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Friday, July 14, 2006 - ore 16:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")


E che dire di te?
Ci sono stati giorni in cui ti trovavo dentro le canzoni più dolci, poi è stato il vuoto.
E non parlo di quel vuoto tipico in cui non senti più né la sofferenza né la gioia, non si tratta di quel vuoto in cui diventi un tutt’uno con l’universo raggiungendo stadi mentali tipici della meditazione.
No!
Parlo del precipizio. Parlo di una sensazione simile a quella di una caduta. In cui tutto accade così velocemente e allo stesso tempo in maniera tremendamente perpetua, da non capire se è maggiore lo sgomento legato a quella incomprensione della realtà concreta circostante o la paura di ciò che sta sotto, di quanto spazio c’è ancora prima di toccare il fondo.
E se in questa situazione l’unica cosa simile alla speranza sembrano essere quegli infinitesimali istanti in cui le sinapsi sembrano tentano di riportarti a considerare la possibilità che si possa camminare coi piedi per terra e la testa in alto invece che a testa in giù, beh…rassegnati che tanto nessuno allungherà una mano per tirarti fuori.
Non per la mancanza di amici che ti offrano una possibilità, ma per l’incapacità tua di afferrarla, quella mano.
Ma ritorniamo a te e smettiamola di parlare di me…
Sono seguiti giorni in cui ti trovavo dentro le canzoni più arrabbiate e più cattive.
E allora mi mettevo di fronte allo specchio, mettevo i miei occhi dentro i miei occhi e immaginavo che tu guardassi quegli stessi occhi fino a leggere in fondo all’anima tutto quel disprezzo. Nessuno vide mai una trasfigurazione simile prima. Penso che avresti tremato.
Oggi, a tratti, il nulla.


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