Rivendico il diritto di fare la bambina.
E di prendermela.
E di ingigantire piccoli episodi.
Se è vero che il blog può supportarmi nell’immane opera di conciliare l’esigenza di non rovinare le relazioni interpersonali ma al contempo di poter esternare le emozioni per non fare “la giapponese”.
Insomma:
Non riesco a pensare a un argomento di cui io sia così fanaticamente appassionata da non tollerare che qualcuno lo critichi. Anzi, addirittura non solo non tollerare critiche (si può fare buon viso a cattivo gioco), ma anche zittire malamente chi le fa.
Forse sono una persona priva di passioni profonde, per questo non capisco chi manca di rispetto in nome di un film, di una canzone, di una cosa così. In mezzo a una spensierata chiacchierata mangereccia, tra l’altro.
Forse sono troppo conscia della mia ignoranza, cosicché se qualcuno critica una mia passione sono più che altro curiosa di capire perché, ben venga se imparo qualcosa di più. E se scopro che è solo una questione di gusti più che di conoscenza, perché dovrei far presente al qualcuno che non sa un cazzo, quando ne sa quanto me e ha solo una diversa sensibilità? Dovrei presumere che chi non condivide un mio giudizio in realtà sia disinformato e colpevole di da aria alla bocca fondandosi sulla disinformazione?
Lascio qui perdere la sensazione che alcuni facciano dei gusti una questione di genere:
“puoi avere queste opinioni solo perché sei una donna. Quindi, zitta”.
Lascio anche perdere riflessioni sull’ironia, la spensieratezza, lo scherzo: dovrei rassegnarmi a dichiararli defunti, salvo quando altri sono in vena di rispolverarli.
Tenendo conto che tra le due cose che maggiormente detesto ci sono:
1. l’interruzione del dialogo senza possibilità di appello
2. i modi sgarbati, in special modo se non giustificati da momenti di estrema ansia, pericolo, pressione
penso che l’ago della bilancia
amore-odio si stia spostando verso quest’ultimo.