesimo piano, ci sono questi pensieri casuali usciti dall’ozono che ti entrano in testa. Cose insignificanti che ti ha detto l’agente adesso assumono un significato diverso. La sensazione del fare le pulizie con l’ammoniaca pura, e subito dopo l’immagine di quando scrostavi la pelle di pollo dalla griglia del barbecue, le cose più insignificanti del mondo, il caffè decaffeinato, la birra analcolica, la Scala Maestra, tutto assume un significato preciso, non perché tu sia diventato più intelligente, ma perché la parte intelligente del tuo cervello è in vacanza. È quel tipo di falsa saggezza. Quel tipo di illuminazione da ristorante cinese in cui sai che, dieci minuti dopo che 1* tua merite si è aperta, avrai dimenticato tutto. Quei sacchetti di plastica trasparente in cui negli aerei ti da no un’unica portata costituita da noccioline al miele tostate vece che un pasto vero e proprio, ecco quanto piccoli sento i miei polmoni. Dopo l’ottantacinquesimo piano, l’aria è sottile così. Le braccia pulsano, a ogni scalino i piedi inciampano su loro stessi. A questo punto, ogni tuo pensiero è molto, molto profondo. Come le bolle che si formano nella pentola dell’acqua che sta per bollire, così mi appaiono queste nuove illuminazioni, Intorno al novantesimo piano, ogni pensiero è un’epifania. A destra e sinistra paradigmi che si annullano. Qualsiasi cosa ordinaria si trasforma in una straordinaria metafora. Il Significato più profondo delle cose è là, proprio davanti ai tuoi occhi. E’ tutto così denso di significato. Tutto così profondo. Così reale. Tutto quello che l’agente ha continuato a ripetermi adesso ha perfettamente senso. Per esempio, se Gesù Cristo fosse morto in prigione, senza nessuno a guardarlo, a torturarlo o piangerne la morte, saremmo stati salvati lo stesso? Con tutto il dovuto rispetto. Secondo l’agente, il fattore più importante che fa di te un santo è la quantità di articoli che riesci a ottenere sulla stampa. Intorno al centunesimo piano, tutto mi si fa chiaro. L’intero universo, e qui non sono solo le endorfine a parlarmi. Sali ancora un po’ più in alto del centesimo piano ed entri in uno stato mistico. Allo stesso modo in cui un albero cade nella foresta e nessuno è lì a sentirlo, capisci, Se non ci fosse stato nessuno a testimoniare l’agonia di Cristo, saremmo stati salvati? La chiave per la salvezza sta in quanta attenzione riesci a ottenere. Negli indici di gradimento. Nello share di pubblico. Nel numero delle tue apparizioni. Nella riconoscibilità del tuo nome. Nel tuo seguito giornalistico. Nel pettegolezzo. Verso il centunesimo piano il sudore ti ha impregnato i capelli. Le noiose meccaniche del tuo corpo sono anche troppo chiare, i polmoni succhiano l’aria da immettere nel sangue, il cuore pompa il sangue ai muscoli, i tendini della coscia si accorciano, tirandosi per spingere le gambe indietro, i quadricipiti si tirano per mandare le ginocchia in avanti. Il sangue distribuisce ossigeno e nutrimento da bruciare nei mito-qualcosa dentro ciascuna delle cellule dei tuoi muscoli. Lo scheletro serve soltanto a tenere su i tessuti. Il sudore a tenerti fresco. Le rivelazioni arrivano a te da ogni direzione. Verso il centocinquesimo piano, non puoi credere di essere lo schiavo di questo corpo, questo bambinone. Devi dargli da mangiare e metterlo a letto e portarlo al bagno. Non puoi credere che non siamo riusciti a inventare niente di meglio. Qualcosa di meno bisognoso di cure. Non così deteriorabile. Realizzi che la gente fa uso di droghe perché è l’unica vera avventura intima che le rimane nel suo mondo fatto di vincoli temporali, leggi, ordini, e limiti dati dalla materia. È soltanto con le droghe o con la morte che vediamo qualcosa di nuovo, e la morte è un po’ troppo definitiva. Realizzi che non c’è ragione di fare nulla, se nessuno ti guarda. E ti chiedi, Se alla crocifissione ci fosse stata meno affluenza di pubblico del previsto, l’avrebbero rimessa in programma? E capisci che l’agente aveva ragione. Non hai mai visto un crocifisso in cui Gesù non fosse praticamente nudo. Non hai mai visto un Gesù grasso. O un Gesù pieno di peli. Da sempre, in ogni crocifisso il Gesù potrebbe fare il modello a torso nudo dei jeans di marca o dei profumi da uomo. La vita è esattamente come ha detto l’agente. Capisci che se non c’è nessuno a guardarti, tanto vale restartene a casa. A divertirti da solo. A guardare il telegiornale. È intorno al centodecimo piano che comprendi che se non sei in videocassetta, o ancora meglio, dal vivo via satellite, spiaccicato davanti al mondo intero che ti guarda, tu non esisti. Che sei quell’albero che cade nella foresta e di cui a nessuno gliene frega un cazzo. Puoi fare qualsiasi cosa. Se nessuno lo nota, la tua vita si azzera. Nada. Zero assoluto. Che siano vere o meno, questo è il genere di grandi verità che ti si affollano dentro. Capisci che è la nostra sfiducia nel futuro che ci rende difficile il distacco dal passato. Non riusciamo ad abbandonare il concetto di quello che eravamo. Tutti quegli adulti che giocano a fare gli archeologi, cercando manufatti dell’infanzia, giochi da tavolo, il Paese dei Balocchi, il Twister, sono tutti terrorizzati. I rifiuti diventano sacre reliquie. Gli Hula hoop. La Casa degli Orrori. La ragione per cui ogni volta che buttiamo via qualcosa ci assale la nostalgia è che abbiamo paura di evolvere. Di crescere, cambiare, perdere peso, reinventare noi stessi. Di adattarci. Questo è Ciò che mi dice l’agente mentre sono sulla Scala maestra. Mi urla, "Adattarsi!". È tutto accelerato tranne me e il mio corpo sudato con i suoi movimenti di intestino e i suoi peli. Con i miei nei e le mie unghie gialle. E capisco che sono incastrato nel mio corpo e che il mio corpo sta già andando in pezzi. Sento l’osso sacro come se fosse stato preso a martellate con un ferro da stiro bollente. Le braccia mi penzolano ai lati tutte sudate e flaccide. Dal momento che il cambiamento è costante ti chiedi se la gente desideri tanto ardentemente morire perché è l’unico modo che ha di raggiungere qualcosa di realmente finito. L’agente mi sta gridando che non importa quanto tu abbia un bell’aspetto, il tuo corpo è solo qualcosa da indossare per quando vai a ritirare l’Academy Award. Le mani servono solo per stringere il tuo Premio Nobel. Le tue labbra sono lì soltanto per baciare sulle guance il conduttore di un talk show. E certo puoi anche avere un aspetto eccezionale. È intorno al centoventesimo piano che devi per forza metterti a ridere. Lo perderai in ogni caso. Il tuo corpo. Lo stai già perdendo. È ora di giocarsi il tutto per tutto. Questo è il motivo per cui, quando l’agente viene da te con gli steroidi anabolizzanti, tu dici di sì. E dici di sì alla seduta di abbronzatura integrale. Elettrolisi? Sì. Capsule ai denti? Sì. Dermoabrasione? Sì. Depilazione chimica? Secondo l’agente, il segreto per diventare famoso è dire sempre di sì. LEGGI I COMMENTI (4) PERMALINK |
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